lunedì 30 marzo 2009

La via lastricata di buone intenzioni è alberata di foglie di spinaci :)

INSALATA DI SPINACI, MELA VERDE E SPECK
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Per la serie cominciamo la settimana in leggerezza, soprattutto considerando che a dispetto del marzo pazzerello la primavera metereologica ( non parliamo di quella del calendario, please, ho appena telefonato a Chi l'ha visto) e soprattutto l'estate (odddioooooo!!!) si stanno avvicinando paurosamente.
Per tutto l'inverno non ho pubblicato neanche una ricetta con gli spinaci, ed a pensarci bene non l'ho fatto neanche l'inverno scorso: me ne rendevo conto col passare delle settimane, mi accorgevo della lacuna, ma non riuscivo a buttar giù niente di interessante con gli spinaci cotti (tanto buoni e salutari gli spinaci, ma quanto sono bruttini da lessi) e non riuscivo a comprarli freschi, soprattutto!
Ho mangiato innumerevoli ed innominabili cubetti di spinaci surgelati per tanto tempo anni fa, ma adesso non ce la fo' :), per cui ho atteso pazientemente di trovarli dal fruttivendolo e quando ci sono risucita, colpo di scena, ho dovuto pulirli e congelarli causa partenza improvvisa :)
Li ho ritrovati nel banco della verdura qualche giorno fa, e per festeggiare mi sono preparata un'insalata che non facevo da anni, chissà perchè (no, lo so perchè, ma non spiattellerei mai al mondo intero che l'amato bene si rifiuta decisamente di mangiare gli spinaci crudi in insalata, no! :) n0nostante sia semplice negli ingredienti e nella preparazione - vorrei vedere, è un'insalata! - e nonostante l'abbia amata subito, appena letta su quel numero di Anna in cucina di non so quanti anni fa, ricordo solo che costava mille lire :)
Forse l'ho già detto, ma ovunque si trovino gli autori, i redattori, ed i cuochi che collaboravano con quella rivista, sappiano che li rimpiango parecchio :)

PS: spero che nessuno si sia spaventato per il titolo del post!!!! Tranquilli, la via di cui parlo io più che all'Inferno porta nello studio del dietologo :)

PS2:mi sono accorta solo ora che ho recuperato la rivista che le mandorle non compaiono nella ricetta.....ma ci stanno benissimo!

Ing: 400 g spinaci freschi

1 mela Granny Smith

200 g di speck** ( era pancetta sull'originale) tagliato in due fette

50 g di mandorle pelate

un limone
Olio extravergine, sale
Un cucchiaio di senape à l'ancienne (io l'ho dimenticata!)

Tempo di preparazione: 20 minuti

**Affinchè l'insalata sia davvero priva di glutine, assicuratevi che lo speck (o il bacon) siano gluten free

Lavare accuratamente gli spinaci (servono almeno tre risciacqui per eliminare tutti i residui di terra), scolarli ed eliminare i gambi (tranne i più sottili) e le foglie meno tenere (che si potranno cuocere per un'altra preparazione).
Tagliare lo speck a dadini e farlo tostare per qualche minuto in una padella antiaderente, poi sgocciolarlo dall'eventuale grasso (ma nello speck ce n'è davvero poco) e tenerlo da parte.
Tagliare le mandorle a filetti, poi sbucciare e tagliare a dadini la mela, irrorandola con il succo di limone.
Unire in un'insalatiera gli spinaci (spezzettare le foglie più grandi), lo speck, i dadini di mela, le mandorle: condire con olio di oliva extravergine e sale, e servire subito (se se prepara in anticipo l'importante è unire le mele ed il condimento all'ultimo momento, per evitare di "cuocerla").

SPINACH SALAD WITH SPECK AND GREEN APPLE


Ing: 400 g fresh spinach
1 Granny Smith apple
200 g of speck (bacon in the original recipe) cut in two slices
50 g of peeled almonds
half a lemon
Olive oil, salt
1 tbs of Dijon mostard à l'ancienne

Preparation time: 20 minutes
PS:pay attention to choose gluten-free speck or bacon if you desire a really gluten-free salad

Wash spinach thoroughly (at least three times to eliminate the dirt), drain and discard the stems (unless the thin ones) and more external leaves (you can cook them for another dish). Cut bacon into cubes and roast it for a few minutes in a non-stick frying pan, then drains it by its fat (speck is mich much less fat than bacon) and keep aside. Cut the almonds in fillets, then peel and dice the apple, sprinkle it with lemon juice.
Combine the spinach into a cup (break up any large leaves), bacon, diced apple, almonds: dress with extra virgin olive oil and salt, and serve immediately (if you prepare it in advance is important to combine apples and dressing at the last minute to avoid "cooking" the salad).

giovedì 26 marzo 2009

Piccantissimo pollo (niente affatto piccante :)

POLLO CHETTINAD



Lo avevo detto che avrei saccheggiato il libro "Spezie da tutto il mondo" anche a costo di barare con gli ingredienti...donna di principio sono, per cui arieccomi con un'altra ricetta copiata a Manisha Harkins, e non una qualsiasi, ma una specialità della comunità Chettiar della regione Tamil Nadu, nell'India sud-orientale, più o meno la zona di provenienza della scrittrice.
La caratteristica della cucina di questa parte dell'India è senz'altro la propensione al peperoncino, usato in abbondanza per rendere i cibi molto piccanti (praticamente separata alla nascita dalla Calabria!!!), anche se io in questo caso non ho potuto esagerare(stomaci erosi da farmaci antiinfluenzali chiedevano pietà :).
Non ho mai avuto grandissimo interesse per la cucina indiana, è cresciuto quest'anno per "colpa" di due libri, credo: il primo è quello che qualcuno mi ha regalato ad agosto (e vale doppio, cara, generosa Pat, sai perchè :), il secondo è "ll dio delle piccole cose", letto sempre l'estate scorsa, che mi ha portato in un paese per me completamente sconosciuto, con una storia che mi era per lo più ignota, e con una tradizione culinaria piena di spezie, di profumi e di colori.
Cosa dicevo a proposito del barare?? Be', giusto un paio di cosine......quanta differenza c'è tra le foglie di curry e quelle di basilico? E quanto sarebbe palese ad un chettiar che dovesse assaggiare la mia versione, l'assenza della pasta di tamarindo, o peggio, la scarsità di peperoncino?
Mi sa che mi rimarrà il dubbio, a meno che uno dei miei colleghi indiano decida improvvisamente di materializzarsi al di qua della linea telefonica....riporto ll ricetta com'è sul libro, mettendo le mie variazioni tra parentesi, come sempre :)


Ing: 8 peperoncini rossi essiccati (...mezzo!!!)

2 cucchiai di semi di coriandolo tostati in padella

1 cipolla finemente tritata

3 cm di zenzero fresco, sbucciato e grattugiato

4 petti di pollo senza pelle, tagliati a pezzi

3 pomodori affettati (avevo mezzo barattolo di pomodori a pezzetti aperto)

2 cucchiai di pasta di tamarindo (assente!)

Per il tarka

2 cucchiai di burro liquido (fuso)

1/4 di cucchiaino di curcuma

4 grani di pepe nero

1/4 di cucchiaino di semi di finocchio

1/4 di cucchiaino di semi di cumino

qualche foglia di curry (foglie di basilico ibernate dalla scorsa estate)

Per guarnire

un pugno di foglie di coriandolo tritate

2-4 peperoncini verdi*, tagliati a metà e prvati dei semi (se e riparla per la versione estiva, non li avevo)

Ridurre in polvere il peperoncino essiccato ed i semi di coriandolo tostati usando un mixer o il mortaio.

Tempo di preparazione: Circa 45 minuti

Preparare il tarka: riscaldare il burro in una padella, unire la curcuma, il pepe, i semi di finocchio, i semi di cumino, e le foglie di curry (se le avete!). Far rosolare alcuni minuti, poi aggiungere la cipolla, infine lo zenzero. Far cuocere per circa 6 minuti (la cipolla deve essere tenera) aggiungendo un po' d'acqua se necessario.

Aggiungere i pezzi di pollo e farlo insaporire bene nel tarka: farli dorare, poi aggiungere i pomodori e acqua per coprire a filo il pollo. Portare a bollore, abbassare la fiamma, e cuocere a fuoco lento per 10 minuti circa (il pollo deve essere cotto). Alcuni minuti prima della fine della cottur aggiugere circa un cucchiaino e 1/4 della polvere di peperoncino e coriandolo.

Se avete la pasta di tamarindo, diluitela con un mestolo di "brodo" del pollo e versarlo nella padella. Se il sughetto è troppo liquido farlo addensare a fuoco vivace dopo aver tolto i pezzi di pollo e averli messi in caldo. Spolverare di coriandolo tritato guarnire con peperoncino verde* .

CHETTINAD CHICKEN

Ing: 8 red dried chillies (half ...!)
2 tbs of coriander seeds roasted in a pan
1 onion, finely chopped
3 cm of fresh ginger, peel and grated
4 chicken breasts without skin, cut into pieces
3 tomatoes affettati (a dozen of cherry tomatoes)
2 tablespoons of tamarind paste (I didn't have!)
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For the tarka
2 tablespoons of liquid butter (melted)
1/4 teaspoon of turmeric
4 grains of black pepper
1/4 teaspoon of fennel seeds
1/4 teaspoon of cumin seeds
few curry leaves (basil leaves hibernated since last summer)
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For garnish
a handful of chopped coriander leaves
2/4 green chillies, cut in half and without seeds (i't a tipically summer vegetable, I didn't have)
Preparation time: About 45 minutes
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Grind the dried chili pepper and the coriander seeds roasted using a mixer or a mortar. Prepare the tarka: heat the butter in a frying pan, add turmeric, pepper, fennel seeds, cumin seeds and curry leaves (if you have!). Brown a few minutes, then add the onion, finally the ginger. Cook for about 6 minutes (the onions should be tender) add some water if necessary. Add the chicken pieces and stir well to mix it with sauce: make them brown, then add tomatoes and water to cover chicken. Bring to boil, lower the heat, and cook at low heat for 10 minutes (the chicken should be tender). A few minutes before the end of cooking add a teaspoon and 1/4 of chilli powder and coriander.
If you have the tamarind paste, dilute it with a ladle of "broth" of chicken . If the sauce is too liquid put on nedium heat after havng removed the pieces of chicken and putting them in a warm place. Sprinkle coriander and garnish with chopped green chilies *.

lunedì 23 marzo 2009

Datemi un panetto di brisée e vi risolleverò il buffet :)

TARTELLETTE BRIE, TOPINAMBUR E CIPOLLA DI TROPEA

Ricetta semplicissima questa, ma che mi è valsa ben due piccole scoperte, una delle quali abbastanza utile, l'altra completamente inutile, ma troppo sfiziosa :)

Comincio ovviamente dalla seconda, quella inutile (chi di voi, come me, comincia a leggere le riviste ed i quotidiani partendo dalla fine anzichè dall'inizio potrà comprendermi e soprattutto dirmi se si tratta di un disturbo patologico :) che poi è inutile fino ad un certo punto, perchè mettiamo che vi troviate a Londra ed abbiate un impellente bisogno di topinambur: non avvicinatevi al fruttivendolo mimando un tubero bitorzoluto, ma chiedete con tutto il vostro aplomb un Jerusalem artichoke !:)

Questo è il nome inglese del topinambur, curioso ortaggio che in realtà non è un carciofo e non viene da Gerusalemme, bensì dall'America, da cui venne poi importato in Europa, e precisamente nei Paesi Bassi. Da qui l'ipotesi che Jerusalem fosse la storpiatura del nome della città Ter Neusen (e ci vuole davvero una fantasia fervida!!), che però ha anche una controipotesi che fa risalire il nome Jerusalem alla parola italiana girasole, visto che i suoi fiori assomigliano a dei piccoli girasoli.

L'altra scoperta, direi veramente dell'acqua tiepida, è che uno stampo di silicone per muffin, o, come in questo caso, a semisfere, evita l'operazione tediosissima di imburrare gli stampini (che si solito sono anche scannellati!!!) per le tartellette, il che per me non è affatto di secondaria importanza :)

Se l'entusiasmo ancora non vi ha privato della concentrazione, e soprattutto dell'appetito, passo alla ricetta, liberamente ispirata alle tartellette al gorgonzola di Lydia: non ci sono le pere e non c'è il gorgonzola, un'interpretazione anarchica più che libera, ma col beneplacito dell'autrice sul fatto che il gorgonzola possa essere sostituito dal Brie (non ce la faccio davvero a mangiarlo, magari in un'altra vita...), e adattata ulteriormente per usare il topinambur, prima volta in assoluto che lo trovavo e che lo cucinavo.

La pasta brisée, non propriamente tale, l'ho tratta da L'ésprit d'un chef di Michel Roux, l'ho trovata una buona ricetta, la pasta è sufficientemente malleabile e dopo la cottura è friabile ma non "fragile".

PS: Mi è venuto proprio ora in mente che potrebbero tornare utili ad una certa amica mia per un certo buffet.....Cla, che ne dici??? :))

Pasta brisée (Michel Roux)
250 g di farina 00
160 g di burro (140) tagliato a pezzetti
1 uovo
5 g di sale fino (mezzo cucchiaino)
un pizzico di zucchero
1 cucchiaio di latte freddo

Per la farcia
1 topinambur (circa 25o g)
120 g di brie
160 g di crème fraiche
latte q.b
1/2 cipolla di Tropea affettata sottilmente


Tempo di preparazione: 50 minuti più un'ora di riposo

Preparare la pasta brisè impastando velocemente tutti gli ingredienti tranne il latte: solo se necessario aggiungerne un po' per ottenere un impasto omogeneo. Avvolgerlo in un foglio di pellicola e far riposare in frigorifero per un'ora.
Pelare il topinambur e metterlo in una pentola con acqua fredda. Portare a bollore e cuocere fino a quando il tubero diventa morbido (circa 20-25 minuti). Quando è freddo tagliarlo a fettine spessa 2-3 mm.
Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Togliere la pasta brisée dal frigo e stenderla su una spianatoia infarinata in una sfoglia di 2-3 mm di spessore. Rivestire con essa delle formine per tartellette imburrate o degli stampi di silicone (io ho usato uno stampo con 6 semisfere) e punzecchiare il fondo.
In una ciotola diluire la crème fraiche con un po' di latte ed un pizzico di sale.
Mettere sul fondo di ciascuna tartelletta un pezzetto di Brie, coprire con un cucchiaino di crema e disporre sulla superficie qualche fettina di topinambur e qualche striscia di cipolla.
Cuocere per circa 2o minuti.

Quiche e torte salate

Torta salata soffice in pasta strudel

Quiche ai carciofi

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TARTLETS BRIE CHEESE, JERUSALEM ARTICHOKES AND RED ONIONS FROM TROPEA



Ing: Pate brisée (pie dough) de Michel Roux
250 g plain flour
160 g butter cut into pieces (140 g)
1 egg
5 g of salt (half a teaspoon)
a pinch of sugar
1 tablespoon of cold milk

For the filling
1 Jerusalem artichoke (circa 25th g)
120 g Brie cheese
150 g crème fraiche
milk
1/2 Tropea red onion thinly sliced



Time needed: 50 minutes + 1 hour of refrigerator

Prepare the pate brisée: quickly knead all ingredients except milk, and only if necessary add a little to obtain a homogeneous dough. Wrap in a sheet of plastic film and put in refrigerator for one hour.
Peel the Jerusalem artichokes and place them in a saucepan with cold water. Bring to boil and cook until the tuber becomes soft (about 20-25 minutes). When cold, cut into slices 2-3 mm thick.
Preheat the oven to 200 °C (392°F).
Remove the dough from refrigerator and roll out on a floured work surface to f 2-3 mm thick (1/10 inch). Fit dough into buttered tartlets or silicone molds (I used a silicon mold with 6 hemispheres) and prick bottoms with a fork.
In a bowl, dilute the crème fraiche with a little milk and a pinch of salt.
Put on the bottom of each tartlet a piece of Brie, cover with a tbs of cream on the surface and some slice of Jerusalem hartichoke and a few strips of onion.
Bake for about 20 minutes.

mercoledì 18 marzo 2009

Rape rosse...nella torta!!!

TORTA ROSA DI RAPE ROSSE E ARANCIA

Français en bas

NON storcete il naso e non scappate via solo perchè avete letto rape rosse......stavolta vi chiedo 5 minuti 5, ed un po' di fiducia, in modo che riesca a descrivere questo strana ricetta nata per l'esigenza di produrre qualcosa di dolce e soprattutto rosa....perchè??? Perchè in quel nutrito insieme di modi di perdere tempo che è Facebook, ho scoperto un po' di tempo fa che la maison Pierre Hérmé dedicava questo mese al dolce feticcio del grande pasticcere, l'ispahan, rosa di lamponi e di rose, appunto.


Facile immaginare quanto vorrei prendere un aeroplanino ed essere proprio lì, appuntamento che ho mancato mesi fa con grande rammarico, un po' meno facile capire come, arrovellarsi per creare un dolce rosa senza lamponi (bene introvabile per me, non parliamo dei petali di rosa non trattati), possa sopperire al fatto che invece sono qui :))
Allora, cosa hanno a che spartire le rape rosse col dolce? Niente, era la mia convinzione, ma lasciate che vi racconti il velocissimo ed elementare processo mentale che mi ha guidato: le rape rosse sono un tubero? Si. E le patate? Pure. E le carote? be, si, insomma, una radice.
E cosa ci si fa con le carote? Una notissima e arcinota torta. E con le patate? Una torta un po' meno nota che ho trovato e perso anni anni fa, ma ciò che conta è che in qualche luogo ed in qualche tempo sia esistita.
Ed allora perchè non provarci anche col tubero purpureo???
Le mandorle tritate sono state una logica eredità della torta di carote, appunto, mentre il succo di una dolcissima arancia tarocco si è combinato magicamente con il sapore delle rape creandone uno nuovo, non di arancia, nè di rapa, ma piacevolissimo, davvero, credetemi!!!
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PS: l'alzatina in foto l'ho trovata in un delizioso negozio che ho scoperto per caso a Bari, nel centro murattiano, e che avrei volentieri svuotato. Stupita e felice di aver messo piede in questo piccolo mondo incantato, sono riuscita per fortuna a contenermi anche grazie al pensiero che avrei dovuto fare un viaggio non proprio agevole... ma ci torno, eccome se ci torno :)
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L'Officina casa, eventi &..
Via Andrea Da Bari, 74
Bari
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Ing: 200 g di rape rosse precotte
160 g di mandorle spellate e tritate**
60 g di fecola di patate
110 g di zucchero semolato
70 g di burro morbido
70 g di crème fraîche
2 uova
Il succo di un'arancia piccola
A piacere, un cucchiaino di lievito per dolci
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Per la finitura
150 di frutti rossi (surgelati)
1 cucchiaio di zucchero a velo fatto in casa (quello comprato non è in genere gluten free)
mezzo foglio di gelatina
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Tempo di preparazione: 1 h e 30'
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**Per spellare le mandorle, sgusciarle e gettarle qualche secondo in acqua bollente, si spelleranno facilmente. Farle asciugare in forno con lo sportello semi aperto, senza farle tostare (come purtroppo è successo a me), poi tritarle finemente con il mixer, aggiungendo un po' di zucchero semolato
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Passare al mixer le rape rosse e mettere la polpa a sgocciolare su un colino per 30 minuti. Riscaldare il forno a 150 gradi.
Lavorare con la frusta il burro e lo zucchero, aggiungere la crème fraîche e di tuorli e continuare a montare fino ad avere un composto soffice.
Aggiungere la fecola, le rape frullate, la farina di mandorle ed il succo dell'arancia, e lavorare per ottenere un composto omogeneo.
Volendo, potete aggiungere un cucchiaino di lievito in polvere, io non l'ho fatto, e la consistenza "compatta" e umida della torta mi è piaciuta molto).
Montare i bianchi a neve con un cucchiaiono di succo di limone, aggiungerli delicatamente al composto rosa con una spatola.
Imburrare ed infarinare (occhio ad usare sempre fecola di patate, se volete il bollino gluten free)una tortiera di circa 20 cm di diametro, versarvi il composto e cuocere per circa 45 minuti, coprendo eventualemente la torta con un foglio di stagnola dopo 25 minuti, per evitare che scurisca. Sfornare ed aspettare che sia tiepida prima di sformarla.
Ammollare la gelatina in acqua fredda. Frullare i frutti rossi con due cucchiai di acqua, riscaldarli in un pentolino insieme allo zucchero a velo e farvi sciogliere il foglio di gelatina strizzato (riscaldare giusto il minimo per far sciogliere la gelatina, non deve diventare marmellata).
Spalmare il coulis sulla torta con l'aiuto di una spatola e decorare con lamponi o altri frutti di bosco.
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GATEAU ROSE DE BETTERAVE ROUGE ET ORANGE
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Ing: 200 g de betteraves rouges précuites
160 g d'amandes pélée et hachées **
60 g de fécule de pomme de terre
110 g sucre semoule
70 g de beurre mou
70 g de crème fraîche
2 oeufs
Le jus d'une petite orange
Si vous voulez, une cuillère à café de levure chimique
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Pour la garniture:
150 de fruits rouges (surgelés)
1 cuillère à soupe de sucre glace maison (celui acheté n'est pas, généralement, sans gluten)
moitié feuille de gélatine
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Temps de préparation: 1 h 30 '
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** Pour enlever la peau des amandes, décortiquées-les et jetez-les quelques secondes dans l'eau bouillante, il sera facile à les éplucher. Séchez-les dans le four avec la porte ouverte , sans leur faire prendre couleur (comme malheureusement est arrivé à moi), puis les hacher finement avec le mixer, en ajoutant un peu de sucre semule
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Passer au mixeur le betteraves et les mettre dans une passoire à égoutter pendant 30 minutes. Chauffer le four à 150 degrés. Fouetter le beurre avec le sucre, ajouter la crème fraîche et le jaunes d'œufs et continuer à foueter jusqu'à ce que l' ensemble est homogène. Ajouter la fecule de pommes de terre, les betteraves hachées, les amandes en poudre et le jus d'orange: mélanger bien. Si vous préférez, vous pouvez ajouter une cuillère à café de levure chimique, je ne l'ai pas fait, j'ai aimé beaucoupet la constìistance compact et humide du gâteau ).
Fouetter le blancs à neige avec une cuillère à soupe de jus de citron, ajoutez-les à la pate en vous aidant avec une spatule. Beurré et saupoudrer avec la farine (utiliser l'amidon de pomme de terre, si vous voulez l."attestation" sans-gluten) une moule à gâteau d'environ 20 cm de diamètre, versez le mélange et faire cuire pendant environ 45 minutes, couvrir le gâteau d'une feuille d'alluminium après 25 minutes pour éviter que la surface devient foncée.
Faire tiedir avant de demouler. Tremper la gélatine dans l'eau froide. Passer au mixeur les fruits rouges avec deux cuillères à soupe d'eau, chauffer-les dans une casserole avec le sucre glace, puis y dissoudre la gélatine egouttée (faite chauffer le minimum pour dissoudre la gélatine, ne doit pas devenir de la confiture).
Etaler le coulis sur le gâteau, à l'aide d'une spatule et décorer avec des framboises ou autres fruits rouges.


martedì 17 marzo 2009

Stiamo ancora aspettando

Bari -Teatro Petruzzelli - foto (mia) del 12 marzo 2009

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On attend encore
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We are still waiting
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Wir warten immer noch darauf *
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Мы до сих пор ждём *
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E mi trattengo dalla traduzione in dialetto barese per evidenti difficoltà di trascrizione della fonetica, ma chiunque voglia aggiungere la sua traduzione è benvenuto, perchè io non so davvero in che lingua esprimermi per ribadire che l'attesa sta diventando davvero troppo lunga.
Ma non doveva riaprire il 2 Marzo, parola televisiva di Ministro? No, sembra proprio di no.
Niente apertura senza l'agibilità, la sicurezza è la prima cosa, e su questo siamo d'accordo, ma mi fa così strano pensare che il lavoro alacre e volenteroso di tante persone, e di un'amministrazione che si è impegnata davvero per restituire il teatro ai cittadini a ben 17 anni dall'incendio che lo ha distrutto, sia vanificato da una burocrazia lenta ed elefantiaca.
Serve la prova del fuoco sulla cupola, il rapporto arriva il 18 marzo, non si farebbe però in tempo ad allestire la rappresentazioe della Turandot prevista peril 21.
Sono dettagli noiosi? Sono pesante e ripetitiva? Mi intestardisco a desiderare che avvenga subito qualcosa che non mi mette e non mi toglie nulla, se non tanto orgoglio e amore per la mia città?
Forse.
Ma vorrei che alcune cose, come la cultura, l'ambiente e la valorizzazione del territorio, non dipendessero da altro che dalla volontà e dalla buona fede di chi amministra, e non da inefficienze, o peggio, tattiche politiche.
E restiamo (ancora) a vedere come va a finire....
**Per il tedesco graze alla sister di aver rispolverato i ricordi scolastici, per il russo grazie a Rossa di Sera!!
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Leggi anche
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lunedì 16 marzo 2009

Si direbbe una caprese: di castagne!

GATEAU CHOCO-MARRONS

English below

Non credo che quelli di Cuisine et Vins de France avessero in mente la caprese quando hanno pensato a questa torta (o forse si, chi puo’ dirlo?), eppure le si avvicina molto per le proporzioni degli ingredienti, per l’aspetto e per la consistenza.
Dentro pero’ non ci sono le mandorle tritate ma la crema di marroni, questa richiede la ricetta: io pero’ ho la fortuna di avere a disposizione tante ottime castagne nel mese di ottobre (provenienti da Sicignano, un paese sui monti Alburni circondato da castagneti), che cerco in genere di consumare facendone caldarroste da mangiare in compagnia accompagnate da un buon vino rosso corposo.
Tutte quelle che si salvano da questi bagordi :D finiscono in vasetto col cioccolato, o nella sfoglia della pasta, o nei ricci (tutto torna), ed in tutto cio’ ne rimane una buona parte che lesso, trito, porziono e congelo per usarle all'occorrenza in vece della farina di castagne o della crema di marroni, come in questo caso.
L’esecuzione della torta è davvero semplice, a patto di aver già svangato la fatica di ricavare il passato di castagne (o d comprare la crema di marroni bell’e fatta :D ), la soddisfazione è maxima, soprattutto se vicino ci mettete un ciuffetto, giusto uno, di panna semi-montata :)


Ing:
25o g di cioccolato fondente (o 150 g fondende al 70% + 100 g cioccolato al latte)
250 g di purea di castagne (o crema di marroni)
150 g di burro
75 g di zucchero semolato
4 uova
2 cucchiai di fecola di patate (o farina se non deve essere gluten free)
2 cucchiai di liquore Strega (o rhum scuro)

Per la finitura : cacao in polvere, marrons glacés o ciliegine candite

Imburrare una tortiera di 22 cm di diametro (la mia era di 24 cm) e cospargerla con un cucchiaio di fecola.

Spezzettare il cioccolato e farlo fondere a bagnomaria o nel microonde. Aggiungere il burro tagliato a dadini e riscaldare ancora per farlo sciogliere.

Accendere il forno a 150°.

Mescolare e versare in una ciotola: aggiungere il passato di castagne, i 4 tuorli e frullare con lo sbattitore per amalgamare bene, poi aggiungere un cucchiaio di fecola, il liquore, e mescolare ancora.

In un'altra ciotola montare a neve i 4 albumi, aggiungendo lo zucchero a metà operazione: incorporare delicatamente gli albumi al composto di castagne.

Versare il composto nella teglia e cuocere per circa 40 minuti, coprendo la superficie se dovesse cuocersi troppo.

Far intiepidire, poi sformare il dolce e farlo raffreddare su una gratella: spolverare con cacao amaro e decorare a piacere (la mia decorazione: vero che non si vede che ho tentato di coprire la faglia che ho provocato nello spostare la torta dalla gratella al vassoio?? :P )

.Choco et Marrons :)

;Torta semplice di castagne al cioccolato

Ricci di castagne

Gateau tout simple au chocolat


CAKE CHOCO-CHESTNUTS


Ing: 250 of dark chocolate

250 g of puree of chestnuts (chestnuts cream)


150 g of butter


75 g of sugar


4 eggs


2 tbs potato starch (or flour if it does not need to be gluten free)


2 tbs of liqueur Strega (or dark rum)


For finishing: cocoa powder, marrons glacés or candied cherries


Greas with butter a cake mold of 22 cm in diameter (mine was 24 cm) and sprinkle it with some potato starch. Break the chocolate in smalllpieces and melt it in a bain-marie or in microwave. Add the butter cut into cubes and heat again to melt it.

Pre-heat the oven to 150 degrees Celsius.

Pour into a bowl melted chocolate and butter, add the chestnuts, the 4 egg yolks and whip well with the mixer, then add a tablespoon of potato starch, liquor, and mix again. In a separate bowl beat the 4 egg whites with sugar until stiff and creamy: gently incorporate the egg whites to the dough of chestnuts. Pour the mixture into the cake tin and cook for about 40 minutes, covering the surface if it get too cooked. Wait cake is warm, then take it out of mold and cool it on a grill: sprinkle with bitter powder cocoa and decorate as you like (my decoration: it is not evident that I have attempted to cover the big cut I caused moving the cake from the grill to tray, isn't it ?: P)

sabato 14 marzo 2009

Ode al Croissant (di Paoletta)


Cosa vogliamo dire di questa meravigliosa ricetta? Che è una ricetta da lacrima? Che nonostante la mia imbranataggine nel dare la forma cornettica alla sfoglia, stamattina mi veniva quasi da piangere per la commozione quando li ho tirati fuori dal forno e senza por tempo in mezzo, a rischio dell'epidermide dei miei stessi polpastrelli, ne ho aperto uno per vedere l'effetto che faceva? Dunque provo a spiegarvi l'effetto: all'improvviso non ero più in pigiama nella mia cucina,
ma davanti al banco di un bar, ora non sto a dirvi quale, perchè non mi ricordo mica quando è stata l'ultima volta che ho mangiato un cornetto così buono, lievitato e sfogliato come tutti i cornetti di questa Terra dovrebbero essere, dolce al punto giusto...insomma, ho fatto presto a risvegliarmi dalla trance e addentarlo, primo di una serie :)
Un brevissimo post pre-domenicale questo, senza ricetta perchè meglio dell'originale non potrei mai spiegare. Ho fatto solo una piccola variante, per la mia solita mancanza di tempo: al posto della lievitazione di 6 ore in frigorifero, ho fatto lievitare l'impasto, riparato e riscaldato da un plaid, per tre ore, poi l'ho spostato in frigorifero per 15 minuti, ovviamente non è proprio la stessa cosa, la prossima volta parto in anticipo).
Un post che dovevo fare, sempre per la questione che le ricette giuste, e assurdamente buone, devono essere diffuse, e sempre perchè non potendo dare un bacetto sulla fonte a chi questa ricetta l'ha pubblicata, devo ringraziarla almeno cosi: grazie Paoletta!!!!!! E siccome il caso ha voluto che oggi sia il suo compleanno....auguri!! Non potendo mangiare quella bellissima torta, corro a consolarmi con un altro croissant :)
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Altri tentativi più o meno riusciti
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giovedì 12 marzo 2009

Grottaglie: le ceramiche che cerchi ed il cioccolato che non ti aspetti


Grottaglie è una cittadina posizionata nella parte centro-bassa del nostro tacco, e anche se detta così potrebbe suonare come un fastidioso callo, si tratta di una tranquilla ed amena cittadina in provincia di Taranto, neanche minuscola visto che conta circa trentamila abitanti, ma ordinata, silenziosa, i cui abitanti sembrano svolgere operosamente le loro vite poggiate sul monte Pizzuto, con il mare ad un tiro di schioppo e distese di ulivi nodosi, circondata dalle numerose grotte che ne giustificano il nome: Criptalie infatti è il nome originale.
Internet e pagina su wikipedia vi daranno tutte le informazioni che cercate, il mio intento è solo quello di parlarvi di ciò che ho visto una mattina di sole in cui sono capitata a Grottaglie per necessità, e l'ho visitata e fotografata per diletto, scoprendo che di questa Puglia che decanto in continuazione ho ancora molto da imparare e conoscere.
La lavorazione delle ceramiche è sicuramente la caratteristica per la quale Grottaglie è maggiormente conosciuta: c'è un intero quartiere riservato alle botteghe degli artigiani che esercitano quest'arte così antica e tradizionale, nella quale però ognuno trova una sua strada personale, fermi restando gli elementi chiave che non mancano in nessuna di queste botteghe: i fischietti, le anfore, e le pigne, sorta di anfore che finiscono a punta, come delle pigne, appunto.












Le prime due foto e la quinta sono state scattate nel Laboratorio di Giuseppe Patronelli



























Colpiscono i pezzi di ceramica appena lavorata messi ad asciugare in strada, complice un anticipo di sole primaverile: la fase successiva è la decorazione, fatta con smalti appositi, segue la cottura che rende questi colori resistenti all'acqua, I fischietti, piccoli oggetti decorativi realizzati in mille forme diverse, sono invece dipinti con vivaci colori acrilici.
L'arte della lavorazione della ceramica si trasmette alle nuove generazioni grazie alla presenza dell'Istituto d'Arte, e a dare un'occhiata al sito sembra ci sia da sperare in bene per il futuro :)

CHOCOLAT












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Ciò che non mi aspettavo affatto di scoprire, entrando in un bar per un caffé di mezza mattina (ma il marito aveva già sottolineato "andiamo del bar migliore di Grottaglie!", seppure accolto da una tiepida diffidenza) è un piccolo paradiso del cacao, una piccola fabbrica di cioccolato nel bar Bernardi, che produce (dal 1974, che anno fortunato!!!! :D ) con un marchio proprio barrette, dai gusti inaspettatamente ricercati (io mi son fatta rapire dal te verde, ma ero fortemente tentata dall'aloe), nonchè meravigliose praline (difficile assaggiarle tutte, ho provato quella alla cannella - quadrata, con il decoro dorato - e quella al caffé, ovale, mi tocca tornare al più presto per far finta di prendere un caffè :)).
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Le mie foto dietro le vetrine sono ignobili, ma a parte la mia incapacità di fare foto decenti in posti con poca luce naturale, ci si è messo anche l'imbarazzo, anche se la proprietaria è stata molto disponibile e non si è stufata di quasta strana tipa che ha scattato foto per dieci minuti sbuffando dicretamente (dove discretamente è usato nella doppia accezione di "abbastanza" e "con discrezione" :)

Mi stavo appunto chiedendo dove poter trovare questa ciocolata fuori dal bar Bernardi ed ecco che mia sorella, guardando la scatolina (ed apprezzandone il contenuto) mi dice che quella è una delle sue cioccolate preferite, che non sapeva affatto fosse di Grottaglie, e che la trova al bar sotto il suo ufficio!
Per tutti quelli che non lavorano nell'ufficio della sister, c'è una comoda vendita online :)
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Tutti pazzi per il cioccolato, anche qui
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martedì 10 marzo 2009

Il mare intorno e i conigli al centro

CONIGLIO ALL'ISCHITANA


Che fatica adattarsi all'ADSL "dalle otto alle otto" della casa paterna, poco tempo per concentrare la mia frenetica attività blogosferica, ma anche tante ore per recuperare le settimane passate lontano dalla mia città e dai miei, e dalla focaccia, dalla burrata, dalle cime di rapa, insomma da tutte quelle cosine che per spirito di compensazione mi fanno mantenere la parte "sferica", anche se devo rinunciare un po' a quella "blogo" :))
Il post di oggi però con Bari non c'entra proprio niente, ce l'avevo in canna da un po' e ci tenevo a pubblicarlo, visto che si tratta di una di quelle ricette di cui avevo sempre pensato bene, insomma doveva essere senz'altro un piatto saporito, poi mettiamoci che è un piatto tradizionale regionale, e mettiamoci che è della regione che mi ospita, dovevo provarlo per forza.
Insomma, nonostante ne avessi pensato tutte queste cose positive, non mi sarei mai aspettata che fosse davvero così buono, ma se dicessi succulento forse renderei meglio l'idea, o se dicessi che ho dovuto fare training autogeno per non fare il ter dopo il bis, sarei definitivamente chiara :)
So che il mio post non aggiunge molto agli altri già presenti in rete (ricordo quello di Gloricetta ed il suo, che più ischitano di lei chi può farlo?), ma questa volta non mi importa, perchè certe scoperte vanno condivise e diffuse col maggior numero di persone possibile, hai visto mai che ci fosse ancora qualcuno che non ha ancora provato il coniglio all'ischitana???
Io mi sono attenuta alla ricetta trovata su un sito dedicato alla bellissima isola sovrapopolata di conigli fin dai primi secoli dopo Cristo, diminuendo un po' l'olio (80 g al posto di 150 g vanno benissimo) e raddoppiando i pomodorini, 150 g mi sembravano pochini per riuscire a condire gli spaghetti....e già, perchè con tutto il sughetto che si forma durante la cottura del coniglio ci si condiscono i bucatini, ed io ho usato i preferiti di casa, degli spaghetti alla chitarra trafilati al bronzo, che hanno assorbito perfettamente il suddetto sughetto :)

Ing (per 4 persone):
un coniglio (circa 1,5 kg) tagliato a pezzi
300 g di pomodorini maturi
80 g di olio extravergine di oliva
un mazzetto di prezzemolo
vino bianco (un bicchiere)
Mezzo peperoncino
Uno spicchio di aglio
sale
vino bianco o rosso per il lavaggio
400 g di spaghetti alla chitarra trafilati al bronzo

Tempo di preparazione: 1 ora e 15 minuti
Lavare i pezzi di coniglio con del vino (bianco preferibilmente, ma io avevo del rosso aperto e l'ho usato, va bene ugualmente) e asciugarli con un panno o della carta assorbente.
In una casseruola (dovrebbe essere un tegame di coccio) mettere l'olio, l'aglio ed il peperoncino, e far soffriggere dolcemente.
Eliminare ora l'aglio ed il peperoncino e rosolare i pezzi di coniglio nell'olio: se (come nel mio caso) il tegame non è abbastanza largo per contenere tutti i pezzi di carne in un solo strato, farne rosolare pochi alla volta, e metterli da parte mentre si rosolano i successivi.
Bagnare con il vino bianco, salare e far cuocere per circa 30 minuti. Io per errore ho aggiunto subito i pomodorini, ma in fondo il liquido che hanno rilasciato ha aiutato la cottura, anche se alla fine erano completamente disfatti.
La ricetta originale consiglia invece di aggiungere i pomodorini tagliati solo dopo la prima mezz'ora di cottura, e di lasciar cuocere ancora 20 minuti.
Aggiungere il prezzemolo tritato e far restringere il sughetto, (anche se rimane un pò brodoso, ma non importa perchè in questo modo è possibile saltarvi gli spaghetti in modo che lo assorbano).
Mettere da parte i pezzi di coniglio e tenerli al caldo.
Cuocere gli spaghetti alla chitarra, tirarli al dente e completare al cottura nel sugo di cottura del coniglio.
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RABBIT ISCHIA STYLE

Ing (4 servings):
a rabbit (1.5 kg) cut into pieces
300 g little ripe tomatoes

80 g of extra virgin olive oil
a small bunch of parsley
white wine (one glass)
Half a red chilli pepper
One clove of garlic
salt
white or red wine to wash rabbit
400 g of spaghetti alla chitarra (or bucatini)

Preparation time: 1 hour 15 minutes



Wash the rabbit pieces with the wine (preferably white, but I had an opened bottel of red wine, and I used it, it' ok) and dry with a cloth or paper towel. In a saucepan heat the oil with the garlic peeled clove and chilli, until garelic is golden. Eliminate garlic and red chilli pepper and brown the rabbit pieces in oil: if (as it was in my case) the pan is not large enough to hold all the pieces of meat in one only layer, brown a few pieces at a time). Soak with white wine, salt and cook for about 30 minutes. Add tomatoes cut in pieces, chopped parsley and simmer 20 minutes more.
Let restrict the sauce, (even if it remains quite liquid, it does not matter because in this way, you can easily end the spaghetti cooking). Set aside the pieces of rabbit and keep warm.
Cook the spaghetti alla chitarra in boiled ans salt water for about 7 minutes (they have to be "al dente"), drain it and complete the cooking in the sauce of cooked rabbit whisking with the aid of a tablespoon and a fork. Serve hot.

sabato 7 marzo 2009

E queste chi se le scorda

COCONUT DELIGHT: CIOCCOVARIANTE
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English below


Mi capita spesso di pensare che in un'altra vita vorrei nascere con una memoria. Non con una buona memoria, ma con una memoria, una decente, una con i requisiti minimi per essere definita tale. Ci penso quando torno dal supermercato e mi rendo conto di aver dimenticato il detersivo per i piatti o il dentifricio, che da giorni mi ripetevo di dover comprare, ci penso quando guardo un thriller per la quinta volta con la stessa curiosità della prima perchè non ricordo come finisce, ci penso quando anche sul lavoro sono costretta a scrivermi qualsiasi procedura o osservazione per evitare di entrare nel panico dopo un paio di giorni, o quando ringrazio il cielo di aver scritto e-mail lunghissime e dettagliate che servono soprattutto a me stessa, ci penso quando non mi vengono in mente nomi e riferimenti che so benissimo di sapere, in qualche recondito angolo della mia testa.

E' per questo che lo stupore mi atterra quando mi rendo conto che una ricetta ben presente nella mia mente, anzi, quasi ossessivamente presente, è passata sotto i miei occhi mesi o anni prima, e che ne ricordo nome, ingredienti ed anche la fonte.

Ed oggi, quando sono andata a cercare il post in cui Tuki aveva pubblicato le sue coconut delights, mi sono resa conto che lo aveva fatto a giugno. A giugno! Ero convinta si trattasse al massimo di un mese fa!

Quindi, facendo due conti, visto che a queste piccole panne cotte al cocco ci pensavo circa una volta alla settimana, quanto ho tenuto occupate le mie gia' scarse celle di memoria prima di decidermi a prepararle? E soprattutto, quanto sono stata sciocca ad aspettare di assaggiare un dessert cosi' semplice e cosi' assurdamente buono? Tanto, troppo, non ne voglio perdere altro e scrivo subito la ricetta, che io realizzato nei bicchierini, inserendo una glassa al cioccolato al centro e aggiungendo, al posto delle scaglie di cocco (e' passata l'estate, l'autunno, e quasi anche l'inverno!) delle scaglie di cioccolata di Modica al pistacchio.

Per chi non conoscesse la cioccolata di Modica: si tratta di un tipo di cioccolata che non prevede l'aggiunta di burro di cacao, e che si ricava da una lavorazione particolare dei semi di cacao, zucchero semolato e vari aromi.

Oltre al cioccolato al pistacchio ho provato anche quello all'arancia, mentre quello alla vaniglia non l'ho ancora aperto, ma immagino mi darà la stessa felicità dei primi due :)



Ing: 250 ml di panna fresca

400 ml di latte di cocco

100 g di zucchero

4 fogli di gelatina

un pizzico di sale

80 g di cioccolato fondente

una tazzina di latte

25 g di burro

Per la finitura: cioccolato di Modica al pistacchio.

Tempo di preparazione: mezz'ora, più circa 3 ore di raffreddamento

Ammollare i fogli di gelatina in acqua fredda. In una casseruola versare la panna, il latte di cocco, lo zucchero ed il sale, cuocere a fuoco medio sempre mescolano, senza far bollire. Spegnere il fuoco e sciogliere nel liquido i fogli di gelatina strizzati. Dividerlo ora in due parti.

Dividere la prima meta' del liquido in 6 bicchierini, coprirli con la pellicola e tenerli in frigo per almeno un'ora, o finchè sia rassodato.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria (o nel microonde, che è più veloce) il cioccolato con il latte ed il burro, mescolando bene per ottenere una glassa morbida.

Quando il composto nei bicchierini sarà rassodato, distribuire sulla sua superficie la glassa al cioccolato: questa dovrà essere ancora liquida ma non calda, altimenti scioglierà la panna cotta penetrando all'interno.

Mettere in frigo per crca mezz'ora, poi completare suddividendo nei bicchierini la seconda metà di liquido (che nel frattempo si sarà rappreso; basta metterlo un attimo sul fuoco per farlo tornare fluido, avendo sempre cura di farlo intiepidire prima di versarlo sul cioccolato.)

Far rassodare in frigorifero ancora per un'ora almeno coprendo i bicchierini con la pellicola, guarnire con scaglie di cioccolato modicano al pistacchio e servire :)


COCONUT DELIGHTS WITH MODICA PISTACHIO CHOCOLATE

Ing 250 ml of fresh cream
400 ml coconut milk
100 g sugar
4 of leaf gelatine
a pinch of salt
80 g of dark chocolate
one half cup of milk
25 g butter
For finishing: pistachio Modica chocolate .

Preparation time: half an hour, plus about 3 hours of cooling

Immerse the gelatine sheets in cold water and leave to soften. Place cream, coconuts milk, sugar and salt in a saucepan. Place over a gentle heat and stirring continuosly bring to a simmer (must not boil!). Remove from the heat and add squeezed sheets, stirring to dissolve.
Divide the liquid in two halves, and pour one of these into six little glasses. Put in the fridge for one hour at least.
In the meanwhile melt chocolate with butter and milk in a bainmarie or in the the microwave), stirring well to get a soft cream. When the small glasses will be chilled, pour the chocolate cream dividing it in the six glasses, then put in fridge for one hour again.
Pay attention to warm the cream before pourring, it could melt the pannacotta below.
Cool in fridge for another hour (at least ) covering the little glasses with a film, garnish with slivers of pistachio Modica chocolate and serve:)

giovedì 5 marzo 2009

Il destino della lenticchia decorticata

POLPETTE DI LENTICCHE ROSSE E CURCUMA

English below


Ho acquistato un po' di tempo fa delle lenticchie rosse decorticate di Colfiorito, una qualità di lenticchie che non conoscevo ancora, onde poi scoprire che dal piccolo altipiano di Colfiorito, in Umbria, arrivano non solo le rinomate lenticchie, ma anche altri legumi come le -ormai rare, infatti chi le ha mai viste..- cicerchie, e le patate rosse (aspettatemi che prima o poi vi trovo). Dette lenticchie dunque, mi hanno rapito con il loro irresistibile colore arancio, e si capisce facilmente il perchè, visto che le lenticchie "normali" sono sì salutari, buone, piene di fibre, etc etc, ma non è che siano un'esplosione di colore, la natura le ha fatte marroncine, non è mica colpa loro...(ah, oggi ho visto anche le lenticchie verdi, ma questa è un'altra storia :)
Ora, il fattaccio è questo: cuocendole secondo istruzioni (bastano circa 20 minuti, come per tutte le lenticchie di Colfiorito, molto tenere, e queste in particolare visto che sono decorticate) e comunque fino a quando sono tenere, persono il loro status di lenticchia, si aprono, si disfano, e capire che si tratti ancora di quel legume che si è messo in pentola è difficile alquanto. La cosa bella, anzi bellissima, è che invece mantengono perfettamente quel colore arancio che adoro....
Dal titolo del post la domanda: è il destino delle lenticchie decorticate quello di disfarsi, o sono io che sbaglio qualcosa?
E soprattutto, può il destino di una lenticchia rossa portarla dritta in una polpetta tutta avvolta dalla curcuma gialla? A polpette fatte direi proprio di si, accompagnatele semplicemente con un'insalata, o, meglio, con una salsina allo yogurt, ad esempio quella che io preferisco e che in diverse declinazioni uso spessissimo per il dipping (o per mangiarla a cucchiaini)....
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Lety, Leticchie & Co.! (Lety, non ci posso credere, 26 giorni prima della scadenza!!!!!!!!!!!!!! :)
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Ing: 150 g lenticchie rosse decorticate di Colfiorito (non devono essere messe a bagno)
1 gambo di sedano
mezzo spicchio di aglio

mezza carota pelata

30 g di pane raffermo

1 uovo
3-4 cucchiai di pangrattato

Mezzo bicchiere di latte
1/2 cucchiaino di curcuma (abbondante)
100 g circa di farina di mais
sale fino
40 g circa di Taleggio (a piacere)
Olio extravergine d'oliva

Per la salsina: Uno yogurt bianco, un cucchiaino di maionese (o un cucchiaio di olio + mezzo cucchiaino di zucchero + un cucchiaio di succo di limone), un cucchiaino di erba cipollina tagliata, uno spicchio di aglio, sale .

Tempo di preparazione : 45'

In una casseruola mettere le lenticchie con il sedano, la carota e l'aglio: coprire di acqua e cuocere con il coperchio a fuoco moderato per circa 20 minuti, o finchè sono tenere. Se a metà cottura le lenticchie sono molto brodose, togliere il coperchio per far evaporare il liquido.
Eliminare gli odori e far sgocciolare le lenticchie in un colino fine per 10-15 minuti, in modo che perdano il liquido e si raffreddino.
Tagliare il pane raffermo a dadini e metterlo a bagno nel latte.
In una padella antiaderente far tostare per qualche minuto la farina di mais, poi versarla in un piatto o su un foglio di carta alimentare.
Quando le lenticchie sono fredde metterle in una ciotola e aggiungere l'uovo, il pangrattato, il pane ben strizzato e la curcuma. Salare ed impastare bene con l'aiuto di una forchetta, aggiungendo eventualmente altro pangrattato se il composto è troppo morbido.
Formare le polpette, volendo ( io consiglio di si :) mettere al centro un pezzetto di taleggio e impanarle nella farina di mais,
Riscaldare in una padella 5 cucchiai di olio e cuocervi le polpette, un paio di minuti per lato: devono essere dorate. Servire caldissime.
Per la salsa (da preparare in anticipo): mescolare li ingredienti, conservare in frigo e togliere lo spicchio d'aglio prima di servire.

DECORTICATED RED LENTILSBALLS WITH TURMERIC


Ing: 150 g of decorticated red lentils of Colfiorito (this lentils don't need pre-soaking)
1 stalk of celery
half a clove of garlic
half peeled carrot
30 g of stale bread
1 egg
3-4 tbs of breadcrumbs
Half a glass of milk
1 / 2 rich tbs of turmeric
100 g of maize flour
salt 40 g of Taleggio cheese (according to taste)
Extra virgin olive oil

Yogurt sauce: 1 pot of natural yoghurt
1 tbs of mayonnaise (or one tbs of olive olil + 1 tbs of lemon juice
+ one half teaspoon of sugar)
1 teaspoon of chopped chives
salt
One glove of garlic


Preparation time: 45 '

In a saucepan put the lentils with celery, carrots and garlic: cover with water and cook with the lid on medium heat for about 20 minutes, or until tender. If after 10 minutes there is a lot of liquid, remove the lid to evaporate it. Remove garlic, celery and carrot and drain the lentils in a fine strainer for 10-15 minutes, to lose the liquid and cool.
Cut the stale bread into little cubes cubes and put it in a cup with the milk. Into a non-stick frying pan toast the corn flour for a few minutes, then pour into a dish or onto a food paper sheet.
When lentils are cold put them in a bowl and add the egg, breadcrumbs, stale bread cubes well squeezed and turmeric. Salt and mix well with the help of a fork, adding other breadcrumbs if the mixture is too moist. Form the balls, if you like (I suggest you so :) putting a piece of taleggio in the middle and coat with corn flour.
Heat in a frying pan 5 tbs of olive oil and cook the lentilsballs a couple of minutes per side, they should be golden. Serve hot.


For the sauce (to prepare in advance): whisk all ingredients, put in refrigerator and remove garlic before serve.

martedì 3 marzo 2009

La focaccia barese parte seconda: a qualcuno piace alta

FOCACCIA BARESE (ALTA)
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English below


L'annosa questione che attanaglia la nazione intera, quella se sia meglio la pizza alta (vedi pizza doc napoletana con bordo sofficissimo stile Permaflex) o la pizza bassa (tipo quella barese o quella milanese, due città lontane ma vicine nell'accomunare spesso la pizza ad un cracker - e non me ne vogliano ne' gli uni ne' gli altri, che' degli altri, d'altronde, ne faccio orgogliosamente parte :) , riguarda in realtà anche la focaccia barese.
Che puo' essere bassa, come si trova in genere nei panifici più amati, in vendita a "ruote", da cui vengono tagliati degli spicchi (ma non chiedete una fetta o 2 hg di focaccia: vi guarderebbero strano, ma veramente strano....chiedete, se volete fare giusto un aperitivo, "un pezzo di focaccia da 1 euro", o mezza ruota se siete in due con un po' di appetito (e tralasciamo la nota di rimpianto per quando si chiedeva un pezzo da mille lire e bene o male si risolveva il pranzo :).
E puo' essere alta, che poi è la versione più casalinga, anche se in qualche panificio si puo' trovare, ed è più soffice e con la base meno croccante della prima, ma buona, e dico proprio buona, allo stesso modo.

Una simil-focaccia l'avevo già postata tempo fa, ed era una via di mezzo tra l'alto ed il basso: questa di oggi è la versione alta, quella soffice soffice, perfetta anche da tagliare e farcire, ma anche da sola ha un sapore che ve lo raccomando.....la dieta? Next time! :)

Unica nota, o meglio, domanda se dovesse passare qualche barese doc, altrimenti la prossima volta che appiedo nella città natia entro in un panificio e lochiedo, senza vergogna: qual'e' il pomodoro giusto che dà alla focaccia quella tipica nota acidula (e notare che c'e' anche gente, brutta gente, che quel pomodoro lo scarta.....)? San Marzano forse?
Solita avvertenza sulla quantità di lievito: se aveta poco tempo, usate il solito cubetto (25 g), se cominciate con debito anticipo pero' tenetevi senz'altro bassi :)
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PS: quand'è che ho parlato di telepatie? Mentre mangiavo la mia focaccia già desideravo quella messinese, e già sapevo a chi avrei dovuto chiederne la ricetta, ma siccome a noi Jucas Casella ci fa un baffo, ecco esaudito il mio desiderio, prima ancora che fosse espresso :)




Ing: 300 g farina 00
150 g farina Manitoba
150 g semola rimacinata
1 patata media lessa (circa 200 g)
12.5 g di lievito di birra
un cucchiaio di sale fino
200 g Pomodorini
100 g di olive in acqua (o, in mancanza, di Gaeta)
Olio extravergine di oliva, non fatemi dire quanto

Tempo di preparazione: 1 h più 3-4 ore di lievitazione



Setacciare le farine sulla spianatoia, formare una fontana e versare al centro 4 cucchiai di olio, la patata schiacciata, il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Aggiungere anche il sale, avendo cura di non metterlo a diretto contatto con il lievito.
Aggiungere acqua tiepida (circa 300 ml) poco alla volta ed impastare fino ad avere un'impasto elastico e morbido: a questo punto io l'ho trasferito in una ciotola ed ho aggiunto ancora un po' d'acqua, lavorando energicamente con la mano destra l'impasto che diventava man mano appiccicoso.
Ho usato questo escamotage perchè il mio braccio destro non avrebbe retto ad un quarto d'ora di lavorazione, ho diviso quindi il tempo (ed il lavoro) necessari a far sviluppare il glutine tra la lavorazione sulla spianatoia, piu' comoda, e quella nella ciotola.
Se avete un'impastatrice usatela come meglio sapete, io non posso che crogiolarmi nell'invidia :D
mettere a lievitare l'impasto in una ciotola capiente, avvolgerla in un panno caldo e porla in un luogo riparato dalll correnti (es. forno spento) fino al raddoppio (a me sono servite circa 2 ore e mezzo).
Dopo la lievitazione io ho eseguito per la prima volta le famosissime pieghe del primo tipo di Adriano: ho rovesciato l'impasto sulla spianatoia ben infarinata, con le mani l'ho schiacciato in un rettangolo più lungo che largo ed ho piegato il primo lembo verso l'interno, lasciando libero un terzo del rettangolo. Ripiegare l'altro lembo sui due sovrapposti.
Ungere bene una teglia (la mia era rettangolare di 32 x 24 cm) e rovesciarvi l'impasto, stendendola delicatamente con la punta delle dita.
Tagliare i pomodorini in quattro pezzi ed affondarli nell'impasto, fare la stessa cosa con le olive (non togliete il nocciolo) e cospargere di origano sbriciolato.
Coprire con un panno e far lievitare nuovamente (almeno un'altra ora). Passato questo tempo riscaldare il forno a 220 gradi inserendo all'interno un pentolino con dell'acqua bollente, distribuire un filo generoso di olio di oliva sulla superficie della focaccia, stendendolo delicatamente con le dita, salare lal superficie e cuocere per 20 minuti. La focaccia dovrà essere dorata sia sopra che sotto.
Far intiepidire prima di servire (è buona anche fredda).


APULIA FOCACCIA (TALL VERSION)

Ing: 300 g plain flour
150 g Manitoba flour
150 g semolina flour
1 boiled potato medium size (200 g)
12.5 g of fresh yeast
1 tbs of salt
200 g little tomatoes
100 g of Gaeta olives
Extra virgin olive oil, don't make me say how much!


Time needed: 1 h and 3-4 more hours for rising

Sieve flours on a work surface, make a well and pour in 4 tbs of olive oil, mashed potato, yeast dissolved in a little quantity of warm water. Add the salt, taking care not to put it in direct contact with the yeast. Add warm water (about 300 ml) little by little, and knead until you have a soft and elastic dough.
At this point I moved the dough into a bowl and I still added a little of water, working vigorously with the hand right until the dough became a little sticky. I used this trick because my right arm would not be able to work for 15 minutes, so I divided the time (and work) required to develop gluten in (more confortable) kneading on work surface and kneading in the bowl. If you have a good mixer (like kitchen aid), use it!
Now put the dough in a bowl, wrap in a warm cloth and place it in a place sheltered from currents until it has doubled in size ((I needed about 2 hours and a half). After the rise turn the dough out on the floured work surface and squeezed into a rectangle, longer than wide: fold right flap toward inside, leavind one third uncovered.
Fold the left flap on the two al ready overlapped. Grease very well a baking pan (rectangular shape, size 32 x 24 cm) and tip over the dough, stretching it gently with your fingertips. Cut little tomatoes in four pieces and push them in the doug, with the aid on your fingertips, do the same thing with the olives (do not remove the core!) and sprinkle with crumbled oregano .
Cover with a cloth and let rise again (at least another hour). After this time, re-heat the oven to 220 degrees (428 F) inserting inside a little pan with boiling water, spread a generous line of olive oil on the focaccia surface, spread it gently with your fingers, sprinklewith salat and cook for 20 minutes. The cake should be golden both upper above and lower sides. Serve warm or at room temperature.