lunedì 7 marzo 2011

Se questa è una festa

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Golfo di Salerno, Aprile 2009

In questi tre anni di blog credo di aver sempre glissato sulla festa delle donne, non mi ci sono mai soffermata, nè ideologicamente, nè gastronomicamente. Negli anni non sono riuscita ad elaborare una soluzione al rifiuto che il post adolescenza mi ha lasciato in eredità, un rifiuto ostile e quasi solido che in quel periodo si andava formando sottotraccia e a mia insaputa (si, come alcuni pagamenti di case per alcuni) e che si palesò ai danni del povero fidanzato di allora (che nonostante tutto, anni e anni dopo, è diventato mio marito) quando un otto marzo che si ricorda i miei vent'anni, e pure i suoi, si vide recapitare a casa una rosa rossa, alta, bellissima. Era il mio modo per mettere in pratica il consiglio "ditelo con i fiori", ed il messaggio era "ho capito seppure mio malgrado e a mia insaputa (!) che festeggiare la festa delle donne mi dà notevolmente alle scatole, mi dà una sensazione di oppressione e rabbia più che di gioia, gradirei gentilmente che ti astenessi dal farmi gli auguri e regalarmi il rametto di mimosa, anche se so che sei animato dalle migliori intenzioni".

Dirglielo a voce sarebbe stata un'opzione razionale e anche più efficace, immagino :)

Ad ogni modo, ogni anno cerco di riconsiderare il significato di questa ricorrenza e mi dico, che mimose e altre amenità a parte, non bisogna lasciar cadere un'occasione per ribadire quanta strada ci sia ancora da fare per i diritti delle donne, ed ogni anno mi rendo conto che la strada non si è accorciata quasi per niente.
Quest'anno ho la sensazione che addirittura abbiamo ingranato la retromarcia, eppure non mi sarebbe venuto affatto in mente di scrivere un post il giorno della festa delle donne sulla festa delle donne, se non fosse stato per un articolo letto oggi sul Corriere della Sera sui livelli si occupazione delle mamme europee.

Forse dovrei essere abituata a vedere l'Italia sempre nelle ultime posizioni per quanto riguarda i diritti civili e l'uguaglianza sociale, visto che succede così spesso, eppure non sono abituata affatto. Tra le donne francesi che hanno un figlio, la media di occupazione è il 78%. Quella delle donne italiane è il 59%. Sono diciotto punti percentuale che mi fanno contorcere tutti gli organi contorcibili per la rabbia, perchè vivo in uno Stato in cui l'importanza della famiglia viene sbandierata da qualsivoglia formazione politica per raccattare manciate di voti, per non parlare della Chiesa, ed ogni giorno mi scontro con realtà totalmente stridenti non solo con le belle intenzioni della classe politica, ma con i criteri minimi di società civile, quelli che consentirebbero forse all'Italia di essere un paese meno decrepito di quanto stia diventando.