giovedì 30 aprile 2009

Facciamo finta che...sia una baklava!

BAKLAVA SFOGLIATA CON HALVA ALLE MANDORLE

English below


Qualche settimana fa gironzolavo per Piazza Garibaldi con il mio trolley al seguito (piccolo si, ma dal peso specifico aumentato considerevolmente da qualche vasetto di marmellata) in attesa del pullman per Bari: avevo un'ora di attesa, l'occasione era troppo propizia per farsi scappare una piccola razzia di sfogliatelle da Attanasio, pur consapevole che il vapore acqueo che avrebbero emanato (le sfogliatelle di Attanasio sono sempre, invariabilmente, calde) le avrebbe fatte inumidire durante il viaggio, facendo loro perdere buona parte della croccantezza delle sfoglie. Ma tant'è, l'ultima volta avevano avuto un tale successo, pure così malandate, che sono stata costretta a dire un chissenefrega della perfezione (e quando mai il contrario): il profumo di una sfogliatella, seppure scamazzata, la rende completamente superflua.
Ero quasi arrivata al laboratorio dunque, quando mi sono accorta che proprio di fronte c'era un piccolo negozio di alimentari che non avevo mai notato: per nulla attraente visto dall'esterno a dire la verità, ma con un'insegna sgarrupata scritta in caratteri arabi che significava esattamente "entra......entra qui prima di andare a comprare le sfogliatelle da portare a Bari ......."

Curiosa coincidenza penserete voi, e magari vi sarà anche passato per la mente di mettere in dubbio la mia conoscenza della lingua araba, malfidati.....

Data una netta sterzata al trolley rosso-ma-non-so-ancora-per-quanto, mi dirigo verso l'ingresso del negozietto, scansando cassette di legno e vari altri ostacoli sul marciapiede.
All'interno dopo solo 10 minuti di analisi della parte di scaffale non occupata da barattoli ordinari di pelati, pasta, zucchero, tonno ecc, individuo dei barattolini di halva, alcuni al pistacchio altri alla mandorla...
Be' interessante, mi piace, ne compro uno......ma cosa caspita è questa halva???? Mi avvicino alla cassa, dove una signora morbida, con il suo foulard avvolto intorno alla testa mi guarda lievemente incuriosita, immagino già da un bel po'. Mi dice sorridendo che è un dolce tipico tunisino, e che si mangià così com'è, ma se per caso dovessi trovarlo troppo dolce potrei aggiungere un po' di burro..ah be'!!!!!
Il tempo stringe, scelgo un bellissimo mestolino di legno tra quelli appesi allo scaffale un po' più in là e vado alla cassa.

-Ma lei è italiana? Mi chiede la signora, che nel frattempo ha cominciato una divertente (credo) quanto incomprensibile conversazione con la figlia adolescente, appena arrivata.
-Si! Le rispondo, e vedo il suo sorriso allargarsi ancora un po', ha proprio un sorriso dolce da mamma.
Penso che stare in un paese straniero, essersi dovuti portare i propri ricordi, le proprie tradizioni, i propri legami, in un pacchetto, tenendoli confinati in una bolla che le persone intorno non hanno tanta voglia di scoprire, e curiosità di conoscere, deve essere dura, lo posso immaginare.
Non glielo dico, ma sorrido anche io ed esco.

Mi è sembrato subito naturale accostare l'halwa, una sorta di pasta di torrone friabile dal forte sentore di sesamo, alla pasta fillo, il che mi ha fatto pensare alla baklava (mai mangiata, ma 3 o 4 ricette nel casssetto da provare): grande disappunto quando ho scoperto che Auchan, ultima spiaggia delle mie ricerche culinarie, non la vendeva più....siccome ormai non riuscivo a schiodare l'idea dal cervello, ho ripiegato sulla pasta sfoglia, ho mixato le varie ricette che avevo a disposizione, aggiungendo e togliendo sostanzialmente dove mi pareva, ed è venuta fuori questa cosa qui. Buona, forse un filo troppo dolce, ma per ragioni che ignoro il giorno dopo era più buona e sembrava meno dolce. Forse il miele, assorbito pian piano nella pasta sfoglia, dà una sensazione di dolcezza minore rispetto a quando si trova in superficie. Mah. Elucubrazioni :)

Ho usato l'halva solo in metà del dolce (occhio che tende a "scogliersi", e ad uscire dalle sfoglie), l'altra metà l'ho fatta un pò più simile ad una vera baklava, con ripieno di miele e frutta secca.
.

Ingredienti:

400 g di pasta sfoglia
4 cucchiai di miele d'arancio
il succo di un'arancia
Mezza confezione di halva (100 g)
150 g di noci e pistacchi tritati grossolanamente


Tempo di preparazione: un'ora circa (a parte la preparazione della frutta secca e della pasta sfoglia)
.
Preriscaldare il forno a 200 gradi.
In un pentolino mettere il succo dell'arancia con due cucchiai di miele d'arancio, e far sciogliere a fuoco lento, poi togliere dal fuoco, versarvi la frutta secca tritata e mescolare bene.
Dividere in due la pastasfoglia e stenderla in due rettangoli. Adagiare il primo su una teglia rettangolare rivestita di carta forno. Distribuire l'halva su metà rettangolo, e sull'altra metà la frutta secca con il miele.
Ricoprire con l'altro rettangolo di pasta sfoglia, incidere il dolce con un coltellino affilato, ricavando dei quadrati o dei rombi, e cuocere in forno per circa 20/30 minuti, la superficie della sfoglia deve essere dorata. (Se si usa la halva meglio non tagliare la sfoglia prima della cottura, si scioglie e deborda, meglio farlo una volta cotta e raffreddata)

Sciogliere il restante miele con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sul dolce ancora tiepido. Far raffreddare e servire, distribuendo qualche pistacchio tritato sulla superficie.

.BAKLAVA WITH ALMONDS HALWA


Ingredients: 400 g puff pastry

4 tablespoons orange honey

orange juice (of one orange)

Half a pack of halva (100 g)

150 g of walnuts and pistachios, coarsely chopped

Preparation time: about an hour (apart from the preparation of dried fruit and pastry)


Preheat the oven to 200 °C. In a pot put the the orange juice with two tablespoons of honey, and dissolve over low heat, then remove from heat, add the chopped nuts and mix well. Divide into two the puff pastry and roll out into two rectangular sheets. Put the first sheet on the baking dish coated with baking sheet.

Distribute the halva on one half of the rectangle and distribute the nuts with honey on the other half . Cover with the other rectangle of puff pastry, cut in squares or lozenges with a sharp knife, and cook in oven for about 20/30 minutes, the surface of the pastry should be golden brown. Melt the remaining honey with a tablespoon of water and brush on the cake while still warm. Let cool and serve, decorating with some chopped pistachio on the top.

PS: I's better to cut the half with halva after cooking and cooling, as it melt during cooking.

martedì 28 aprile 2009

Non di sola carne vive l'uomo,..ma pure di quella :)

ARROSTO DI VITELLO AL PEPE NERO E ROSMARINO



Il roastbeef è uno di quei piatti che dovrebbe essere quasi endemico saper cucinare. Forse e' un retaggio del cliché della perfetta casalinga USA anni '50, quella con la messa in piega perfetta ed il sorriso a 34 denti, la donna perfetta che si occupa della casa con gonna a ruota e scarpine lucenti, e che al ritorno del marito tira fuori dal forno l'ARROSTO, ovviamente perfetto, ovviamente senza perdere il sorriso e neanche uno dei 34 denti.

O forse io ho visto troppi film con Doris Day, e si vede :).

Fatto sta che io il roastbeef non ce l'ho nel sangue (e si vede dal cazziatone che mi ha fatto la dottoressa quando ha visto le mie analisi) e neanche nei ricettari, forse perchè (in)consciamente rifuggo quelli che trattano carne, nonostante proprio di colmare le lacune in questo campo avrei più bisogno.

I miei "arrosti" sono di solito fatti in pentola, cotti con l'aiuto caritatevole di una certa dose di brodo, il che di solito li avvicina piu' ad un bollito che ad un arrosto.

Sarà stato perchè avevo ancora negli occhi il roastbeef inglese di Elena che mi ha attirato quel pezzo (esoso) di vitello rosa nel frigo dell'ipermercato, oppure perchè non ho saputo resistere ad acquistare del vitello che non fosse arrivato alla maggiore età come quello che trovo dal macellaio sotto casa (tanto simpatico e disponibile, per carità, ma è perfettamente inutile chiedergli delle fettine di vitellino, vitellone, manzo, e cosi via: per lui pari sono, e corrispondono invariabilmente all'unica tipologia di bovini di cui è fornito :), ma mi sono ritrovata in casa qualcosa che senza dubbio doveva completare il suo ciclo sotto forma di roastbeef: è stata durissima resistere alla tantazione di buttarla in bollito come al solito :) ma scava scava ho trovato sul volume "La cucina leggera" dell'Enciclopedia della cucina (Repubblica) una variante della versione classica (fatta con il capretto) che mi attirava assai, e che unita ai consigli di Elena mi ha dato sufficiente coraggio per provare a superare l'ennesimo blocco.
Se non fosse stato per le patate bruciacchiate (meglio aggiungerle a meta' cottura) e per il fatto che ho omesso qualsiasi forma di liquido aggiuntivo, fidandomi del suddetto volume anziche' di Elena, che aggiunge un po' di vino bianco, il risultato sarebbe stato del tutto soddisfacente: rosa all'interno, carne morbida e succosa, con il sapore lievemente pungente della senape unito a quello rassicurante del rosmarino.

Per ovviare alla mancanza di liquido dopo aver tolto dalla teglia il pezzo di carne ho aggiunto una tazza di acqua per "deglassare" il fondo troppo denso, facendola poi evaporare un po' sul fornello prima di usarla per irrorare la carne.

Ing (per 4 persone):

un pezzo di vitello per arrosto (parte tenera) da 6-700 g circa
un cucchiaio di senape di Digione
il succo di un limone
2 cucchiai di olio extravergine
un rametto di rosmarino

Pepe nero in grani, tritato grossolanamente
Un bicchiere di vino bianco (o, meglio, acqua)

Tempo di preparazione: 1 ora più 2 o tre ore per la marinatura.

Tritare finemente gli aghi di rosmarino. Legare l'arrosto con uno spago da cucina (o farlo fare dal macellaio).
In una ciotola mescolare la senape, l'olio, il rosmarino tritato, il pepe, il succo di limone e massaggiare il pezzo di carne. Lasciarlo marinare per 3 ore (io l'ho fatto marinare per due ore, fuori dal frigo).
Preriscaldare il forno a 200°. Ungere una teglia con un filo d'olio, adagiarvi la carne (bagnare con un bicchiere di vino bianco o di acqua) e passare in forno. Io l'ho fatto cuocere per circa 25-30 minuti, girandolo a metà cottura.
Dopo 10 minuti se si vuole, aggiungere delle patate tagliate a dadini, e se il sughetto di asciuga troppo aggiungere un mestolo di acqua calda (o brodo).
Sfornare, lasciar intiepidire, poi slegare e tagliare a fette, poi servire immediatamente. Se si preferisce si può prolungare la cottura, ma la carne si asciugherà, perdendo un po' di tenerezza.Come dice Elena, se non amate la carne non cotta al 100%, meglio tagliarla a fette e farla colorire nel sughetto.

ROAST VEAL WITH BLACK PEPPER AND ROSMARY
Ing: (4 servings)
700 g of veal
a tablespoon of Dijon mustard
the juice of one lemon
a tablespoon of extravirgin olive oil
a branch of rosemary
1 glass of white wine (or, better, of water)
Black pepper, roughly minced

Preparation time: 1 hour plus 2 or three hours for marinating.

Finely chop the rosemary leaves. Tie the meat with kitchen twine (or ask to the the butcher to do it). In a bowl mix the mustard, oil, chopped rosemary, pepper, lemon juice, and massage the piece of meat. Let marinate for 3 hours (I did for two hours, outside the fridge). Preheat the oven to 200 degrees. Grease a baking pan with a little oil, and put in the meat (soak with a glass of white wine or water) and put in the oven. I baked for about 25-30 minutes, turning after 10-15 minutes (at this moment if you like, add potatoes cut into cubes, and if the sauce is too dry, add a some hot water or broth).
Take out the meat, let cool, then unfasten and cut into slices une cm thick, then serve immediately. If you prefer you can prolong the cooking, but the flesh will be more dry and less tender. As suggested by Elena, if you do not like the meat 100% cooked, cut it into slices and brown them in the hot sauce.

sabato 25 aprile 2009

Minuto più, minuto meno...anche per copiare c'è sempre tempo!

MUFFIN AL LIMONE E SEMI DI PAPAVERO


Un post di mezzanotte non l'avevo ancora fatto, direi con questo ho battuto un altro dei miei record di ritardi sull'adesione alle raccolte, record del tutto involontari, giuro!
E' una fortuna che debba pubblicare una ricetta scopiazzata, visto che ho solo 10 minuti di tempo prima che suonino i rintocchi di mezzanotte e perda una delle mie ciabatte!!!
Io lo so bene che ll ricetta del vicino è sempre più saporita, non per niente una delle prime categorie che ho creato è stata "Dai blogger": pur avendo cominciato con l'idea fissa di pubblicare solo ricette mie, o comunque prese da libri o riviste, mi son dovuta piegare al gusto sottile di ispirarsi alle ricette viste sui blog, che molto spesso (per non dire quasi sempre) sono scritte e illustrate con una qualità che allcuni libri ed alcune riviste si sognano.
Kja è autrice di uno di questi, ed i suoi Muffin al limone e semi di papavero sono semplicemente meravigliosi.
Copio ed incollo la sua ricetta, dato che l'ho seguita quasi pedissequamente, a parte la scorza di limone, che ho sostituito con qualche scorzetta di limone della mia marmellata, e la glassa, che non ho fatto, usando sempre un po'di marmellata di limoni diluita con il calore.
Alla mia portatrice sana di pirottini sciogli-blogger mando ancora un bacio, sperando che li reputi ben usati!

Auguri di buon compleanno alla Trattoria Muvara............-3,-2, -1........!


per 12-15 muffin

glassa
zucchero a velo 60 g
succo di limone 2 cucchiai

ingredienti secchi
farina 320 g
semi di papavero 3 cucchiai
sale 1 cucchiaino
lievito 3 cucchiaini

ingredienti della pasta
la buccia di un limone e 1/2
zucchero 150 g
burro 125 g
uova 2
succo di limone 40 ml
yogurt, preferibilmente greco 210 g

frutta
pera sbucciata e tagliata a pezzetti della grandezza di una mandorla 200 g

Preriscaldate il forno a 190 gradi. Preparate la glassa mescolando il succo di limone e lo zucchero a velo. Mescolate farina, semi di papavero, sale, lievito e la buccia di un limone. Mescolate il burro e lo zucchero fino ad avere una consistenza morbida. Montate gli albumi a neve. Mescolate lo yogurt e il succo di limone. Dovete ottenere 250 ml di composto, adattate la quantità di yogurt in funzione della quantità di succo di limone ottenuto. Incorporate i tuorli al mix di burro e zucchero, quindi unite lo yogurt al limone e gli albumi. Incorporate poco per volta e senza mescolare troppo il mix di farina e la pera a pezzetti. Dividete l’impasto nei pirottini e guarnite con la scorza di limone rimanente. Fate cuocere i muffin per 20-25 minuti, verificate la cottura con uno stuzzicadenti che deve uscire secco dall’ impasto. Guarniteli con la glassa quando sono ancora tiepidi.


venerdì 24 aprile 2009

Non chiamatelo spezzatino, s'il vous plaît!

BOURGUIGNON DE VEAU

English below


Se voglio navigare tranquilla nel mare del pranzo domenicale, sicura di far centro nelle aspettative del marito (che suonano più o meno come "speriamo che non ci sia niente di troppo strano", e che anche se suonano in silenzio sono perfettamente percepibili) devo andare sullo spezzatino. Spezzatino col sugo, ovviamente.

Il sugo rosso, quello di pomodoro, il RAGU', che non riserva sorprese, ma solo dolci ricordi di spezzatini materni mangiati e rimangiati nel corso degli anni, e che ogni volta si discostano dalla volta precedente solo perchè il macellaio ha cambiato taglio, o perchè è cambiata la marca del pomodoro in scatola.
Poichè il matrimonio è (anche) il trionfo del compromesso, lo spezzatino non compare tanto raramente sulla nostra tavola, ma in forme e colori vari ed eventuali: il bianco della blanquette ad esempio, ed il rosso cupo del gulash, soprattutto.
Ovvio quindi che non potevo farmi sfuggire questo cavallo di battaglia della belle-soeure, la cui fama aveva fatto il giro delle principali città del centro-sud (Roma-Napoli-Bari, e scusate se non ho parenti in Calabria e Basilicata): la ricetta e' arrivata con un complicato giro di e-mail, fax, e telefonate con sottofondo di nipotini urlanti, ma il risultato é questo qui, uno spezzatino NON ROSSO, ma con un sapore avvolgente e corposo, come il vino in cui è stato cotto. Non dimenticate il pane, qui si va giù pesantemente di scarpetta :).
In attesa di assaggiare l'originale, merci belle soeure! :)
.
Ing( per 4 persone, ma solo se è piatto unico, altrimenti basta per 8)

1 kg di spezzatino di vitello
1 litro di vino rosso corposo
una fetta di prosciutto crudo da 150 g
500 g di carote (300 g)
1 cipolla (di Tropea)
un bouquet garni (timo e barbette di carota)
un cucchiaio di farina
1 cucchiaio di olio etraverfine di oliva
ua noce di burro
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale. pepe.

Tagliare il prosciutto a dadini di un cm di lato. Tagliare le carote a rondelle e tritare la cipolla.
Riscaldare l'olio in un wok (io ho usato una larga casseruola) e far rosolare i pezzi di carne (precedentemente lasciati a temperatura ambiente) per 15 minuti, mescolando spesso, poi toglierli dalla casseruola.
Mettere nella pentola la cipolla ed il prosciutto, farli rinvenire e poi scolarli e tenerli da parte. Fondere il burro nella casseruola, versare la farina e farla rosolare: aggiungere i pezzi di carne, la cipolla ed il prosciutto, versare il vino, aggiungere il bouquet garni e le carote, il sale ed il pepe.
Coprire con un coperchio e cuocere a fuoco lento per circa 2 ore e mezza.
Eliminare il bouquet garni, cospargere di prezzemolo tritato e servire subito.


BOURGUIGNON DE VEAU (VEAL BOURGUIGNON)

Ing (for 4 serving, but only if it is single dish, otherwise it is enough for 8)

1 kg of veal cut in pieces

1 liter of full-bodied red wine

a 150 g ham slice

500 g of carrots (I used only 300 g)

1 onion (mine was from Tropea)

a bouquet garni (thyme and tuft of fresh carrot in my case)

a tbs of flour

1 tbs of etravirgin olive oil

a little of butter (about 25 g)

1 tbs of chopped parsley

salt. pepper.

Cut the ham into cubes of 1 cm side. Cut the carrots into thin rounds and chop the onion. Heat the oil into a wok (I used a large pot) and brown the pieces of meat (previously left at room temperature) for 15 minutes, stirring often, then remove them from pan. Put in the pot the onion and the ham, then drain and keep aside. Melt the butter in the saucepan, pour the flour and brown it: add the pieces of meat, onion and ham, pour the wine, add the bouquet garni and carrots, salt and pepper. Cover with a lid and cook at low heat for about 2 hours and a half. Discard the bouquet garni, sprinkle with chopped parsley and serve immediately.

mercoledì 22 aprile 2009

Riciclo depurativo

ZUPPETTA DI GAMBI DI CARCIOFO CON CROSTINI ALLA COLATURA DI ALICI


.................................... English Below

E devo chiedere proprio venia, come fanno quegli eleganti signori un po' in età quando parlano di piedi, per questa fetecchia di fotografia: non mi scuso da parecchio per una cosa del genere, soprattutto per faccia tosta a dire la verità, ma sta' foto non la riesco proprio a guardare, vi chiedo gentilmente di fare lo stesso, e di leggere solo la ricetta che segue questo inutile prologo: una ricetta riciclona, di una semplicità barbina che avrebbe quasi reso inutile la pubblicazione, se non fosse che non avevo mai realizzato qualcosa a base di gambi di carciofo, magari li avevo usati tritati e cotti in padella per qualche ripieno, ma non tutti soli, a sostenere il sapore di una zuppetta insaporita solo da qualche goccia di colatura di alici, che può rappresentare il pranzo dei buoni proposito, o l'entrée leggera di una cena tra amici.
Sembra che i gambi e le foglie racchiudano molte delle proprietà depurative e delle fibre del carciofo, buttarli (e soprattutto farseli tagliare via dal fruttivendolo) è un po' uno spreco, non solo di soldi, quanto di proprietà nutritive e di spazio occupato nei rifiuti.
Il sapore è ovviamente di carciofo, più intenso del cuore: può essere spiacevole ritrovarsi dei filamenti nel cucchiaio, se il mixer non è riuscito a tritarli completamente (io ce li ho ritrovati, un fastidio che non vi dico :) sapendolo prima avrei certamente passato la crema al setaccio.
Il sale è quasi inutile, perchè la sapidità data dalla colatura è sufficiente anche per la crema, a patto, ovvio, che vi si puccino dentro i crostini :).


Ing (per 2 persone):
10 gambi di carciofo
1 patata media
un cucchiaio di olio
Qualche fetta di pane
Colatura di alici di Cetara
Sale (pochissimo)

Tempo di preparazione: 30 minuti


Eliminare la parte esterna filamentosa dei gambi "sbucciandoli". Tagliarli a pezzi e metterli in una casseruola. Pelare la patata, tagliarla a pezzi e mettere anch'essa nella casseruola. Coprire con acqua superando di almeno due dita le verdure e cuocere con il coperchio finchè non saranno tenere (io ho usato il micro, per 15 minuti alla massima potenza).
Se il liquido è troppo far evaporare senza coperchio. Frullare con il mixer a immersione in modo da ottenere una crema.
Per ottenere un effetto più vellutato passarla al setaccio, poi aggiungere un cucchiaio di olio extravergine di oliva e mescolare.
Tostare le fettine di pane e far cadere su ciascuna qualche goccia di colatura, usarle per accompagnare la zuppetta calda o tiepida.

STALKS ARTICHOKES SOUP WITH ANCHOVIES COLATURA CROUTONS

Ing (for 2 serving):
10 stalks of artichoke
1 medium potato
a tablespoon of olive oil
A few slices of bread
Cetara anchovies Colatura
Salt (very little)

Preparation time: 30 minutes

Remove the filamentous outer stalks "peeled". Cut them in pieces and put in a saucepan. Peel the potato, cut in pieces and put in the casserole too. Cover vegetables with water and cook with the lid until they are tender (I used the full power microwaves for 15 minutes ). If there is still too much liquid, evaporate it putting off the lid. Blend with the mixer in order to obtain a cream. To achieve a more velvety cream, pass the mashed whith a sieve. Add a tablespoon of olive oil and stir. Toast the slices of bread and drop a few drops on each one and put them onto the soup. to serve hot or warm.

lunedì 20 aprile 2009

Arancini (.....o mandarini?) dolci!

MINIARANCINI DOLCI DI RISO ROSA AL MANDARINO

..........English below

Vi assicuro che non è un vezzo quello di arrivare sempre "in punta in punta" come direbbe mia madre in questo caso, e neanche un modo per fare l'ingresso dalla scalinata in stile Sylva Koscina, anche perchè chi mi conosce giusto un tantino sa che al primo gradino ed alla prima sbuffata di piume del boa capitolerei come un sacco....
No, in genere è proprio un viziaccio brutto, dire "si, ho tutto il tempo" e trovarsi invece con l'affanno quando il tempo è già finito e passato, ma non c'è un detto che afferma che per morire, per pagare e per arrivare puntuali c'è sempre tempo???

Comunque, fortunatamente non sono in ritardo, ma giusto in tempo per


la raccolta organizzata per festeggiare un anno di Lost in Kitchen da Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto e Daniela, raccolta che ovviamente scade oggi, e chissà, se ci fosse qualcuno più ritardatario di me che ha ancora tempo di spremere agrumi e mettersi ai fornelli......mi farebbe fare una bellissima figura, togliendomi dall'ultima posizione! :D
Basta divagare, che mi toccherebbe anche andare al lavoro oggi: da quali presupposti è nata questa ricetta (ricetta da sfinare e migliorare) a parte i soliti motivi contingenti, quali mandarini stazionanti in frigo da settimane e riso in abbondanza?
Mah, la verità è che dopo aver percorso numerosi tragitti casa-lavoro lavoro-casa pensando a cosa mai potessi spremere per questa raccolta oltre le mie meningi, mi sono venute in mente delle palline. Si, volevo fare delle palline.
Palline-arancine-succo. Si, ma il succo ammorbidisce l'impasto, come formerò le palline? Mah, in qualche modo si farà.
Ed in qualche modo ho fatto, ma l'impasto era ovviamente troppo morbido, per cui per evitare di aggiungere troppa farina ho ripiegato su dei mucchiettini, adagiato nell'olio bollente su un foglio di carta forno, stessa tecnica che mi hanno insegnato ad usare per friggere le zeppole di San Giuseppe.
Per la prossima versione, userei sicuramente mezzo uovo anzichè uno intero, e aumenterei la dose di farina di mandorle (magari 150 g) in modo da diminuire quella di farina, e non userei la farina ma la fecola di patate o l'amido di mais....così potrebbe assaggiarle anche la collega intollerante al glutine, e capire se avevano ragione i diffidenti, quelli che tenetemi-lontano-le-spezie o gli entusiasti, quelli che per fame o per reale gradimento hanno svuotato il vassoio :)


Ing:
150 g di riso rosa del Madagascar
70 ml di succo di mandarino (circa 3 mandarini)
1 uovo (meglio mezzo)
50 g di zucchero
5 cucchiai di farina
100 g di farina di mandorle
un cucchiaino di miscela quatre-épices
20 g di burro
Un limone (la scorza)
40 g di uvetta sultanina olio per friggere
Tempo di preparazione: 1 ora


Mettere l'uva sultanina a rinvenire nel succo di mandarino.
Portare a bollore dell'acqua in una casseruola (non troppo abbondante, dovrà essere quasi tutta assorbita dal riso). Lavare il riso, versarlo nell'acqua bollente e cuocerlo per 30 minuti, mescolando spesso.
Scolarlo, versarli in una ciotola e condirlo con una noce di burro mentre è ancora caldo, in modo che il burro si fonda con facilità, poi farlo intiepidire.
Aggiungere nella ciotola gli altri ingredienti: mezzo uovo sbattuto, la farina di mandorle, le cinque spezie, l'uva sultanina ed il succo di mandarino, la scorza di mezzo limone, lo zucchero, e mescolare con una forchetta. Aggiungere qualche cucchiaio di farina (o di fecola di patate) per ottenere un composto più sodo: io ne ho dovuti usare cinque, ed il composto è rimasto un po' morbido. Con mezzo uovo si dovrebbe risparmiare circa un cucchiaio di farina.
In una padella non molto grande far riscaldare abbondante olio di semi insieme ad una scorzetta di limone. Ritagliare un pezzo di carta forno (o carta stagnola) un pò più piccolo della padella e ungerlo leggermente.
Con l'aiuto di un cucchiaino formare dei mucchietti sul foglio unto, poi sollevarlo ed adagiarlo nell'olio caldo. Cuocere le frittelle per pochi minuti, girandole a metà cottura, poi sgocciolarle su carta assorbente.
Procedere allo stesso modo fino ad esaurimento del composto, togliendo con cautela ogni volta la cartaforno dalla padella e poggiandola su un piatto piano.
Servire le frittelle calde o tiepide, spolverandole subito prima di zucchero a velo.


LITTLE ARANCINI OF PINK RICE AND TANGERINE JUICE

Ing:
150 g of Madagascar pink rice 70 ml of tangerine juice (about 3 tangerines) 1 egg (better half one) 50 g caster sugar 4-5 tbs of flour 100 g of almond flour 1 teaspone of four-spice mixture 20 g butter A lemon (the peel) 40 g raisins oil for frying
Preparation time: 1 hour

Put the sultanas to soften in tangerine juice.
Bring water to boil in a saucepan (not too much water, it will be almost all absorbed by the rice). Wash the rice, pour in boiling water and cook for about 30 minutes, stirring often.
Drain, pour into a bowl and season with a bit of butter (20 g) while still warm, so that the butter can melt easily, then cool it.
In the bowl add the other ingredients: half a beaten egg, almond flour, four-spices, sultanas and tangerine juice, the grated peel of half a lemon, sugar, and mix with a fork. Add some tablespoon of flour (or potato starch) to obtain a harder dough: I needet five tbs (using a whole egg), and the compound remained a little soft. I guess you can save about a tablespoon of flour using just half an egg.
In a large frying pan oil with a lemon zest, then put it on medium heat . Cut a piece of baking sheet sligthly smaller than the pan (or aluminum sheet) and grease it.
With the help of a teaspoon form little piles of dough on the baking sheet, then lay in the hot oil. Cook the arancini for a few minutes, turning them at half cooking, then drain on kitchen paper.
Proceed in the same manner until the end of dough , carefully removing each time the baking sheet from the pan and putting it on a plate.

Serve the arancini warm, dusting with icing sugar just before .

venerdì 17 aprile 2009

Una bisque a pois (rosa!)

TORCIGLIONI SCAMPETTI E CARCIOFI CON BACCHE ROSA


L'anno scorso più o meno in questo periodo facevo la mia prima esperienza nella preparazione di una bisque, grazie ai favolosi ravioli ai gamberoni di Sandra: ma che avevo fatto in tutti i numerosi anni passati a sfogliare riviste di cucina?? Evidentemente mi devo essere abbioccata ogni volta che arrivavo ad una ricetta che prevedeva questo tipo di salsa, oppure tutte le riviste ed i libri di cucina si sono aggregregati in una congiura contro di me per evitare in tutti i modi che ne venissi a conoscenza (si, questa mi sembra decisamente un'ipotesi attendibile), il mistero è fitto.....
Fatto sta che da allora non posso sgusciare dei crostacei senza che mi venga il desiderio urgente di metterli in padella ricavarne questo brodino che in genere poi addenso con la farina, e soprattutto che non pensi con acuto rimpianto a quello chinoise appeso nell'unico negozio dove lo abbia visto in vendita, dove da un anno circa pende in attesa che a me passino le remore di spendere 30 euro per un colino conico (Lydia, magari questo fine settimana vado in quel posto pericolosissimo che mi hai suggerito tu, e lo trovo a 27,50 euro! Allora sì che lo compro :)
Mi sarebbe tanto piaciuto avere dei mezzi paccheri trafilati al bronzo per questa ricetta improvvisata di sabato, con dei gamberetti conservati in freezer e dei tenerissimi carciofi, ma siccome era appunto una ricetta improvvisata, mi son dovuta accontentare di un ordinario pacco di pasta (gia' aperto) trovato in dispensa: e vabe', meno uno, nel marasma di pacchetti aperti che non so mai come consumare :)
Se li avete dei paccheri, interi o mezzi, usateli, e se non li avete....andateli a comprare prima di mettervi ai fornelli!! :)
Update one year later: Lory (quante ne sa e quante ne ho imparate da lei!) suggerisce che si puo' evitare di aggiungere farina alla bisque se si ha la cura di far tostare reventivamente i carapaci in forno: questo fa loro rilasciare l'albumina, che contribuitra' ad addensare la salsa.
.
Ing: (per 2-3 persone)
250 g di torciglioni
150 g di scampetti
2-3 carciofi
Maggiorana
Mezzo scalogno
Un cucchiaio di bacche rosa
Due cucchiai di olio extravergine
Un cucchiaio di farina
Mezzo bicchiere di vino bianco


Tempo di preparazione: 40-60 minuti


Pulire gli scampetti e mettere da parte teste e carapaci. Eliminare l'intestino dalle code e metterle da parte.
In una padella a bordi alti mettere un cucchiaio di olio, i carapaci, schiacciandoli bene con una forchetta, mezzo cucchiaio di bacche rosa schiacciate, un cucchiaino di maggiorana e lo scalogno tritato, bagnare con il vino, poi coprire abbondantemente di acqua fredda e cuocere a fuoco medio-basso, fino a quando il liquido non si restringe della metà.
Filtrare il brodino con il colino cinese, o se ne siete sforniti come me, con un setaccio, schiacciando bene per recuperare il liquido trattenuto dai carapaci.
Mettere la farina in una casseruola e stemperarla con il liquido filtrato, mescolando bene in modo da non avere grumi.
Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione, sempre mescolando: se necessario far restringere la bisque, che deve essere un po' più densa della panna fresca, giusto per capirsi :)
In una casseruola portare ad ebollizione abbondante acqua salata.
Pulire i carciofi ricavandone i cuori, tagliarli a fettine e rosolarli in una padella antiaderente con un cucchiaio di olio.Quando sono quasi cotti aggiungere le code degli scampetti, far cuocere ancora un minuto e togliere dal fuoco.Cuocere la pasta togliendola quando è ancora al dente, conservarndo un paio di mestoli di acqua di cottura. In una padella capiente versare la pasta, i carciofi con gli scampetti, le restanti bacche rosa e la bisque, leggermente diluita con un po' di acqua di cottura della pasta.
Portare a cottura la pasta sempre mescolando, e aggiungendo se necessario, ancora un po' di acqua di cottura. Servire subito.

PACCHERI WITH HARTICHOKES, LITTLE NORWAY LOBSTERS AND PINK BERRIES


Ing: (for 2-3 servings)
250 g paccheri (macaroni)
150 g of little Norway lobsters
2-3 artichokes
A teaspoon Marjoram
Half a shallot
A tbs of pink berries
Two tbs of extravirgin olive oil
A tbs of plain flour
Half a glass of white wine

Preparation time: 40-60 minutes

Clean Norway lobsters and put aside heads and carapaces. Remove the intestine from the lobsters tails and put them aside. In a high edges frying pan put a tbs of olive oil, the carapaces (crushing them well), half a tbs of crushed pink berries, the marjoram and minced scallions, add white wine, then cover with plentiful cold water and cook on low-medium heat until the liquid shrinks by half. Filter this broth with a chinoise, (or with a sieve), pressing well to recover the liquid retained by carapaces. Place the flour in a saucepan and mix with the filtered liquid, stirring well to avoid lumps. Put on medium heat and bring to boil, always stirring, until the bisque has the density of fresh cream, just to understand:)
In a saucepan, bring salted water to boiling . Clean the artichokes harvesting only the hearts, cut into slices and brown in a non-stick frying pan with a tablespoon of oil. When they are almost cooked add the Norway lobster tails, cook another minute and remove from heat.
Cook pasta, straining it is still lightly underdone ("al dente"), retaining a couple of ladles of cooking water. In a large frying pan pour the pasta, artichokes with Norway lobsters, the remaining pink berries and the bisque, slightly diluted with a little cooking water.
Let macaroni cook always stirring, adding if necessary, a little of cooking water. Serve immediately.

mercoledì 15 aprile 2009

My ciofeca's day: le indimenticabili arance

DESSERT ALLE ARANCE (ANCHE DETTO COSTA D'AVORIO)





Recentemente di ciofeche me ne sono venute a ripetizione, tanto che sono stata seriamente tentata di pubblicarle tutte quante, avrei avuto senz’altro molte chances di vincere il concorso indetto da Alex. Sarà che, con tutta la buona volontà, la mente era altrove.

Pero’ la cara Alex ci ha chiesto di raccontare una storia, e questa delle arance io dovevo raccontarla, a mo’ di purificazione, per liberarmi dell’infame sigillo impresso nella memoria delle mie compagne di classe, che ancora le ricordano con terrore , e che ancora sorridono discretamente quando casualmente, loro stesse le evocano (in realtà si sganasciano…sempre discretamente, ovvio).
Dunque, il fattaccio risale al quinto anno delle scuole superiori, e vede protagoniste involontarie le quattro compagne di classe con le quali, più che una cricca, avevamo formato un’associazione a delinquere, mia sorella e mia madre, nel suo ruolo di mamma italiana, comprensiva ed indulgente fino al sacrificio massimo :).

Già dall’anno prima avevamo inaugurato la tradizione di festeggiare i rispettivi compleanni con un pranzo, che fosse cucinato dalla mamma, o in parte da noi, doveva svolgersi in casa, e possibilmente con un menu che accontentasse i gusti di tutte (rischio l’autopsia dei piatti incriminati, eliminare le bietole da un piatto di risotto alle bietole ad esempio, e’ da guinness, ve lo garantisco).
Alcuni piatti erano fortemente richiesti, altri implorati, tutto il resto era lasciato alla fantasia dell’ospite di turno.
Inutile dirlo, anche allora la mia fantasia galoppava parecchio, basata sempre sui libri che giravano in casa e sulle ricette che leggevo dalle riviste, ed in particolare c’era una raccolta a schede di cui ho parlato spesso anche qui, che mi ha davvero formata, da ABA a GHI, beninteso, che là si era fermata la pazienza del mio papà :)

Una di queste schede riportava una ricetta dal nome lussureggiante “Dessert Costa d’Avorio”, appunto, ed una foto che, all’epoca, faceva un certo effetto: quattro vaschette fatte con le arance svuotate, riempite di una crema di colore arancio chiaro, voluttuosamente spremuta dalla bocchetta dentellata della sac-à-poche.
Dopo esserci passata sopra decine di volte, decisi che quello sarebbe stato il dolce per il pranzo con le amiche del mio diciannovesimo compleanno: mi emozionava preparare per la prima volta una crema a bagnomaria, fino ad allora con quel sistema ci avevo sciolto a malapena il cioccolato.
Mia madre decise di reprimere i suoi dubbi, sapeva che esprimerli non sarebbe servito a nulla, ero tanto diligente e poco ribelle nei doveri scolastici ed in quelli casalinghi, quanto indomabile ed “inguidabile” in cucina: dovevo fare a modo mio, dovevo sperimentare, i consigli dell’esperienza mi annoiavano e mi sembravano inutili, almeno al di fuori delle pietanze ben assestate della cucina di casa, che, neanche a dirlo, non mi interessava neanche un po’.
Misi dunque a bagnomaria le uova e lo zucchero, poi il latte, e pazientemente mescolai fino a quando il composto si addenso’, gonfiandosi leggermente.
A quel punto aggiunsi la polpa ricavata dalle arance frullata, seguendo diligentemente la ricetta, e continuai a mescolare, aspettando che la crema magicamente si addensasse di nuovo.
La crema ovviamente non si addenso’, anzi, e ovviamente a furia di stare al calore, le uova si stracciarono nel liquido giallognolo, e cosi’ ad un certo punto mi resi conto di aver perso ogni speranza.
Il danno pero’ era fatto, non avevo tempo di preparare altro: riempii le vaschette con quella strana crema, e le misi in freezer, sperando che diventassero un gustosissimo gelato all’arancia.

A quel punto la ciofeca aveva raggiunto già un buon livello di orripilanza, ma io non ebbi neanche il buonsenso di tirar fuori dal frigo le vaschette in anticipo, cosi’ quello che le mie amiche si videro servire come dessert, era un oggetto semisferico contundente di colore arancio chiaro, che opponeva un’ostinata resistenza al cucchiaino: mentre loro ridevano già di gusto, come avrebbero continuato a fare per molto tempo, mia madre grattava pazientemente la crema coriacea ripetendo: ma no, si puo’ mangiare, bisogna solo aspettare un po’……cuore di mamma!!!!
Sono prove d’amore materno che uno non dimentica :)


Al fine di raccontare il fatterello, il dolce l’ho dovuto rifare, ma poiché la ricetta era completamente sballata (e si, la mitica raccolta a schede aveva toppato in quel caso, me ne sono fatta una ragione) e a me non andava di buttar via uova, arance e zucchero, ho provato a farne una variante aggiungendo dell’amido di mais per addensare, e gli albumi montati a neve al posto dei soli tuorli per ottenere un effetto soft, ed il risultato mi ha notevolmente soddisfatto. Certo, la crema non meritava di finire nelle mezze arance svuotate, sarebbe stata molto meglio in un bicchiere o in una coppetta, ma la storia andava rivissuta, almeno in parte :)

Ing: 3 uova
60 g di zucchero
4 arance
400 ml di latte
2 cucchiai di amido di mais

Tempo di preparazione: 30/40 minuti

In una casseruola mettere i tuorli e lo zucchero: metterla a bagnomaria e mescolare con la frusta fino a quando il composto non si addensa (ci vorranno almeno 15 minuti, l'acqua deve fremere, mai bollire), Togliere dal fuoco e rimestare spesso, fino a raffreddamento, poi trasferire la crema in una ciotola più grande..


Ricavare il succo dalle quattro arance senza rovinare le scorze (io ho dovuto tagliarle a metà, se volete usare delle belle calotte semisferiche divrete usare altre 4 arance da svuotare accuratamente con il coltellino), e filtrarlo. In un pentolino mettere l'amido di mais e stemperarlo poco a poco con ill succo d'arancia, in modo da non formare grumi. Mettere su fuoco medio e farlo addensare, rimestando in continuazione (basteranno circa 5 minuti). Togliere dal fuoco e far raffreddare.


Montare a neve ferma gli albumi, aggiungendo qualche goccia di limone.
Aggiungere il succo d'arancia gelatinoso" alla crema di uova, mescolando accuratamente, poi incorporare gli albumi mescolando delicatamente dall'alto verso il basso per non farli smontare.
Sistemate la crema dove volete (scorze d'arancia, bicchierini, coppe, ecc.) e conservatela in frigo fino al momento di servire. Secondo me è una farcia delicata, che può andar bene anche per farcire torte, choux, etc.

ORANGES DESSERT (ALSO CALLED COTE D'IVOIRE DESSERT)



Ing: 4 eggs

60 g sugar

400 ml milk

2 tbs of cornstarch

4 oranges

Preparation time: 30/40 minutes

Put the egg yolks and sugar in a saucepan : put it in a bainmarie and stir with the whisk, add the milk and go on whisking until the mixture thicken (it will take at least 15 minutes, the water must tremble, never boil).

Remove from heat and stir often, until cool, then transfer the cream into a bigger bowl .Squeeze the four oranges without breaking the zest (I had to cut them in half, if you want to use the beautiful semi-caps, use 4 more oranges to empty thoroughly with the cutter) and filter it. In a little sauce pan put the cornstarch and mix it little by little with the orange juice, to avoid lumps. Put on medium heat and thicken it, stirring constantly (about 5 minutes will be enough). Remove from heat and let cool.

Whip the egg whites adding a few drops of lemon, until they form stiff peaks. Add the "gelatinous" orange juice to the egg cream, mixing thoroughly, then incorporate the egg whites, stirring gently from top to bottom. Place the cream how you prefer (into orange peel, into glasses, cups, etc..) and keep refrigerated until serving. I think it is a delicate filling, which can go stuffing cakes, choux, etc..



sabato 11 aprile 2009

Buona Pasqua


E' il secondo anno che fallisco miseramente nella preparazione dell'uovo di cioccolato, dovrò rassegnarmi al fatto che non ne sono capace, o almeno a comprare un altro stampo. Quest'anno però ho deciso non solo di regalarlo comunque (sperando nell'indulgenza di chi lo riceve), ma anche di pubblicarlo, visto che mi rappresenta abbastanza bene...
Un uovo sconquassato, come mi sento io da lunedi, o meglio, come è il mio stato d'animo.

Vorrei che questa fosse una Pasqua di speranza per tutti, ma la speranza non basta, bisogna costruire un futuro, un futuro che non sia fragile come quello che l'Aquila, ed i paesi intorno, si sono appena lasciati alle spalle.

Vi rimando di nuovo qui, o da Alex, o da Viviana, dove troverete tanti modi per aiutare le popolazioni dell'Abruzzo, tanti enti che si stanno mobilitando. Scegliamone uno di cui ci fidiamo (in questi casi purtroppo c'è sempre un po' di timore che i fondi vadano "dispersi"), e non lasciamo che questo timore, o la routine di tutti i giorni, che ci fa dimenticare tutto, ci impediscano di essere utili.

Una cosa che si può fare con un solo dito: mandare un sms al 48580 per donare un euro, o telefonare allo stesso numero da telefono fisso per donare 2 euro.

Buona Pasqua, a tutti, anche se per molte, troppe persone, sarà una Pasqua di dolore e smarrimento. A tutti loro auguro una Pasqua di speranza e di coraggio, sicura che l'Abruzzo saprà rimettersi in piedi e ricominciare.

mercoledì 8 aprile 2009

La lasagna dimostrativa (no, non vi insegnerò a fare la sfoglia!)

LASAGNA AI CARCIOFI CON CACIOCAVALLO



Una lasagna: una lasagna che trasuda tradizione, che esibisce il bollino "vengo direttamente dai ruggenti anni ottanta", una lasagna che profumerebbe di mani sapienti affondate nella farina e nelle uova, se non fosse che viene direttamente da Mr. Frog passando dalle celle frigorifere del supermercato, una lasagna che a dispetto di ogni razionale considerazione su colesterolo e trigliceridi trova sempre grande approvazione, una lasagna che si prepara in mezz'ora, piu' o meno, comprese preparazione di besciamella e carciofi e cottura in forno, considerando anche una distesa conversazione nel mentre della composizione sfoglie/prosciutto/grattata di parmigiano, ecc, con gli ospiti che sono arrivati puntuali mentre voi siete come al solito in ritardo.

Be', voi. Ditemi che qualche volta è successo anche a voi :D.

Insomma, non è che ci sia molto da scrivere su questa ricetta (a parte che ho comprato per la prima volta le mammole e che sono rimasta sbalordita per quanto sono teneri questi carciofi, ed anche il caciocavallo, ma si può, non l'avevo mai assaggiato!), la lascio scorrere come messaggio subliminale per qualcuno che si è erroneamente convinto che nella mia cucina si producano solo pietanze infarcite di innominabili e sconosciute spezie, a danno soprattutto del consorte :), e che qualche giorno fa mi ha fatto parecchio pensare con la frase "io e te abbiamo una visione della cucina diametralmente opposta": mi ha fatto parecchio pensare prima di tutto perchè non avevo mai messo completamente a fuoco la mia visione della cucina, a parte la certezza che è una visione molto appassionata, purtroppo per la mia bilancia, e che racchiude, oltre al cibo, tutto l'universo mondo della conoscenza e della comunicazione, da chi è vicinissimo, a chi è più lontano.

E poi, scusa....ma come diametralmente opposta...ma forse non ti sei mai accorto che quando ho potuto sperimentare la cucina di casa tua (be' di tua moglie, diciamolo!) l'ho molto, e dico molto, apprezzata.....per non dire che ero quasi commossa davanti a quel danubio, per dirne una, che chi se lo scorda...e poi, è ora che tu lo sappia, in quel gulash che vi ho cucinato tanto tempo fa c'era il cumino, ecco, l'hai mangiato a tua insaputa :-D (ops, sono passata dalla terza alla prima persona, mi sono infervorata ).

Ah, e mi avete approvato anche il cardamomo nella crostata, occhio che piano piano vi trascino nel tunnel :)
.
AGGIORNAMENTO: Anna, alias miss kappa, e' una blogger abruzzese, come tanti altri vive in macchina da qualche giorno e non puo' piu' comunicare tramite il suo blog.
Per aiutarla (a tutti noi "fa bene" avere notizie da chi realmente vive la situazione, visto che con il giornalismo ufficiale siamo messi come siamo messi), si puo' contribuire ad una colletta per l'acquisto di un portatile ed una chiavetta per la connessione, da Marina.

Ing: (5-6 porzioni)
Fogli di pasta fresca all'uovo per lasagne 250 g
4 carciofi mammole

200 g di caciocavallo dolce (o scamorza)

1 hg di prosciutto cott0
Olio extravergine, uno spicchio di aglio


Per la besciamella
50 g burro

50 g farina

700 ml di latte
sale, noce moscata


Tempo di preparazione: 30/40 minuti



Pulire i carciofi ricavando solo i cuori, eliminare la peluria, tagliarli a spicchi e gettarli in acqua acidulata con succo di limone.
In una padella mettere un cucchiaio di olio e lo spicchio d'aglio tagliato a metà, i carciofi strizzati ed un filo di acqua fredda. Coprire con un coperchio e cuocere a fuoco medio finchè i carciofi sono teneri (circa 10 minuti).

Preparare nel frattempo una besciamella fluida: in una casseruolina far scioglierre il burro, aggiungere la farina e far rosolare per un minuto, mescolando: versare poco a poco il latte caldo, continuare a mescolare con l'aiuto di una frusta per evitare la formazione di grumi. Appena la besciamella arriva a bollore, spegnere, aggiungere della noce moscata grattugiata e aggiustare di sale.
Comporre al lasagna: io per abbreviare la cottura in forno ho scottato le foglie in acqua bollente
salata con una goccia di olio, ma secondo le istruzioni sulla confezione avrei potuto usarle anche crude.

Imburrare una pirofila e disporvi il primo strato di sfoglie, e distrubuirvi sopra qualche cucchiaio di besciamella, poi aggiungere parte del prosciutto cotto, gli spicchi di carciofo, del caciocavallo tagliato a fettine, una spolverata di parmigiano grattugiato.
Sovrapporre un altro strato si sfoglie mettendole in senso contrario al precedente e continuare fino ad esaurimento degli ingredienti (a me sono venuti sono due strati).
Sull'ultimo strato, che deve essere di pasta, distribuire ancora della besciamella, il parmigiano, e qualche fiocchetto di burro. Infornare a 220 gradi per 10-15 minuti.

PS: la vita deve procedere, e si torna a cucinare, ma NON DIMENTICHIAMO di pensare al popolo abruzzese, e di aiutare. Ogni tanto tornero', come un grillo parlante :)


LASAGNE ARTICHOKES AND CHEESE



Ing: (5-6 servings)
Sheets of fresh lasagne pasta sheets 250 g
4 violet artichokes
200 g of cheese (like caciocavallo)

1 hg of cooked ham
Olive extravirgin oil,

a clove of garlic



For the sauce béchamel


50 g butter

50 g flour

700 ml of milk
salt

nutmeg
.

Preparation time: 30-40 minutes



Clean the artichokes obtaining only the tender heart, remove the internal "hair", cut into slices and put in water added with lemon juice. In a frying pan put a tablespoon of olive oil and the clove of garlic peeled and cut in half, squeezed artichokes slices and a wisp of cold water. Cover with a lid and cook on medium heat until the artichokes are tender (about 10 minutes).

In the meantime prepare a bechamel sauce: melt butter into a pan, add flour, and stirring with a wooden spoon, let cook for one minute: gradually pour the hot milk, continuing to mix with the help of a whisk to avoid the formation of lumps.

Once the sauce slightly boil,s turn off, add the grated nutmeg and salt. Now, you have to compose the lasagna. In order to shorten the oven cooking time, I parboiled the lasagna sheet in boiling salted water with a drop of oil, but according to the instructions on the package I could have used them even raw.
.

Grease a baking dish and cover its base with the first layer of sheets, top with a spoonful of bechamel sauce, then cover with add ham slices, cheese cut into slices, a sprinkling of grated parmesan. Put another layer of sheets over the seasoning, putting them in the opposite direction respect to the previous one, and continue until exhaustion of ingredients (I had three layers of sheets and two layers of seasong). Last layer must be sheets of pasta. eTop this last layer whith bechamel,some grated parmigiano cheese and some butter here and there. Bake at 220 degrees for 10-15 minutes (then if you oarboillthe sheet, 15 otherwise).

Let it rest five minutes before serve.

lunedì 6 aprile 2009

Emergenza terremoto in Abruzzo

Scrivo questo post non per esternare i miei sentimenti,che penso non siano diversi da quelli di tristezza e prostrazione che proviamo tutti, ma per provare nel mio piccolissimo ad essere utile.
Ho parlato questo pomeriggio con il uno dei fondatori della Protezione Civile di Sicignano (SA), dove ho seguito qualche anno fa il corso come volontaria: lui mi ha ricordato che in questi primi due o tre giorni c'è assolutamente bisogno che i soccorsi siano effettuati da persone specializzate ed organizzate.
Anche per le raccolte di fondi, o di beni materiali conviene aspettare che ci siano precise direttive dalla Protezione Civile, o dalla Croce Rossa, o da altri enti ufficiali ***.
Riporto il messaggio che ho trovato stasera su Facebook, riguardo la ricerca che l'Unione degli Universitari sta facendo per trovare posti letto, chiunque abbia disponibilità di alloggi li contatti:
.
Tel: 06.43411763 (attivo da domani mattina, ore 9.30)
.
Allo stesso scopo Francesca segnala anche questo numero: 0854308309
.
Riporto anche questi numeri da lei riportati:
.
Per volontari addestrati: 3270499293.
Per viveri, coperte, medicinale o altro: 800.860.146 oppure 06.68208.
.
Inoltre, sempre una nota su FB riporta i numeri seguenti:

Per volontari da Pescara: telefonare al Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627

Per quanto riguarda la donazione di sangue: sembra che l'emergenza sia finita.

***Sono già attivi dei C/C della Croce rossa, li trovate qui: http://www.cri.it/

Un aiuto veloce, che si puo' dare subito: sms al 48580 per donare 2 euro

Chiunque di voi voglia correggere o integrare queste informazioni è benvenuto.

Update: da Alex trovate tanti modi per dare un sostegno economico.

venerdì 3 aprile 2009

La fava di quiz (non c'entra Mike Bongiorno)

INSALATA DI BOULGHUR, SPINACI E FAVE


English below


Cosa rappresenta la primavera per un barese? Giornate piu' lunghe, aria tiepida, mandorli in fiore, natura che rinasce.......questo lo accomuna a tutti gli abitanti della parte medio bassa dell'emisfero boreale ovviamente :), ma il fatto che sia qui a parlarvene vi avrà fatto nascere il sospetto che c'è qualcosa di più, direi almeno un paio di cose, una di mare, ed una di terra :)
Partiamo da quella di mare: l'osservazione che MaRzo ed ApRile sono due mesi con la R puo' sembrare irrilevante ai più, eppure segna il periodo in cui é possibile pescare i ricci di mare prima del fermo biologico (che scatta il primo Maggio), pescare a mangiarli ovviamente, ma non pensate a pietanze complicate (no midollo, please :), o anche a degli tradizionali spaghetti, no: per gustare i ricci nella giusta stagione basta un chiosco sul mare (scendendo verso Brindisi, magari proprio a Savelletri), un ristoratore che si sia punto le mani al posto vostro e del buon pane (di Altamura, che ve lo dico a fare) con cui fare la "scarpetta". E' felicità pura, credetemi :)
E se non è felicità, si rivela quantomeno un sollazzo di fine pasto il baccello di fava novella, da aprire con le mani per estrarne le tenere capsule verdi, da sbucciare e mangiare mentre si chiacchiera pigramente prima del caffé. Ebbene, per qualche motivo che ancora oggi mi sfugge, le fave novelle a Bari diventano le fave di quiz, anzi, solita richiesta di aiuto ai naviganti: se qualcuno conosce l'etimologia della parola, e non pretende di farla risalire ad un fantomatico soggiorno a Bari di Mike Bongiorno nel periodo dell'anteguerra, per favore, mi tolga dall'ignoranza! :)


Le fave di quiz dunque incontrano in questo caso il boulghour per un simpatico melting pot, anzi, in una simpatica insalata, tecnica di approccio da due lire per il primo esperimento con uno dei cereali base della cucina africana e orientale, insalata in cui finalmente ho potuto usare l'aglio fresco comprato e fotografato settimane fa (Alex ne ha fatto una foto molto piu' bella nel frattempo, ma io dovevo rendere onore al mio bulbetto capelluto, o no???) e un po' degli spinaci avanzati di qui, nonché quella bottiglietta di olio che ospitava un rametto di timo da sei mesi, più o meno.


Più melting pot di cosi' :D


Ing: 200 g di Boulghour

3 cm di aglio fresco tritato
50 g di fave già sgusciate
100 g di spinaci freschi, puliti e spezzettati
Olio extravergine al timo
Formaggio dolce (fontina) a dadini
un cucchiaino di aceto di miele
sale


Tempo di preparazione: 30 minuti



Portare a bollore dell'acqua in una pentola, versarvi il boulghour precedentemente sciacquato e farlo cuocere per circa 15 minuti, mescolando ogni tanto.
A fine cottura scolarlo e versarlo in una insalatiera: condirlo con un cucchaio di olio al timo e lasciarlo raffreddare.
Aggiungere poi gli altri ingredienti (spinaci, fave, aglio, formaggio, aceto e sale), mescolare bene e servire. Se volete conservarla in frigo per qualche ora prima del consumo, aggiungete l'aceto solo prima di servire.

BOULGHOUR SALAD WITH SPINACH AND BROAD BEANS



.......
........

Ing: 200 g Boulghour
3 cm of fresh minced garlic
80 g of fresh broad beans already shelled
100g of fresh spinach cleaned and chopped
Olive oil thyme scented
soft cheese (fontina) diced
a teaspoon of honey vinegar
salt



Preparation time: 30 minutes



In a sauce pan bring water to boil, add the boulghour previously rinsed and cook for about 15 minutes, stirring occasionally. At the end of cooking, drain it and put it in a cup: season with a tbs of thyme scented oil and let cool. Then add the other ingredients (spinach, beans, garlic, cheese, vinegar and salt), mix well and serve. If you want to keep it in the fridge for a few hours before consumption, add the vinegar just before serving.

mercoledì 1 aprile 2009

In Veneto, una cena da gourmet e una roba da bambini!

PESTAREI AL LATTE


A volte mi chiedo se c'è troppa baresità qua dentro. Mi chiedo se non abbia trasformato un blog di esperimenti culinari e di curiosità gastronomiche in un angolo orgoglioso e arroccato della città (e della regione) da cui provengo.

Rispondere a questa domanda non mi sembra vitale a dire la verità, e piuttosto che buttar giù tutte le cose inutili che invece avevo pensato di scrivere sul piacere di scoprire che forse così non appare a chi legge (non c'è bisogno ogni volta di fare la genesi di un post, ecchèèèèè!) , vi faccio una segnalazione che mi sembra interessante :)

Il 30 aprile, a Treviso, presso la Villa Marcello Giustinian, si terrà un evento enogastronomico nell'ambito della rassegna "Cena di note", un ciclo di serate organizzate (anche) dal Corriere Veneto e dalla rivista Papageno per unire l'alta cucina del Veneto alla sua importante tradizione musicale.

Il menu sarà ispirato al gastronomo (e attore) Giuseppe Maffioli, che ha avuto tra l'altro il merito di individuare l'origine del tiramisù proprio a Treviso all'inizio degli anni 70 (decisamente un'invenzione che ha migliorato la vita dell'umanità! Un'altro articolo interessante is here), e sarà realizzato dagli chef veneti Davide Gobbo (della stessa Villa Giustinian) e Filomeno “Mimmo” Salerno del Relais Monaco (Ponzano Veneto).
La parte musicale è invece dedicata alla soprano veneta Toti dal Monte, ed è curata dal direttore d'orchestra veneziano Alessandro Tortato, che accompagnerà al pianoforte Francesco Grollo - tenore - e Alessia Nadin - Mezzosoprano.
In tutto cio', io sono un bel po' lontana dal Veneto, e sicuramente mi sarà difficile passarci nelle prossime settimane, dovro' accontentarmi di seguire a distanza l'evento che pero' mi sembra davvero interessante e ben organizzato.....se siete vicini, pensateci!

Da quando la rivista Papageno si è messa in contatto con me per parlarmi di questo evento, mi sono resa conto che la mia ignoranza sulla cucina veneta e istriana è pressochè abissale.....ecco perchè ho passato parte degli ultimi giorni a cercare di colmare le mie lacune (se qualcuno ha fatto l'associazione mentale lacune-lagune si vergogni, subito, come ho fatto io :) almeno teoricamente: risi e bisi, fegato alla veneziana, baccalà mantecato, bene o male mi suonavano familiari, ma la cucina regionale non è mai stilizzata come la si dipinge, quella italiano soprattutto si rivela sempre estremamente sfaccettata, e cercando cercando sono incappata nei presidi Slowfood della regione Veneto.
Tra questi c'e' il mais bianco perla, dal quale si ricava la farina per la polenta bianca: usata oggi soprattutto in abbinamento con il pesce, ha fatto parte fin dagli inizi del secolo scorso della dieta, anche quella povera, delle popolazioni del veneziano e del trevigiano.
Questi pestarei sono quanto di più semplice potessi trovare, il fatto che si preparassero soprattutto per i bambini me li ha resi immediatamente simpatici :)

In questa tenerissima raccolta (pdf) di racconti di bimbi in dialetto veneto, a pag. 82, sono appunto citati i pestarei, che il nonno di uno di questi bimbi mangiava con il latte appena munto. Peccato che la farina bianca quaggiù sia introvabile (ma cio' non vuol dire che rinuncero' a cercarla), io per questa volta ho utilizzato una farina fioretto.

Ho preparato una polentina con 200 g di farina versati a pioggia in 600g di latte + 150 g di acqua portati ad ebollizione, cuocendo pochissimo, circa 15 minuti (non conosco invece i tempi di cottura della farina bianca) sempre rimestando con il cucchiaio di legno: su un altro fornello ho messo un pentolino di acqua bollente per aggiungerla quando la polenta si induriva troppo.

La polenta va versata in una scodella quando è ancora bollente, e ci si versa sopra del latte FREDDO (questa cosa mi è piaciuta assai). Io l'ho gustata sia così, appena fatta, che come appare nela foto, fatta rassodare, porzionata e poi riscaldata, sempre con aggiunta di latte freddo.

Siccome sono una golosa impenitente, l'ho spolverata di cassonade chiara (in secondo piano) e di zucchero semolato e cannella (in primo piano): fotografata e mangiata...a colazione naturalmente!