mercoledì 29 settembre 2010

Ma come stanno bene insieme (è un triangolo)

Confettura di uva e cipolle di Tropea
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Uva e cipolle, mi è venuto in mente guardando la quantità considerevole di uva bianca nel frigorifero, in buona parte proveniente dall'orto del suocero (buona e croccante), in parte minore proveniente dal fruttivendolo -dolce ma molle, ed io oodio l'uva molle. Non so se ho visto questo accostamento da qualche parte, ho provato a cercare in rete ma non ho trovato nulla, quindi o ho un intuito geniale, o semplicemente i pensieri sull'uva sono andati in corto con quelli -stagionati da mesi, se non da anni - sulla cipolla di Tropea, e precisamente su come assecondare la sua dolcezza con qualcosa di confit, ma lasciando spazio all'agrodolce.
Il terzo elemento è venuto giù da solo, il profumo del pepe lungo sta cosi bene con la frutta - ed ora so anche con le dolcissime cipolle calabresi - che se non ci avessi pensato io si sarebbe buttato nella pentola da solo.

Come base di partenza ho preso la ricetta di confettura di cipolle al vino di Mariluna, non fosse altro perchè io l'ho assaggiata, proprio fatta da lei, e vi assicuro che può dare, e mi ha dato, dipendenza :)

Ovviamente ci sono diverse modifiche perchè la sua ricetta prevedeva solo cipolle, con il vino che serviva, oltre a dare un buonissimo profumo, a contribuire alla quantità di liquido.
Per rendere agrodolce (leggermente!) questa confettura io ho usato poco aceto di vino bianco (quello di miele mi è finito, altrimenti avrei usato quello).

Del risultato sono molto, molto, ma molto soddisfatta, con la scusa di scattare la foto prima del tramonto mi è toccato di farci merenda con i soggetti qui sopra, e pazienza se nel reparto formaggi del frigo ho recuperato solo un po' di emmenthal. Voi se potete accompagnate questa confettura con dei formaggi stagionati dal gusto deciso ma non eccessivamente (mi vengono in mente il provolone del Monaco, il Comté, se avete la fortuna di trovarlo, un buon Montasio).

Ovviamente si può usare anche l'uva nera, anche se in quel caso dovrete fare attenzione a non mettere sotto i denti i grani di pepe lungo :)
Con queste dosi si ottengono 2 vasetti piccoli (da 200 ml circa).


CONFETTURA DI UVA BIANCA E CIPOLLE DI TROPEA AL PEPE LUNGO

Ing:
750 g di acini di uva bianca, ben lavati e sgocciolati
250 di cipolle rosse di Tropea (peso al netto della pelle)
60 g di zucchero
6 grani di pepe lungo
1 cucchiaio di olio
2 cucchiai di aceto di vino bianco di buona qualità (o aceto di miele)


Mettere in una pentola gli acini d'uva, le cipolle tagliate a fettine sottili, l'olio e lo zucchero. Mescolare bene portando a cottura, per almeno mezz'ora. Quando le cipolle sono ben cotte (Mariluna insegna che l'alcol bloccherebbe la cottura dell'ortaggio) aggiungere l'aceto ed i chicchi di pepe interi o spezzati in due. Continuare la cottura mescolando regolarmente, ci vorrà almeno un'ora e mezza ancora. La confettura è pronta quando il liquido sarà quasi tutto assorbito, e addensato. A me sono state necessarie in tutto quasi 2 ore e trenta.
Invasare la confettura calda e sterilizzare come si preferisce (io copro i vasetti con acqua calda, porto ad ebollizione e lascio sterilizzare per 20 minuti).

Accompagna molto bene i formaggi semi-stagionati e stagionati.


GRAPE; TROPEA RED ONIONS AND LONG PEPPER JAM

Ing:
750 g of
white grape berries , well washed and drained
250 of Tropea red onions (weighted whithout peel)
60 g sugar
6 long pepper grains
1 tablespoon olive oil
2 tablespoons
good quality white wine vinegar (or honey vinegar)


Put in a casserole the grapes, teh onions thinly sliced, oil and sugar. Stir well and cook for at least half an hour. When the onions are well cooked (Mariluna says that alcohol would stop vegetable cooking) then keep on cooking stirring regularly, it will take at least an hour and a half. The jam is ready when almost all the liquid is absorbed and thickened. Entire cooking took to me about two hours and thirty.
Pour the jam in glass jars (two little jars, 200 ml about each) and sterilize as you like (I cover the pots with hot water, bring to boil and let sterilize for 20 minutes).

This jam is perfect with the semi-mature and mature cheeses.

lunedì 27 settembre 2010

Mescolare bene durante l'uso

Torta con la dose per 3
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Voi siete mai andati in farmacia per fare un dolce? Io no. A parte le garzine per colare il labna, e quando mi è servita la farina senza glutine, non mi era mai capitato di presentarmi al banco del farmacista per chiedere "Mi dia una dose di lievito da tre uova", e penso che se ci provassi con la farmacia dell'angolo sotto casa mi guarderebbero con lieve sospetto e penserebbero forse a ben altre dosi.

Per questo quando Silvia mi ha messo tra le mani questa misteriosissima bustina, miscela alchemica di lievito chimico, cremor tartaro (forse?), vaniglia (forse?) , mi sono sentita trascinata in un mondo un po' magico, un mondo antico in cui pochi, basilari ingredienti (un mondo senza matcha, e fava tonka, etc etc, per dire) servivano per creare dolci senza tempo, dei sapori che sarebbe bello ritrovare, come dice lei.

La ricetta della torta è quasi esattamente quella della torta marmora di Silvia (dose da tre uova, questo diceva la bustina, e a meno che non abbiate una famiglia molto numerosa o dei vicini molto golosi, è la dose ideale), in versione lemon, e soprattutto in versione....non marmora, perchè io (e questo non l'ho detto subito, per evitare di essere considerata psicolabile 30 secondi dopo esserci presentate :) le torte marmorizzate non le posso fare.

Come non posso fare le ciambelle, si, quelle torte con il buco al centro per le quali io non ho neanche lo stampo, e non affrettatevi a fare collette, non riuscirei a fargli oltrepassare la soglia di casa, cosa che mi impedisce di fare (provare a) il babà (si, è vero, ho comprato gli stampi di Ikea per i babà piccolini e quindi non ho scusanti se non ci ho ancora provato).

Chi di voi aveva il ricettario della Paneangeli? Quello fatto a fisarmonica, dico, con la copertina rossa, che conteneva una ventina di ricette base da realizzare con i prododdi della suddetta azienda? Pregasi astenersi dalla risposta under-trenta, e facciamo pure under-trentacinque.

Noi lo avevamo. Una benedizione, o una maledizione, a seconda dei punti di vista. La torta marmorizzata ed il ciambellone sono entrati nel forno di mia mamma per un numero infinito di volte. Non ricordo per quante volte ho imburrato lo stampo a forma di ciambella, non ricordo per quante volte ho aggiunto il cacao alla metà sfigata dell'impasto della torta marmorizzata, che chissà perchè la parte con il cacao era sempre più piccola di quella bianca.

Fare una torta tutta di cioccolato? Giammai. Forse troppo poco sana, forse troppo golosa, forse troppo costosa, non so. Godersi le strisce marroni della torta marmorizzata era il massimo della goduria cioccolatosa che ci fosse concesso. A parte la vaschetta di Nutella la domenica pomeriggio, ma per quella dovevamo aspettare l'estate. Ah, e pure a parte il salame di cioccolata, la ricetta ovviamente era sul ricettario a fisarmonica, consultato fino a renderlo fragile come carta pecora perchè di mandare ricette a memoria non se ne parlava neanche allora.

Certo ora che ho l'età della ragione, quella della maturità, e se vogliamo anche qualcosa di più dovrei riuscire a guardare tutto ciò con occhio benevolo e nostalgico, invece l'idiosincrasia perdura, ed io la aggiro profumando di limone questa buonissima torta (per la cronaca, molto più buona di quella del ricettario rosso) e "marmorizzando" la crema leggera, sempre al limone, con un po' di fragola.

Voi fate come preferite, fatela classica, magari "zebrando" la torta, come la variante che impazzava fino a poco tempo fa (ricordo la versione di Elga, ad esempio), o tutta bianca, o tutta nera, ma fatela, perchè di torte semplici e buone c'è sempre bisogno, e che qualcuno provi a smentirmi questa ovvietà.

Non so se la vostra farmacia avrà la miscela magica (che Silvia ha provato a riprodurre, ma senza riuscirci del tutto): in mancanza la solita bustina potrà supplire, almeno fino a quando non vi dirò che sono riuscita a riprodurla. E potrebbe essere mai (bello finire con una nota di speranza :)


TORTA (NON) MARMORA AL LIMONE

Ing:

3 uova
125 g farina
125 g fecola di patate
225 g zucchero (io ne ho usati 170 g)
125 g di burro morbido
una dose per 3 uova (o una bustina di lievito vanigliato)
3 cucchiai di pasta di limone o 25 g di cacao

Per la farcitura (opzionale)

2 cucchiai di pasta di limone

1 cucchiaio raso di amido di mais

250 ml di latte

Preriscaldare il forno a 170 gradi e imburrare ed infarinare una tortiera.

Lavorare a crema il burro con lo zucchero, aggiungere i tuorli e mescolare bene, poi la pasta di limone (questa solo se non usate il cacao), e le farine setacciate insieme alla dose (o al lievito) poco a poco. Io ho usato la frusta del kenwood, ma va bene un qualsiasi sbattitore. A parte montare le chiare a neve ed aggiungerle al primo composto mescolando delicatamente dal basso verso l'alto per non smontarle.

Se fate la torta marmora o marmorizzata, a questo punto versare metà dell'impasto in un'altra ciotola e aggiungere il cacao, poi versare a cucchiaiate alternate i composti bianco e nero nella tortiera, altrimenti versare il composto bianco aromatizzato al limone.

Cuocere per circa 30', la superficie deve essere dorata e l'interno asciutto (c0ntrollare con uno stuzzicadenti o la lama di un coltello non prima di 20 minuti dall'inizio della cottura.

Far intiepidire, poi sformare la torta e farla raffreddare bene prima di tagliarla per la farcitura.

Per la crema: diluire la pasta di limone con due cucchiai di latte l'amido, poi aggiungere gradatamente il latte restante e mettere sul fuoco: portare ad ebollizione sempre mescolando, e cuocere per qualche minuto, la crema si addenserà.

Quando è fredda, spalmare uno strato sottile di crema sulla metà inferiore della torta, a piacere "marmorizzare" con due cucchiai di pasta di fragole o di frullato di fragole e coprire con la metà superiore.

LEMON CAKE (NOT) MARMORE

Ing:

3 eggs

125 g plain flour

125 g potato starch

225 g sugar (I used 170 g)

125 g soft butter

3 eggs

one "dose" for 3 eggs (or one packet of baking powder)

3 tablespoons lemon paste or 25 g cocoa

For the topping (optional)

2 tablespoons lemon paste

1 spoon of corn starch

250 ml milk

Preheat the oven to 170 degrees and grease and flour a cake pan.

Work butter and sugar until creamy, add egg yolks and mix well, then the lemon paste (this only if you do not use the cocoa), and flour+starch sifted with the dose (or baking powder) little by little. I used the kenwood whisk, but any mixer will be good. Whip the egg whites until stiff and add to first mixture, stirring gently from bottom to top. If you make the marbled cake, at this point pour half of the dough into another bowl and add cocoa powder, then pour black and white dough into the pan, alternating them, or pour the white lemon flavored . Bake for about 30 ', the surface should be golden and dry inside (checkwith a toothpick or a knife not earlier than 20 minutes. Let cool, then unmold the cake and let cool thoroughly before cutting for the topping.

For the cream: whisk lemon paste with the starch and 2 tbs of milk, then gradually add the remaining milk and put on fire, bring to boil, stirring constantly, and cook for few minutes, the cream will thicken. When cold, spread a thin layer of cream on the bottom half of the pie, "marble" with two tablespoons of strawberry paste or strawberry purée and cover with the top half cake.

lunedì 20 settembre 2010

Lievito madre da sgranocchiare

crackers con lievito madre2

crackers con lievito madre1
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I miei esperimenti con il lievito madre sono continuati numerosi dopo questi due post, anche se a ritmo rallentato dall'estate e dalla pigrizia (se uso un'altra volta questa parola nei prossimi post vi autorizzo a cancellarmi dalla blogroll - io nel frattempo comincio a cercare i sinonimi): non ne ho parlato sul blog perchè non avrei aggiunto nulla di nuovo a quello che si trova già in rete, e soprattutto perchè continuo a procedere empiricamente, prendendo un po' di qua e un po' di là, dimenticando poi di annotare i risultati anche per me stessa. Mi vengono espressioni più colorite di "procedere empiricamente" per spiegarmi, ma lascerò che le intuiate da soli.

Neanche con questi crackers a dire il vero porto qualcosa di nuovo: la ricetta è di Fiordivanilla, e da lei potrete trovare un bel post completo. Io vi dico solo che, come i grissini, sono un modo velocissimo e gustoso per utilizzare la pasta madre in eccesso, anche quando l'impulso di mettere mano al blob (o forse dovrei dire il senso di colpa) vi viene di sera, diciamo in seconda serata, diciamo pure a mezzanotte, se siete veri o finti insonni come me (dicesi finto insonne colui che trova tutti i modi per tirare tardi tardissimo, compreso un rinnovato idiota interesse per il pinball formato facebook, ma che poi una volta poggiata la testa sul cuscino e impostato il timer della tv a 60', impiega esattamente 3,5 secondi per addormentarsi).
La pasta madre va prelevata prima del rinfresco, e una volta formati i cracker non vanno fatti lievitare (ma anche si, io preferisco di no, tanto mi piace la loro croccantezza): basta impastarla con un misto di erbe, o con del peperoncino come ha fatto lei, tirare sottile sottile, ritagliare i rettangoli (be', rettangoli sui generis) e infornare per pochi minuti. E poi, volendo, schiantarsi sul cuscino :)

CRACKERS DI PASTA MADRE ALLE ERBE E FIOR DI SALE ALLA SENAPE


Ing:
300 g di pasta madre
40 g di olio extravergine (25 g nella ricetta originale)
acqua, farina q.b.
un mazzetto di erbe miste (erba cipollina, salvia, timo)
fior di sale (nel mio caso alla senape) o sale fino in mancanza
acqua (ed eventualmente olio) per pennellare



Diluire il lievito madre con l'olio e acqua tiepida a sufficienza per ottenere un composto fluido. Aggiungere un quantitativo di farina necessario per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso, una presa di sale, le erbette tritate ed impastare energicamente, prima nella ciotola (o nell'impastatrice) poi sulla spianatoia (io ho usato solo l'impastatrice).

Tirare la pasta in una sfoglia molto sottile (io divido l'impasto in 2 parti): io l'ho stesa semplicemente sulla spianatoia infarinata con l'aiuto del matterello, se volete aiutarvi potete seguire il suggerimento di Fiordivanilla e stenderlo prima un po' sulla spianatoia, poi trasferirlo sulla carta forno, poggiarvi sopra un altro foglio, ed appiattire con il matterello fino allo spessore di 1 mm (direi 1 mm al massimo :).
Tagliare la sfoglia con un coltellino affilato o con la rotella dentata, spennellare con un'emulsione di acqua e olio (io questa volta ho usato solo acqua, va bene lo stesso) e cospargere con un po' di fior di sale. Disporli sulle teglie rivestite di carta forno e cuocere in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 10-15 minuti (controllateli a vista, devono solo dorare!).
Farli raffreddare bene e conservarli in sacchetti di plastica.

HERBS AND MUSTARD FLEUR DE SEL CRACKERS OF SOURDOUGH

Ing:
300 g of sourdough
40 g of olive oil (25 g in the original recipe)
water and plain flour
a bunch of mixed herbs (chives, sage, thyme)
fleur de sel (in my case mustard flavoured) (or normal salt if you don't have)
water (and oil to taste) to brush



Dilute the sourdough with the oil and enough warm water to obtain a fluid dough. Add some flour, enough to obtain a soft but not sticky dough, add a pinch of salt, chopped herbs and knead vigorously first in a bowl (or helping yourself with a kneader) and then on working surface (I used only the kneader). Roll out the dough into very thin (I divide the dough into 2 parts): if you find this step too difficult, you can follow the suggest from Fiordivanilla, that is: firs roll out the dough not too thin, then put the sheet between to oven sheets and roll out thin ( 1 mm or less). Cut the dough sheet with a sharp cutter, brush with an emulsion of water and oil (I used only wather this time, it was ok) and sprinkle with a little of fleur de sel. Arrange on baking sheets lined with oven paper and bake in preheated oven at 200 degrees for 10-15 minutes (check them, they must only brown!). Let cool well and keep them in plastic bags.






giovedì 16 settembre 2010

Quello che non sapevo (incontri fra blogger)

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O forse è meglio cominciare con quello che sapevo.
Sapevo che avrei passato una bellissima giornata, mentre prendeva corpo la possibilità di incontrare Alex, Elga, Enza e Silvia a Roma, e poi quando Enza (matta da legare) ha deciso che avrebbe preparato per noi il couscous alla trapanese a casa sua, il che comportava tra le altre cose conoscere le sue piccole donne. Sapevo che sarei arrivata troppo tardi per vedere la fase dell'incocciamento, purtroppo.
Sapevo che incontrare delle persone che già conosco -e stimo -, dare gli abbracci che centinaia di volte ho scritto nei commenti, parlare a manetta come se ci conoscessimo da sempre, sarebbe stato strano ed emozionante.
Sapevo che il tempo sarebbe corso via troppo veloce tra scatti, chiacchiere, cibo, chiacchiere sul cibo, risate.
Sapevo che parlando con loro avrei imparato ancora qualcosa di nuovo, come ho imparato in questi anni leggendo i loro blog, qualcosa non necessariamente legato al cibo e alla cucina.
Sapevo che la realtà mi avrebbe restituito molto di più di quanto l'immaginazione provava a prendere in prestito.

CouscousEnza1
Il couscous, preparato da Enza partendo dalla semola: viene servito con una ciotola di brodo a parte (in questo caso di pesce) che va aggiunto da ciascun commensale. L'espressione di Silvia rende perfettamente l'idea di quanto fosse buono.

Quello che non sapevo.

E che ho scoperto in parte dopo: Silvia, una persona molto speciale, che, come mi aveva anticipato Enza, scrive divinamente, marchiando il suo blog con l'intelligenza e la sensibilità che conoscendola sembra quasi di toccare con le mani, di percepire attraverso gli occhi vivaci ed il sorriso aperto. Tra i tanti regali, ha avuto l'idea di donare ad ognuna di noi i braccialetti nella foto che apre il post. Una bellissima idea, e nella foto (viste le mani occupate sono stati i mariti a prendere possesso delle reflex) c'è idealmente anche la sua mano.

Quello che non sapevo, e che mi ha fatto pensare ma come potevi non essertene accorta: la creatività, la simpatia, la bravura di Elga, il suo saper tradurre la golosità con eleganza e originalità, si reggono sulle spalle di una ragazza pacata, riflessiva, oserei dire saggia, soprattutto se mi faccio tornare in mente il suo sguardo e la quieta modulazione della sua voce, i movimenti leggeri e quasi inquieti delle sue dita.

Non sapevo che mi sarebbe sembrato così naturale stare seduta di fronte ad Alex, ai suoi occhi magnetici, guardandola usare la macchina fotografica e contenendo la curiosità di guardare in anteprima quello che già vedevo io, visto con i suoi occhi. Che non sarei stata lì tutto il tempo a chedermi "ma che, davvero?", non sapevo che la sua mamma avrebbe fatto quella squisita torta con le prugne (che anche la piccola Irene ha gradito molto :), ma sapevo che ne avrei dimenticato il difficilisimo nome tedesco (Alex, aiuto!!).


Torta&Pane
La torta di prugne su una base lievitata dal nome impronunciabile preparata dalla mamma di Alex (qui sotto una manina che ha capito tutto della vita), ed il pane conzato, con dentro il formaggio ragusano: un esempio perfetto di come con due fette di pane, ottimo olio, pomodoro e poco altro, ci si possa avvicinare di parecchio alla felicità.

Torta

E di Enza? Cosa potevo non sapere, che non fosse passato attraverso le pagine di io da grande, o attraverso il telefono, o dall'onnipresente Facebook? Che ad esempio lei è proprio la wonder woman che ho sempre pensato che fosse? Ma una WW concreta e niente affatto pallosa, che insieme al consorte tiene sotto controllo tutto (mettete 4 bimbe e 8 adulti da sfamare :) senza sclerare (come a me verrebbe facilissimo fare, tanto per fare un esempio a caso), anzi, con l'allegria ironica che la contraddistingue, trovando anche qualche istante per sbaciucchiarsi le bimbe, perchè "mamma, mi piace quando mi baci".

Forse non sapevo, o forse un po' ci speravo, che la mia altalenante convinzione sul portare avanti o no il blog in questo periodo si sarebbe spostata un po' più sul piatto del certo-che-me-lo -tengo, fosse solo perchè è grazie a lui che possono avvenire questi incontri.


Qui trovate il post di Elga. Se volete cimentarvi con il couscous, potete partire leggendo questo post di Enza, e su questo di Claudia una bella sequenza di foto in cui Enza "incoccia".



martedì 7 settembre 2010

Un rientro soft (merito del mascarpone)

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A questo giro la vacanza è stata così breve che non c'è stato quasi trauma da rientro, anche se i pochi giorni di relax mi (ci) servivano come il pane, ed i miei radicali liberi non vedevano l'ora di scatenarsi e fare la ola sotto il sole: non sono stata affatto lontana dalla cucina, anche se non quella di casa (posso dire, si, lo dico, che in un giorno che sapeva di novembre -pioggia, tuoni e vento per ore - mi è scappato uno dei migliori ragù fatti fino ad ora), ma la cosa neanche a dirlo faceva parte del pacchetto relax (ok, magari se fossimo stati in 6 anzichè in due sarebbe stato un bel pacchetto stress :), senza contare che di sera l'uomo si assettava vicino al barbecue (be', in realtà, è una "fornacella" piccina piccina, che pero' fa il suo dovere) e grigliava qualsiasi cosa, pesce, carne, bruschette verdure (no, il ragù non l'ho grigliato).

Detto ciò, non sono tornata con una voglia matta di cucinare, ma mi è rimasta la voglia di sfruttare fino all'osso le verdure di stagione (e lo so che i peperoni ci sono tutto l'anno, ma io dopo settembre non li comprò più, e lo stesso si dica per melanzane e zucchine) e quella di cenare senza cena, magari con latte e biscotti.

Ieri sera avevo quasi deciso di optare per una innocua e sanissima robiola, ero proprio ben intenzionata: non è stata colpa mia se di robiola non c'era traccia e invece mi sono trovata davanti il mascarpone, no, decisamente declino ogni responsabilità, è tutta colpa del supermercato.

Se anche voi riuscite a trovare qualcuno su cui scaricare i falsi senzi di colpa, o meglio, degli amici con cui condividerli insieme alle calorie, queste tartine morbide (morbide perchè morbida è la crema di mascarpone e morbido, anche se sostenuto, era il pane - fatto in casa con il lievito madre, ma va benissimo qualsiasi altro tipo di pane che possa sostenere un po' di peso e che non abbia la crosta troppo dura) possono essere una goduriosa cena sui generis o l'antefatto di una cena più articolata, o possono fare la loro (porca) figura in un buffet. Insomma, fateli quando vi pare, tanto i sensi di colpa spariranno nell'oblio del secondo morso :)


TARTINE DI PEPERONE CON CREMA MORBIDA AL MASCARPONE


Ing:
2 peperone rossi + 1 peperone giallo
150 g di mascarpone
due cucchiai di noci spezzettate
qualche goccia di Worcester sauce
Qualche filo di erba cipollina
Fior di sale
1 cucchiaio di latte
Olio extra vergine di oliva
Pane casereccio con la crosta morbida o baguette

Grigliare i peperoni rossi o passarli sotto il grill del forno, in modo da bruciacchiare la pelle, poi passarli in un piatto e coprirli bene con un altro piatto o con un coperchio (non sono propensa al metodo del sacchetto: quelli di carta si rompono per l'umidità, quelli di plastica è meglio non metterli a contatto con i cibi bollenti) fincheè non si intiepidiscono, poi spellarli e tagliarli a strisce larghe circa 3 cm.
Pulire e tagliare a pezzi il peperone giallo, stufarlo in padella con un po' d'olio e qualche cucchiaio d'acqua finchè non diventa morbido, salare. Tagliarlo a pezzetti più piccoli.
In una ciotola lavorare il mascarpone con il latte, aggiungere le noci ed il peperone giallo, un po' di fior di sale, l'erba cipollina tagliuzzata e qualche goccia di salsa Worcestermescolare bene.
Tagliare delle fette di pane casereccio non freschissimo (o avrà la crosta troppo dura) o una baguette, sistemarvi sopra le falde di peperone rosso arrotolandole ad anello e disporre al centro un cucchiaio di crema al mascarpone.



BELL PEPPER SANDWICH WIT SOFT MASCARPONE CREAM

Ing:
2 red bell pepper and 1 yellow bell pepper
150 g of mascarpone
two tablespoons of chopped walnuts
a few drops of Worcester sauce
Some chives
Fleur de sel
1 tablespoon milk
Extra virgin olive oil
Bread with the
soft crust or baguette

Grill the red peppers or pass them under the grill of the oven, in order to singe the peel, then pass them on a plate and cover (almost sealing) with another plate or with a lid (I don't like the bag method: paper bags break due to the moisture, and the plastic ones must not be put in contact with hot food) until warm, then peel and cut into strips about 3 cm large.
Clean and chop the yellow pepper, put in a frying pan with a little oil and a few tablespoons of water and stew until becomes soft, add salt. Cut it into smaller pieces.
Work mascarpone in a bowl with milk, add nuts and yellow peppers, a little of fine salt, chopped chives and a few drops of sauce Worcester, stir well.
Cut slices of bread (not too fresh or the crust wil be too crunchy) or a baguette, settle on each slice a strip of red pepper wrapped like a ring and place in the middle a spoonful of mascarpone cream. Put in fridge until serving, and serve at room temperature.