venerdì 27 febbraio 2009

Desiderando le marmellate Ferber.......

GELATINA DI MELE E ARANCE (E PEPE LUNGO)
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English below

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...ci si organizza!!! Un attimo che comincio dall'inizio: la conoscete Christine Ferber? E le sue splendide marmellate? Beh, io no: o almeno, non ho avuto il piacere di conoscere sicuramente lei di persona, ed il mio palato non ha mai avuto il piacere di assaporare il contenuto di uno di quei bellissimi vasetti che sono arrivati nientemeno che da Hermé, a Parigi, e che lei produce in un posto magico che si chiama Niedermorschwihr.
Ma a questo serve la rete, soprattutto quella dolcissima dei food blog: serve a desiderare di essere con Alex in quel minuscolo paesino dai colori di fiaba, serve a scoprire che carote e arance non fanno solo l'ACE, ma una deliziosa marmellata riportata dal Cavoletto, serve a conoscere la lista di tutte, ma dico tutte, le marmellate che la Ferber produce.

E serve anche a capire quanto il caso e la coincidenza non siano che la manifestazione di piccole telepatie tra golosi: altrimenti perchè un lettore gentile, Alessandro, mi avrebbe scritto chiedendomi la ricetta della marmellata mele e arance della Ferber, a me, proprio a me, che non l'ho mai citata nel blog, non ho mai toccato con mano un suo vasetto e neanche trovato il suo libro di ricette, ma che già da qualche settimana cercavo il momento per fotografare e postare una fantastica gelatina di mele e arance?
Evidentemente perchè era proprio ora che la pubblicassi, visto che tra un po' sarà fuori stagione! La ricetta è semplicemente un adattamento della gelée de pommes et raisins presa da Cuisine et vins di Ottobre 2008, riuscito anche meglio dell'originale perchè il succo delle arance dà una luminosità incredibile alla gelatina.
Comincio ad appassionarmi davvero alla tecnica delle gelées, costano un po' di fatica al momento di passarle al setaccio, ma la trasparenza e l'uniformità del risultato ripagano alla grande, e anche se da adulta ho imparato ad amare i pezzi di frutta, le gelatine mi fanno tornare bambina :)
La ricetta la riscrivo, anche se assomiglia molto alla precedente tranne per la differenza di succo e...l'aggiunta di una grattatina di pepe lungo! Ormai ho deciso, in casa mia pepe lungo e frutta vivranno mille splendide avventure insieme :).
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Ing: 900 g di mele (pesate già cotte e frullate sono circa 1kg di mele crude))
100 ml di succo d'arancia
800 g di zucchero
1 chicco di pepe lungo (anche due :)
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Tempo di preparazione: 2 ore circa
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Sbucciare le mele, tagliarle a pezzetti e metterle in una casseruola, coperte da un filo d'acqua. Portare ad ebollizione e lasciar cuocere per circa 20 minuti, o finchè le mele sono tenere.
Frullarle e passarle al setaccio (è l'operazione più noiosa, ma dicevo, ne vale la pena!), metterle in una casseruola insieme al succo d'arancia ed allo zucchero, aggiungere il grano di pepe lungo grattugiato e far cuocere per circa un quarto d'ora, e comunque finchè la gelatina sia pronta (provate a versare qualche goccia su un piatto freddo: deve rapprendersi.)
Versarla in vasetti sterilizzati e poi procedere come d'abitudine. Io chiudo i vasetti, li metto in una casseruola riempita con acqua già calda (per non creare differenza di temperatura, visto che la gelatina riscalda i vasetti stessi) separandoli con dei panni di cotone per non farli urtare e mettere sul fuoco. Calcolare 10-15 minuti dal bollore, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare i vasetti nella pentola. Così sterilizzata la gelatina si conserva per un anno (e anche più, se vi dura :)
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APPLES AND ORANGE JELLY WITH LONG PEPPER
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Ing: 900 g apples (already peeled, cooked and whizzed up - (about 1kg raw apples)
100 ml orange juice
800 g sugar
1 grain of long pepper (even two) . .
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Peel apples, cut them into pieces and put them in a saucepan, just covered by water. Bring to boil and simmer for about 20 minutes, or until apples are softened. Whizz up apples and sieve them (this is the more boring part, but it's worth it!).
Put them in a saucepan with the orange juice and sugar, add the grain of long pepper grated and cook for about one 15 minutes, and anyway, until the jelly is ready (try topour a few drops on a cold plate, they must thicken). Pour into sterilized jars and then procede as usual. I usually close the jars, put them in a saucepan filled with water already warm (to avoid temperature difference with jars, warmed by jelly) separating them with cotton dishcloths in order to avoid they crush, and put on the fire. Calculate 10-15 minutes after boiling start, turn off the fire and let cool the jars in the pot. So traited, the jelly gelatin is stable for one year (and even more if you resist without finishing it before :)

mercoledì 25 febbraio 2009

Primi passi nella cucina Jap

NORIMAKI SUSHI


English below


Questa è una di quelle idee dall'incubazione lunghissima, che prendono vita da un desiderio impellente e che però rimangono pazientemente ad aspettare (pazientemente poi chi lo dice, diciamo piutosto IMpazientemente ad aspettare :), fino a quando mi decido a metterle in atto.

Questa volta però, che mi si possano impallidire tutti i semi di sesamo nero così ardentemente cercati, non è stata colpa della sottoscritta, ma del fatto che reperire gli ingredienti è stata praticamente una caccia al tesoro, le cui tappe si sono protratte fino a qualche giorno fa: caccia che in realtà conta ancora un paio di assenze, come lo zenzero sott'aceto (ma quello proverò a farmelo da sola) ed il wasabi, che però non mi piace, per cui, who cares???)

Diversi blog hanno già parlato del sushi, anzi, per il procedimento mi sono attenuta molto al procedimento che Sere ha filmato in due puntate, molto, molto utile! Per quanto riguarda la ricetta ho mixato un po' le dosi di Sere con la ricetta trovata su un libro meraviglioso, l'ultimo acquisto che si è fatto spazio sullo scaffale della cucina: "Spezie da tutto il mondo", di Manisha Gambhir Harkins, Ed. De Vecchi: un libro con foto meravigliose, articoli interessantissimi sulla storia delle spezie, descrizione esauriente di spezie di tutto il mondo e relative miscele, e ricette che danno assolutamente la sensazione di essere state vissute, amate, ed assorbite dall'autrice, una giornalista originaria di Mumbai.

Ho già imparato tante cose, ho già sbavato su spezie dai nomi completamete sconosciuti (magari solo per me, magari tutti sapete alla perfezione cosa siano il sommacco o lo shanzo :), ho già deciso che farò tutte le ricette, anche barando sfacciatamente sugli ingredienti.

Il sushi è il cibo giapponese più conosciuto al mondo, un po' come gli spaghetti per l'Italia (rabbrividisco al pensiero che forse ho preparato qualcosa del tipo spaghettis bolognese,ma in questo caso credo di no :).

Ce ne sono fondamentalmente 4 tipi: il norimaki, il nigiri, il Gunkan ed il Temki: qui un breve ed utilissimo specchietto.

Un ingrediente fondamentale è il pesce, che deve essere freschissimo: io ho trovato all'Ipercoop due belle fette di salmone e di tonno rosso (approprosito, ma la Coop non aveva preso l'impegno di non vendere più tonno rosso, visto il rischio di estinzione? Con tanto di notizia su Greenpeace e WWF? Ed io, che mi lamento, non avrei dovuto lasciare il tonno rosso lì dov'era, col mio ultimo barlume di coerenza? Diciamo che me lo sono concessa per questa prima volta, ma la prossima volta si cambia!) che in realtà mi sono avanzate anche per il pranzo del giorno dopo :)

Nel'elencare di ingredienti segnalo anche dove li ho trovati per chi, come me, non avesse botteghe orientali vicino casa.


Ing (per 6 porzioni)
Per il riso sushi:
325 g di riso per sushi (Auchan)
1 cucchiaio e mezzo di zucchero
2 cucchiai e mezzo di aceto di riso (naturasì)

Per i norimaki
8 fogli di alga nori (Naturasì)
3 cucchiaini di semi di sesamo nero (Auchan)
mezzo cetriolo a fettine sottili
mezzo avocado a fettine sottili
una piccola carota affettata col pelapatate
150 g di salmone freschissimo
150 g di tonno rosso freschissimo
(o altro pesce come gamberi, spigola, ecc)

Per guarnire
2 cucchiai di pasta wasabi (quando la trovo vi faccio sapere)
strisce di zenzero sott'aceto (idem come sopra)
salsa di soya (possibilmente giapponese)


Mettere il riso in una casseruola insieme a 450 ml di acqua bollente: bortare a bollore, abbassare la temperatura, coprire (in parte, o l'aqua potrebbe fuoriuscire) e cuocere per 10 minuti.
Spegnere il fuoco e lasciare riposare, ancora coperto. Cospargere il riso di zucchero e aceto (ci sarebbe anche uno spicchio d'aglio tritato, ma io non l'ho messo), mescolare delicatamente e far intiepidire.
Preparare una stuoietta di bambù sul piano di lavoro e ricoprirla con un foglio di pellicola o, in mancanza, usare solo il foglio di pellicola.
Adagiarvi un foglio di alga nori e ricoprirlo per tre quarti con uno strato di riso, inumidendo le mani in una soluzione di acqua e aceto di riso (su consiglio di Sere, effettivamente aiuta a non far appiccicare troppo il riso alle dita), cospargerlo con i semi di sesamo nero.
Disporre sul lato più vicino a sè una striscia di cetriolo (o avocado), poi una di carote, e sovrapporre unoostrato di pesce tagliato in fettine sottilissime.
La ricetta di Manisha prevede dei norimaki più grandi con sole verdure, e altri piccoli fatti solo di pesce, io ne ho fatto un solo tipo, di pesce e verdure insieme :)
Arrotolare delicatamente l'alga, aiutandosi con il foglio di pellicola e la stuoietta, che servirà a stringere bene il rotolo per dargli una perfetta forma cilindrica.
Con il coltello bagnano nella soluzione di acqua e aceto, tagliare il rotolo in due, e poi tagliare ciascuna metà in tre parti.
Continuare fino ad esaurimento degli ingredienti e conservare in frigo, coperti da pellicola, fino al momento di servire.
Servire con il wasabi, le strisce di zenzero sott'aceto (servono a "pulire" il palato tra un tipo di sushi e l'altro, e godono anche delle proprietà disinfettanti dello zenzero stesso) e la salsa di soia, in cui ciascun "rotolino" va leggermente intinto.
NORIMAKI SUSHI

Ing (for 6 servings)
For the sushi rice:
325 g of sushi rice (Auchan)
1 ½ tbs sugar
2 ½ tbs rice vinegar (naturasì)
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For norimaki
8 sheets of grilled nori seaweed (Naturasì)
3 tbs of black sesame seeds (Auchan)
half cucumber cut into thin slices
half avocado cut into thin slices
a small carrot cut in very thin slices
150g really fresh salmon
150 g of really fresh bluefin tuna (or other fish such as shrimp, sea bass, etc.)
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For fiishing
2 tbs of wasabi paste
strips of pickled ginger
soya sauce (preferably the Japanese one)
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Put the rice in a saucepan with 450 ml of boiling water: bring to boil, then lower the heat, cover (in part, or the water could exit) and cook for 10 minutes. Turn off the fire and let rest, covered. Sprinkle the sugar and rice vinegar (there would be also a clove of minced garlic, but I have not used it), mix gently and let cool.
Prepare a bamboo rolling mat on work surface and cover with a plastic film or only with plastic film.
Lie down a sheet of nori seaweed and cover for three quarters with a layer of rice, moistening your hands in a solution of water and rice vinegar (Sere suggest,, actually helps to not make too much rice stick to your fingers), sprinkle with the black sesame seeds. Put a strip of cucumber (or avocado) on the side closest to you, then add some carrot stripes, and over the vegetables add the fish cut into thin slices.
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Manisha recipe includes larger norimaki with vegetables only , and smaller norimaki with fish only; I made only one type of rolls, with fish and vegetables together:)
Gently roll the seaweed sheet, using the plastic film and the bamboo rolling mat, which is useful to tighten the roll and give it a perfect cylindrical shape. With the knife moistened in the water and vinegar solution, cut the roll in two halves, then cut each half into three parts. Continue until ingredients end and store in refrigerator, covered with plastic film, until serving.
Serve with wasabi, pickled ginger strips (used to "clean the palate between a type of sushi and the other, and also enjoy the disinfectant properties of ginger itself) and the soy sauce, in which each" roll "should be slightly dipped.

lunedì 23 febbraio 2009

Il Carnevale...è fritto!!!

CHOUX ARANCIA E PAPAVERO

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Non è Carnevale senza dolci fritti, si sa, ma devo dire che erano un po' di anni che mi passavano lisci sotto il naso sia questa festa rumorosa (a parte il terrore di uscire di casa e beccare uova o schiuma da qualche ragazzino) che lo sfrigolare di frittelle, pettole, chiacchiere, etc, un po' perchè tra le mille tentazioni cercavo disperatamente di schivare le più pericolose, un po' perchè la mia attenzione si focalizzava più che al martedi grasso, sul mercoledì delle Ceneri, e di questo ho già parlato qui.

Quest'anno però ho visto così tanto parlare del Carnevale nella blogosfera (dei dolci di Carnevale per essere precisi) che mi sono sentita davvero una crumira del coriandolo, una disfattista della stella filante, e così, chiamiamolo adattamento ambientale, conformismo, o giustificazione plebiscitaria all'ennesima scorribanda calorica, eccomi col mio dolce fritto fritto si carnevale, che però mio non è assolutamente, ma è preso paro paro da una Cucina Italiana (febbraio 1999, adoro prendere le ricette dalle riviste da archivio :).

Le uniche varianti significative sono state l'aggiunta del succo di mezza arancia, che consiglio vivamente, e l'eliminazione della vanillina, che suggerisco di sostituire con semini di mezza bacca di vaniglia.

Sarà stata l'aria che ormai era pregna di questo delicato profumino di frittura, sarà stato l'amor, ma dopo queste frittelle ho fatto anche le chiacchiere, a gentile richiesta del marito......mi sa che ora sono a posto per i prossimi 3 o 4 Carnevali!
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Ing: 300 g di patate lesse
100 g di farina 00
2 uova
1 cucchiaio di zucchero a velo (o semolato)
Un'arancia non trattata
Un cucchiaino e mezzo di semi di papavero
60 g di Burro
Acqua 150 ml

Olio di semi di girasole
Zucchero semolato
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In una casseruola mettere l'acqua con il burro e portare ad ebollizione. Versare tutta d'un colpo la farina setacciata, mescolare bene con un cucchiaio e tenere sul fuoco fino a che il composto si rassoda e comincia a "sfrigilare" sul fondo.

Far intiepidire, poi aggiungere le uova una alla volta. Schiaciare le patate con ed aggiungerle al composto, poi aggiungere la scorza grattugiata dell'arancia (io ho aggiunto anche il succo di metà arancia), i semi di papavero e lo zucchero a velo.

Far riscaldare l'olio in una padella, e quando è bollente, tuffarvi delle cucchiaiate di composto: potete usare anche la sacca da pasticceria senza bocchetta, o formare delle piccole quenelles, io in questo caso, ho preferito l'effetto "scapigliato" :).

Quando gli choux sono dorati, prelevarli con una paletta forata e farli sgocciolare su un foglio di carta assorbente. Mentre sono ancora caldi, rotolarli nello zucchero semolato.
Servirli tiepidi, o riscaldati al micro per una ventina di secondi.
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POPPY SEEDS AND ORANGE CHOUX



.Ing: 300 g of boiled potatoes

100 g of flour

2 eggs

1 tbs of icing sugar

One orange not traited with antic

1.5 tbs of poppy seeds

60 g Butter

150 ml water

Sunflower oil (or othre oillfor frying)


For finishing: caster sugar

In a saucepan put the water with butter and bring to boil. Pour in the sifted flour, mix well with a spoon and cook until the dough firm and begins to "sizzle". Remove pan from the heat, when warm add eggs,one at a time. Add mashed potatoesto the dough, then add the orange zest grated (I also added the juice of half orange, and I suggest You to make the same!), poppy seeds and icing sugar. Heat the oil in a frying pan, and when it is boiling, put in the dough taking it with a tablespoon (you can also use the pastry bag without nozzle, or forming small quenelles, in this case, I preferred to form irregular shapes ).

When the choux are golden, remove them with a slotted spoon and drain them on kitchen towels. While still warm, roll them in sugar. Serve warm, or heated in microwave for about twenty seconds.


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giovedì 19 febbraio 2009

Matterello o nonna papera, che raviolo sia!

RAVIOLI DI RICOTTA E CARCIOFI CON VONGOLE E SEPPIE
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Accostamento azzardato, lo so, e ci ho pensato parecchio prima di decidermi: ho girato per la rete, ho sfogliato libri e riviste per trovare ricette che abbinassero paste ripiene alla ricotta con il pesce, ma ho trovato pochissimo, anzi direi niente, e questo mi faceva porre seri dubbi che l'idea fosse del tutto malsana.....

Solo che non riuscivo a togliermela dalla testa, sarà che dopo aver deciso di cucinare un primo col pesce, ho visto una bellissima ed irresistibile ricotta di pecora e l'ho dovuta comprare.....devo ammettere che non ho fatto grossi progressi nel percorso che mi dovrebbe liberare dalla mania del food shopping compulsivo, sennò non si spiegherebbe perchè ho comprato anche della ricotta dura e del radichio rosso, tutto destinato ai ravioli.......eh no, calma, va bene la fantasia, ma la schizofrenia è un'altra cosa!!!

Comunque, l'esperimento è riuscito, e pure bene, la mia cartina di tornasole degli azzardi (nonchè consorte) ha apprezzato, per cui il post ci sta tutto, con la sola indicazione, magari, di usare un'ottima ricotta vaccina (per i ravioli non quella delle vaschette confezionate, assolutamente...) se non si ama il sapore un po' più deciso della ricotta di pecora.


Per la sfoglia......so che è tanto bello e soddisfacente tirare la sfoglia a mano, e l'ho già fatto, ma dopo essermi portata in valigia quella meraviglia di scienza e tecnica che è l'Imperia comprata dai miei circa 40 anni fa, dovevo assolutamente inaugurarla :)

Per fare la sfoglia ho seguito le indicazioni del volume "Pasta" Dell'Enciclopedia della Cucina Italiana" (La biblioteca di Repubblica), che suggerisce di usare una proporzione di 6 uova su 1 kg di farina, (impastando con acqua tiepida) per i ripieni di magro, più morbidi e umidi di quelli di carne, per i quali invece vale la canonica proporzione di 1 uovo per 100 g di farina.


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Ing: (per 3 porzioni abbondanti)
200 g di farina 00
100 g di farina di semola
2 uova
acqua tiepida
sale

Per il ripieno
600 g di ricotta di pecora (o vaccina)
4 o 5 carciofi (a seconda della grandezza)
sale, pepe
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Per il condimento
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1 seppia
200 g di vongole (spurgate)
1 spicchio di aglio
4 pomodorini
Olio extravergine di oliva
vino bianco
mezzo peperoncino
prezzemolo
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Setacciare le due farine sulla spianatoia, impastarle con le uova, un pizzico dei sale, e tanta acqua tiepida quanto basta per avere un impasto morbido ma non appiccicoso.


Coprire con una ciotola e far riposare almeno mezz'ora.


Pulire i carciofi liberandoli dalle foglie più dure, dai gambi (che possono essere usati per altre preparazioni, delle spine e dell'eventuale peluria. Tagliarli a spicchi e tuffarli in acqua fredda acidulata con succo di limone. In una padella mettere dell'olio e far cuocere i carciofi fino a quando diventano morbidi.


In una ciotola mescolare la ricotta con i carciofi schiacciati, salare e pepare.


Tirare la sfoglia: io dopo aver passato la pasta 2 o tre volte al massimo spessore, l'ho passata allo spessore n.3, partendo dal più sottile. Disporre sulla spianatoia una striscia di sfoglia: distribuire il composto a mcchietti distanziati un paio di cm, poi sovrapporre un'altra stiscia di sfoglia, sigillare e tagliare con una rotella o con un coppapasta.


Disporli su un vassoio infarinato: io li ho preparati un giorno prima, li ho congelati ed il giorno dopo versati direttamente nell'acqua bollente.


Far aprire le vongole in una padella con un filo d'olio, aggiungere un bicchiere di vino bianco e var evaporare a fuoco vivo.


In un'altra padella scottare la seppia tagliata a striscioline con 3 cucchiai di olio, uno spicchio di aglio, mezzo peperoncino ed i pomodorini liberati di semi e tagliati a pezzetti.


Aggiungere le vongole, eliminando quelle rimaste chiuse, filtrare il liquido di cottura ed aggiungere anch'esso.


Cuocere i ravioli in acqua bollente salata (con un po' d'olio, a me si sono attaccati sul fondo e rotti, di conseguenza) per 5 minuti, poi condirli con il sugo di seppie e vongole(da cui saranno stati eliminati aglio e peperoncino) e qualche foglia di prezzemolo e servire caldi .
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Sfoglia, ripiena e no
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RICOTTA CHEESE AND ARTICHOKES RAVIOLI WITH CLAMS AND SEPIA
Ing (3 good servings)
200g all pourpose flour
100g durum wheat semolina
2 eggs
warm water, salt
For filling
600 g sheep sheepskin ricotta cheese (or cow's ricotta cheese)
4 or 5 artichokes (depending on size)
salt, pepper
For the dressing
1 sepia (cuttlefish)
200 g clams (purged)
1 clove garlic
4 little tomatoes
Extra virgin olive oil
white wine
half chilli pepper
parsley
Sieve the two flours on the work plain, mix with eggs, a pinch of salt, and warm water enough to have a dough soft but not sticky. Cover with a bowl and let rest half an hour at least.
Wash and trim the artichokes, diving them in water with lemon juice. Cut each artichoke into 6 wedges.
Put some olive oil in a pan and cook artichokes covered until they become soft. In a bowl mix ricotta with crushed artichokes, salt and pepper. Roll out the dough into 2 thin sheets. Distribute filling onto one sheets forming little heaps far two cm, then put on the second sheet and seal dough near the filling. Cut with a cutter and arrange on a floured tray. You can prepare the ravili the day before and freeze them directly on the tray. Open the clams in a pan with some oil, add a glass of white wine and cook at medium heat until clams are opened.
In another pan put the sepia cut in strips with 3 tbs of oil, one clove of garlic, the chilli pepper and little tomatoes (free them from seeds before) chopped.
Add clams eliminating the ones remained closed (it means they were dead), filter cooking liquid Cooking and pour it in the pan with sepia and clams.
Cook ravioli in boiling salted water (with some oil) 5 minutes (also if you prepare ravioli day before and freeze), then season with sepia and clams sauce (put off before garlic and chilli) (which have been eliminated and garlic hot pepper) and a few leaves of parsley.
Serve hot.

martedì 17 febbraio 2009

Elogio della semplicità (e della bontà)

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CROSTINI DI POLENTA TARAGNA E CATALOGNA
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Può una ricetta talmente elementare da non poter essere quasi definita tale, dare risultati così stupefacenti? Si, se i pochissimi ingredienti sono buoni, anzi ottimi, e si, se siamo pronti a gustare appieno sapori semplici ma delicati e concreti al tempo stesso.
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I miei ingredienti: una polenta taragna acquistata per scopi ben più peccaminosi (in senso calorico ovviamente), una cicoria catalogna acquistata senza sapere ancora che fosse catalogna :), un pizzico di peperoncino e dell'olio extravergine campano, anzi cilentano, anzi, della suocera, buonissimo :)
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Direi che tra questi l'olio assume un'importanza decisiva: per cui prima decidete cosa volete ottenere, e poi decidete che olio usare :)
La mia intenzione era quella di sentire la presenza dell'olio, anzi, se avessi avuto quello pugliese, dal sapore ancora più deciso, lo avrei usato senza remore. Nulla toglie che si possa usare un olio più delicato, ma secondo me ci si perderebbe un po' di gusto :)
Solo un'avvertenza: potete preparare in anticipo sia la polenta che la cicoria ma non la polenta E la cicoria, sarebbe a dire che la polenta va grigliata al massimo un'ora prima e la cicoria ripassata in padella (o al massimo riscaldata) all'ultimo momento.
Riscaldare i crostini già pronti è un suicidio culinario, fidatevi. Dell'esperienza :)
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Ing: 200 g di polenta taragna precotta
2 mazzetti di catalogna (300 g circa già pulita)
Olio extravergine di oliva
Un quarto di peperoncino (o mezzo, a seconda dei gusti)
Un piccolo spicchio di aglio
sale
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Preparare la polenta seguendo le istruzioni sulla confezione, limitando un po' l'acqua in modo che sia piuttosto soda (la mia prevedeva 800 g di acqua per 200 g di farina, io ne ho usati 700).
Versare la polenta su un piano o in una teglia rettangolare e stenderla in uno strato uniforme di un cm e lasciarla asciugare (io l'ho lasciata asciugare per un giorno, ma un paio di ore possono bastare).
Dopo 10 minuti però, ritagliare i crostini usando un coppapasta, e dopo un'oretta capovolgere i tondini di polenta per farli asciugare uniformemente.
Pulire le cicorie prendendo solo le foglie e la parte più tenera del gambo, versarle in acqua bollente salata e farle cuocere per 5 minuti, poi sgocciolarle.
In una padella mettere far riscaldare due o tre cucchiai di olio con lo spicchio di aglio ed il peperoncino, aggiungere la cicoria e farla insaporire per 5-6 minuti.
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Far riscaldare una griglia: ungere di olio i tondini di polenta e grigliarli per un minuto per lato (incredibile, non si attaccano!!!).
Eliminare l'aglio ed il peperoncino dalla catalogna e sistemarla sui crostini.
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Altri......finger food mi pare si chiamino :))
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CROSTINI WITH POLENTA AND CATALONIA
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Ing: 200 g of instant polenta taragna flour (mixture of maize yellow flour and buckwheat flour )
2 bunches of catalonia chicory (300 g already clean)
Extra virgin olive oil
A quarter of chilli pepper (or half, according to taste)
A small clove of garlic
salt
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Prepare the polenta according to the instructions on the package, limiting water to have harder consistency (my package indicated 800 ml of water per 200 grams of flour, I used 700 ml).
Pour the polenta on a tray or a cake tin in a uniform layer 1 cm thick and let dry (I let dry for a day, but two hours will be enough).
After 10 minutes, however, cut the poleta using a cutter, and one hour after rotate the crostini to permit uniform drying. Clean chicory taking only the leaves and the tender part of spear, put in boiling salted water and cook for 5 minutes, then drain.
Heat two or three tbs of oil with a clove of garlic and chilli, add the chicory and cook for 5-6 minutes.
Oil the crostini and cook one minute per side onto a hot grill (incredible, they don't attach on the grill!).
Discard the garlic clove and the chilli and arrange the catalonia chicory on the crostini.
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sabato 14 febbraio 2009

Ancora un classico per veri innamorati....dei dolci!

CROSTATA MERINGATA AL LIMONE

English below

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Niente dolci a forma di cuore oggi, San Valentino dall'alto della sua benevolenza mi perdonerà, ma un dolce di quelli nella famosa lista "ho giurato di farlo la prima volta che l'ho visto, ma nel frattempo son passati 3 o 4 lustri e non ci ho mai provato", e che mi si è riproposto un po' di tempo fa, forse inviato dal destino :), oggetto di una competizione all'ultimo ingrediente in Wisteria Lane, tra Bree Van de Kamp e la nuova arrivata Katherine (ok, beccata, sono una fan delle casalighe, e pure una di quelle più sfigatelle, quelle che aspettano la benevolenza della TV pubblica per vedere le nuove serie.....e a questo proposito lancerei un grido di aiuto a proposito di Lost..... ma quando ce lo ridate?????Fine intermezzo televisivo :), rea di aver preparato la migliore torta meringata al limone che le housewives avessero mai assaggiato.....


Allora, per la torta io ovviamente ero dalla parte di Bree, algido emblema della perfezione, praticamente un modello irraggiungibile per me, povera paperella imbranata che si affanna a fare cento cose e riesce a farne una e mezza con risultati ben lontani dalla perfezione.Prova ne sia la mia crostata meringata al limone, d'accordo, mettiamoci comme d'habitude la pezza che era la prima volta, ma ho lasciato che la crema al limone si colorisse troppo (per non dire bruciasse) lasciando intravedere quella pellicola bruna tra il guscio e la meringa, ed inoltre la meringa mi si è.....ristretta! Raffreddandosi infatti, la spirale di meringa si è ritirata, come un golfino di angora infeltrito, eppure giuro che non ho usato albumi sintetici :)

Col senno di poi credo che avrei dovuto "serrare" di più la spirale, magari anche sovrapponendo leggermente i giri, ed avrei dovuto spremere il primo cerchio abbastanza a ridosso del bordo, in modo che pur restringendosi, la copertura non avrebbe "scoperto" la crema, come invece è successo.

Ricordavo di avere un sacco di ricette, in realtà non ne avevo tantissime, e tra le poche ho scelto quella pubblicata sul numero di febbraio 2007 della Cucina Italiana, aggiungendo un velo di marmellata di limoni (non della costiera amalfitana, ma neanche di un posto tanto lontano, sempre dalla provincia di Salerno arrivano) che ha dato una nota acidula che ben si accompagnava al dolce spumoso della meringa, ed alla crema al limone.

La pasta frolla, compatta e friabile al tempo stesso, giustamente poco zuccherata, ha una marcia in più: il profumo dei semi di cardamomo e del chiodo di garofano pestati , insolitamente, ma con ottimi risultati, accostati al limone.
Ecco la ricetta, e che siate innamorati di qualcuno, di qualcosa, o semplicemente della buona cucina (e non mi pare poco) buon San Valentino!

Ing: Pasta frolla

300 g farina 00
150 g burro
50 g zucchero
un uovo
mezzo chiodo di garofano
3 baccelli di cardamomo (ho usaro quello bianco)
sale
pepe in grani (non l'ho usato)
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Crema e meringa
250 g zucchero
200 g panna (fresca, ovvio!)
150 g latte
40 g burro
20 g di fecola
8 uova
2 limoni (non trattati)
sale
marmellata di limoni

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Preparare la pasta frolla intridendo la farina con il burro morbido tagliato a pezzettini, ed aggiungendo lo zucchero, un pizzico di sale (e di pepe), i semi di cardamomo ed il chiodo di garofano tritati (o pestati nel mortaio) e l'uovo.

Impastare velocemente, avvolgere nella pellicola e far riposare in frigo per un'ora.
Passato questo tempo, ricavare una sfoglia e rivestire uno stampo da crostata di 23 cm di diametro imburrato o rivestito di un foglio di carta forno bagnato e strizzato (meglio uno stampo basso col fondo apribile, come suggerisce CI), metterla in frigorifero.

Unire 2 uova e 6 tuorli con 10 g di zucchero, la scorza grattugiata dei limoni, il burro, la panna, il latte, la fecola, e 60 g di succo di limone (filtrato).
Porre la crema a bagnomaria e mescolare fino a quando la crema non prende la consistenza di un budino morbido (deve addensare, insomma).
Stendere un velo di marmellata di limoni sul fondo della crostata, versarvi sopra la crema, livellare e cuocere a 190° in forno non ventilato (e riscaldato solo sotto, dice giustamente la ricetta, ma il mio forno il favore di riscaldarsi solo sotto non me lo fa, per cui se avete lo stesso problema, posizionate la crostata sul ripiano più basso del forno e copritela con un foglio di allminio a metà cottura, per evitare che si scurisca come è accaduto a me).
Sfornarla e farla raffreddare. Io a completo raffreddamento ho sollevato la crostata con tutto il foglio di carta forno e l'ho messa su una placca: se usate la tortiera col fondo apribile potete lasciarla nello stampo.
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Pesare 150 g di albumi e montarli a neve con 100 g di zucchero (ed un pizzico di sale, dice la ricetta, ma io ho imparato da qui che il sale velocizza l'operazione di montatura ma peggiora la "tenuta", cioè gli albumi tendono a smontarsi subito: l'esperienza dei macarons insegna, negli albumi ci va una goccia di limone o di aceto - o di altro acido a vostro piacere, insomma, l'importante è che rilasci qualche ione di idrogeno).

Riempire col composto una tasca da pasticciere con la bocchetta liscia e formare una spirale sulla crostata, cercando appunto di serrare i giri, poichè la meringa tenderà a ritirarsi un po'.
Infornare a 170° per 10 minuti (circa, occhio che deve restare molto più chiara della mia, io ovviamente me ne vado in giro per casa nei momenti meno opportuni, quando bisognerebbe stare incollati allo sportello del forno, che con questo freddo non è neanche un'idea malvagia ).

Sfornare e far raffreddare.

Tartes e crostate

Linzer torte

Tartellette di banane e crema frangipane

Crostata di frutta invernale

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LEMON MERINGUE TART


Ing.Pastry croust
300 g plain flour
150 g butter
50 g sugar
1 egg
one half clove
3 cardamom pods (I used the white ones)
salt
pepper (I didn't use it)
Cream and meringue
250 g sugar
200 g cream
150 g milk
40 g butter
20 g of potato starch
8 eggs
2 lemons (not treated)
lemon marmalade .


Prepare the short pastry: on a work surface mix the flour sifted with soft butter cut into small pieces, add sugar, a pinch of salt (and pepper), seeds of cardamom and clove ground (or crushed in a mortar) and the egg. Knead quickly, wrap in a plastic wrap and refrigerate for one hour. After this time, roll out the dough and line a cake tin with of 23 cm, covered with a baking sheet or buttered (it's better if use a cake tin with removable base, as suggested by recipe) and place it in the refrigerator.
Combine 2 eggs and 6 egg yolks with 10 g of sugar, the grated zest of lemon, butter, cream, milk, starch, and 60 g of lemon juice. Place the cream into a pan and put this pan into another with cold water (water must touch the pan which contains the cream, this is the bain-marie).
Put on medium heat stir until the cream takes the consistency of a soft pudding (it must thicken). Spread a layer of lemon marmalade on the bottom of the tart, pour the cream, level and bake at 190 °C (374 F) in non-ventilated oven (and heated only below, the recipe says , but my oven doesn't do it, so if you have the same problem, place the tart on the lowest shelf of the oven and cover with an aluminum foil after 15 minutes, surface has to remains clear, not dark as it happens to me).
When cool, I've turned out the tart with its baking sheet and I put it on a baking tray: if you use the cake tin with removable base), you can leave the tart in the tin.
Mix 150 g of egg whites (about all six white eggs remaining) with 100 g of sugar (and a drop of vinegar or lemon).
Fill a pastry bag with a smooth circular nozzle and shape a spiral on the tart, just trying to tighten the turns, because the meringue will tend to retreat a little. Bake at 170 °C (153 F) for about 10 minutes (meringue must be golden non dark as my meringue became).
Serve the tart when cooled.

giovedì 12 febbraio 2009

La domenica mattina ha da essere briosciosa, n'est-ce pas?

PETIT PAINS AU LAIT (INTRECCIATI)

English below
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Sul tema brioche le variazioni sono pressochè infinite, si sa: basta togliere un uovo qua, aggiungere un po' di latte là, diminuire o aumentare il burro, etc. etc.: personalmente non ho fatto tantissime prove, anche perchè dopo aver provato le brioscine siciliane è stata dura schiodarmi da quella ricetta fantastica per esplorare nuovi lidi.
MA, ma, in questi frangenti bisogna farsi coraggio :) anche se si può rimanere delusi da una ricetta trovata su un libro di cui ci si fida, perchè invece ci si può imbattere in ricette altrettanto valide, come questa trovata sull'usatissimo Le gateau de mamie - Ed. Marabout dei famosi e mooolto francesi petit pains au lait.....
La questione dell'intreccio: mi aveva colpito tantissimo il post di Paoletta sulla brioche intrecciata con tanto di video, solo che come al solito quando ho le mani in pasta non ho il tempo di tornare sul PC a rivedere ciò che non ricordo, e così da questo impasto abbastanza malleabile, sono venute fuori un paio di trecce sui generis, due brioscine con un tuppo affatto malvagio, e queste coroncine, anzi, couronne tressée, che messa così ditemi come avrei mai potuto resistere a riprodurre l'acconciatura di Diana, ma si, si, Diana, l'amica bruna di Anna dai capelli rossi.....come non sapete di che parlo.....la mia infanzia è stata segnata da quella pettinatura!
Vabè, meglio che passi alla ricetta, prima che le considerazioni sulla mia età mi rovinino la giornata :)
Solo, una puntualizzazione sul lievito, che si può dimezzare, anzi, sarebbe cosa buona e giusta farlo, basta avere il tempo sufficiente per la lievitazione. Io ormai ho uno schema temporale abbastanza collaudato: impasto il pomeriggio del giorno prima, faccio lievitare un paio d'ore in un luogo riparato, poi sgonfio e rifaccio lievitare (se ho tempo), al raddoppio, ormai è sera inoltrata, formo le brioscine e le lascio lievitare tutta la notte, per infornare la mattina dopo (tra riscaldamento del forno e cottura ci vogliono 20 minuti più o meno).
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Ing: 250 g di farina (125 farina 00 e 125 g manitoba)
60 g di burro salato a temperatura ambiente
30 g di zucchero semolato
1 uovo intero
100 ml di latte (circa)
10 g di lievito di birra
5 g di sale
un tuorlo per spennellare (ho usato tuorlo+albume)
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Su una spianatoia versare le farine setacciate, lo zucchero, il sale,l'uovo ed il burro a dadini. Sciogliere il lievito in poco latte tiepido, aggiungerlo agli altri ingredienti. Cominciare ad impastare aggiungendo tanto latte per ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Lavorare a lungo (15 minuti), fino a che l'impasto non sia elastico, poi metterlo in una ciotola, coprirla con un plaid e riporla in un luogo riparato fino al raddoppio (ad esempio il forno spento).
Se avete tempo potete sgonfiare l'impasto e rimetterlo a lievitare fino al nuovo raddoppio, altrimenti formare i panini nella forma che preferite (la classica è quella del panino ovale) e metterli sulla placca del forno rivestita di carta forno.
Coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio (almeno un'ora e mezzo).
Riscaldare il forno a 210°: spennellare le brioches con l'uovo sbattuto, abbassare la temperatura del forno a 180° e cuocere per 10-15 minuti, sorvegliando la cottura.
Ricette simili
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PETIT PAINS AU LAIT (PLAITED)
Ing:
250 g strong flour
60 g salted butter at room temperature
30 g sugar
1 whole egg
100 ml of milk (approximately)
10 g of yeast
5 g salt
an egg yolk to brush (I used yolk + white) .
Sift the flour on a work surface, add sugar, salt, egg and butter. Dilute yeast in la little quantity of warm milk, and add to other ingredients. Start to knead, adding enpugh milk to obtain a smooth and homogeneous dough. Work for 15 minutes, and until the dough is elastic, then put it in a bowl, cover with a blanket and place it in a sheltered place until doubled (for example, the oven put off).
If you have the time you can deflate the dough and make it double again, otherwise form brioches in the shape you prefer (the classic is the oval sandwich) and put them on a baking tray covered with baking paper. Cover and wait until doubled (at least an hour and half). Heat the oven to 210 °(410 F): brush the pastries with beaten egg, lthen bring oven temperature to 180 °C (356 F) and bake for 10-15 minutes, supervising cooking.
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lunedì 9 febbraio 2009

Questa sfida s'aveva da raccogliere

ORECCHIETTE CON FRIARELLI E COLATURA DI ALICI
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English below



Le orecchiette. O strascinate. Siamo di nuovo in Puglia, mani e piedi, gola e palato, tavoliere e coltello.


Questa è la nostra bandiera, la specialità più conosciuta fuori regione (forse strascinate con le cime di rape suonano meglio), la tipica pasta fatta in casa che però, a dire il vero, quasi sempre si compra nei panifici o nei negozi di pasta fresca. Forse per il logorio della vita moderna :), forse per la innegabile difficoltà di ottenere queste piccole orecchie rugose con il solo aiuto di un coltello dalla lama liscia (ed il pollice, in alcuni casi), nelle famiglie baresi trovare qualcuno che sappia fare le orecchiette è sempre più raro.

Nei vicoli della città vecchia è molto più facile trovare donne (perchè in buona sostanza questa attività è a completo appannaggio del sesso femminile) abili nella produzione di orecchiette e strascinate, le cui dimensioni possono variare da due a un cm di diametro, e che possono essere realizzate con la tecnica del pollice o con quella del solo coltello "strascinato" sulla spianatoia, ma tutte con la caratteristica gobbetta terribilmente rugosa capace di raccogliere il condimento come pochi altri formati :).

In realtà delle orecchiette e della tecnica relativa ho già parlato qui, per cui non mi dilungo oltre: il motivo per cui torno sull'argomento è che una sfida (anzi due) in famiglia mi ha "costretto" a farmi coraggio e a ritentare l'impresa, ma non era affatto scontato che la mia testardaggine prevalesse sul mio lato donabbondiesco, visto che questa delle orecchiette per me è una questione abbastanza ostica, che non è assolutamente chiusa.


Se sono finalmente, riuscita ad ottenere che la magica gobbetta si formasse sotto la lama del coltello (senza bisogno di rigirare l'orecchietta sul pollice), non sono però riuscita ad ottenere dei contorni perfetti e non sfrangiati, ma si sa, la perfezione vuole esercizio e pazienza.


Ho superato l'empasse però, grazie a Patrizia, produttrice di orecchiette baresi nella capitale e lanciatrice di sfide terrorizzanti :)


La ricetta: classica, con i friarielli napoletani che sostituiscono egregiamente le cime di rapa (introvabili per me) ed al posto delle acciughe il tocco veloce e delicato della colatura di alici di Cetara, fantastica :)



La ricetta originale la trovate qui, con gli gnocchetti al posto delle strascinate.


PS: messaggio subliminale ma non troppo per la zia lettrice: ora vi aspetto, ma avvisatemi per tempo, il mio ritmo di produzione è lentissimo!!


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Ing: (3 porzioni)

300 g di semola di grano duro
acqua qb

(oppure 400 g di orecchiette fresche, o 300 g di orecchiette secche)

300 g di friarielli già puliti (un mazzetto)
2 cucchiai di colatura di alici di Cetara
uno spicchio di aglio
4 cucchiai di olio extravergine
mezzo peperoncino
sale




Far riscaldare l'acqua senza farla bollire, portandola ad un punto in cui freme, formando delle bollicine sul fondo.
Setacciare sulla spianatoia la semola, versare poco a poco l'acqua al centro, aiutandosi con una forchetta inizialmente, per non scottarsi le dita.
Lavorare a lungo (almenoo 10 minuti) la pasta aggiungendo l'acqua necessaria per avere una consistenza morbida ma non appiccicosa. Coprirla con una ciotola e farla riposare per circa 30 minuti.Tagliare dei pezzettini di pasta e formare dei salamini di circa mezzo cm di diametro. Formare le orecchiette staccando pezzetti di pasta di un cm circa e "strascinandoli" con il coltello (la prossima volta mi faccio filmare, promesso!).
Far riposare le orecchiette su una tovaglia pulita per qualche ora (o anche più, basterà farle cuocere per un tempo più lungo).

Porre sul fuoco una casseruola capiente con l'acqua fredda ed il sale grosso, raggiunto il bollore versare i friarielli già puliti. Aspettare nuovamente il bollore e versare le orecchiette, cuocere per 2 o 3 minuti.
Se usate delle orecchiette secche, versare nell'acqua bollente le orecchiette, e solo dopo qualche minuto i friarielli.
Mentre cuoce la pasta far soffriggere lo spicchio d'aglio ed il peperoncino in una padella con l'olio, fino a quando l'aglio non diventa dorato. Eliminare poi l'aglio ed il peperoncino.
Scolare la pasta, versarla nella padella, aggiungere la colatura di alici e mescolare per far insaporire bene. Servire caldissime :)

Sempre dalla Puglia:

Gnocchetti con le cime di rapa

Cartellate al vincotto

Sgagliozze di Polenta

ORECCHIETTE WITH BROCOLI FRIARIELLI AND ANCHOVIES COLATURA

Ing: (3 servings)

300 g of bran of of flour of durum wheat

water
(or 400 gs of fresh orecchiette or 300 g of dry orecchiette)


300 g of brocoli friarielli (or rapini) already clean (a small bundle)

2 tbs anchovies colatura from Cetara

a clove of garlic

4 tbs of extravergine olive oil

one half chilli

salt

Heat the water without bringing it to boil, but bringing it to the point in which it forms little bubbles on the fund. Sieve the flour on a wooden work surface , pour the water little by little into the center, initially helping yourself with a fork, to don't burn your fingers. Knead for a long time the dough (at least 10 minutes) adding the needed water to obtaiin a soft but not sticky consistence . Cover it with a bowl and make it rest for about 30 minutes.

Cut pieces of dough and form little "salami" of about one half cm diameter. Form the orecchiette pulling one cm long pieces with knife with smooth blade (the next time I'll take a video, promised!) Let the orecchiette rest on a clean cloth for a few hours (or even more, just you'll cook them for a longer time).

Put on the fire a large saucepan with cold water and salt, bring to boiling and pour the friarielli already cleaned. Wait that water boils another time and add the orecchiette, then cook for 2 to 3 minutes. If you use dried orecchiette, pour the orecchiette before in boiling water, and only a few minutes after add the friarielli.

In the meanwhile put the clove of garlic and chilli in a frying pan with oil and cook until the garlic becomes golden. Then remove both the garlic and chilli. Drain the pasta, pour it in the pan, add the anchovies colatura and mix well. Serve hot:)

venerdì 6 febbraio 2009

Un sorbetto per tutte le stagioni

SORBETTO AL POMPELMO ROSA






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Un sorbetto. A febbraio????? Be', mi rendo conto che sembra una ricetta piuttosto fuori stagione, ma a parte il fatto che l'ho fatto a gennaio :), ormai sorbetti e gelati sono dolci per tutto l'anno, soprattutto considerando che nelle nostre abitazioni difficilmente si trova una temperatura inferiore ai 19 gradi.

In realtà so che la temperatura media delle case degli italiani è almeno uno o due gradi al di sopra: a questo proposito ricordo che diminuire di due gradi la temperatura puo' portare ad un risparmio di oltre 130 euro all'anno : non si muore di freddo, magari si indossa un maglione di lana anzichè la camicia...d'altra parte se non sfruttiamo l'inverno almeno per goderci il golf a trecce norvegese, quando mai lo useremo??? :)


Il motivo per cui è nato questo sorbetto dal colore femminilmente pastelloso lo nasconderei volentieri, ma cominciare a scrivere un post è ogni volta come una iniezione di penthotal, devo spiattellare la verità anche a costo di sembrare quello che probabilmente sono, una blogger che gli anni '80 li ha vissuti, subiti ed incamerati, e sarà per questo che il giorno che non mi veniva altro in mente che fare un primo di pesce ed un secondo di carne, un automatismo indotto mi ha portata dritta dritta al sorbetto :)
Be', motivazioni recondite a parte, è stato un bel sollievo per la mia gola in fiamme la settimana scorsa :)



Il pompelmo rosa stazionava nel frigo da un bel po', e una volta maturata l'idea del sorbetto, mi sono rivolta, come faccio spesso quando ho bisogno di ricette base, al libro "La pasticceria" della collana Scuola di cucina della Cucina Italiana.
L'ideale sarebbe ovviamente disporre di una gelatiera, ma con un minimo di pazienza si può ottenere un discreto risultato anche senza.
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Ing: Un grosso pompelmo rosa (o altro agrume)
300 g di acqua
225 g di zucchero
mezzo albume
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Spremere e filtrare il succo del pompelmo. Preparare uno sciroppo con l'acqua e 200 g di zucchero, poi mescolarlo al succo di pompelmo e farlo raffreddare. Montare a neve ferma l'albume con 25 g di zucchero, e mescolarvi delicatamente il succo. Se avete la gelatiera questo è il momento di usarla, altrimenti versate il composto in una vaschetta per il ghiaccio e fatelo rassodare per circa un'ora o fino a che non è più liquido ma "sostenuto".
Tiraterlo fuori, metterlo a cucchiaiate nel mixer e frullarlo, poi rimetteterlo in freezer per un'altra ora e frullarlo nuovamente.
Ripetere l'operazione per 3 o 4 volte: io dopo 3 cicli l'ho lasciato per la notte in freezer ed il giorno dopo l'ho frullato nuovamente.
Se si hanno a disposizione limoni o arance non trattate, mettere le scorze nella miscela di acqua e zucchero durante la preparazione dello sciroppo.
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PINK GRAPEFRUIT SORBET
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Ing: 1 large pink grapefruit (or other citrus fruits)
300 g of water
225 g sugar
One half egg white
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Squeeze and filter the juice of the grapefruit. Prepare a syrup with water and 200 g of sugar, then mix it to the juice and make it cool. Beat egg white with 25 g of sugar until foamy, mix gently with the juice. If you have an ice-cream maker this is the right time to use it. If not, or pour the mixture into a bowl, cover and put in the freezer until icy (not liquid, anymore). Put the sorbet into the mixer with a tablespoon and whisk, then put it in the freezer for another hour and whip again. Repeat for 3 or 4 times: I did it for 3 or 4 times and then I left the sorbet to chill during the night, whipping it agan the day after.
If you use lemons or oranges, put the zests in the water and sugar when preparing the syrup, then filter.

lunedì 2 febbraio 2009

Happy birthday ciboulette!


Rieccomi! Dopo una settimana di assenza pressochè totale, quasi in possesso di nuovo delle forze e delle energie necessarie per deambulare da una stanza all'altra della casa senza poggiarmi alle pareti....per niente pronta però a parlare della ragione di vita di questo blog, e cioè il piacere del cibo, visto che ancora l'unico alimento che mangio con piacere è la frutta, ed il piacere di cucinare non mi sfiora ancora :)

E pensare che non mi è passato addosso un camion, e neanche mi si è abbattuta sul capo una sequoia, ho SOLO avuto il piacere di conoscere molto da vicino quell'australiana di cui tutti parlano (e non è la brunazza della pubblicità della compagnia telefonica, ancora l'invidia non mi porta a tali sofferenze :), e che tutti temono, ed un perchè c'è, eccome se c'è :)


Rieccomi però per due buoni motivi: il primo è che per quanto il fisico e la mente non siano nei loro giorni migliori, a me di lasciare nell'oblio questo posticino ancora non va :)

Il secondo è che io sono dell'opinione che i compleanni vanno ricordati, possibilmente nella data giusta, o quasi, anche se non si può fare una gran festa, ed è proprio un anno (ed un giorno) fa che cominciavo a buttare giù parole e ricette via web, per soddisfare un'esigenza sicuramente più mia che del resto del mondo, ed è ancora così dopo un anno, anche se l'anniversario cade in uno di quelle rarissime occasioni di inappetenza e accidia culinaria della mia vita :)


Ne approfitto allora per svolgere un meme....da quanto tempo non ne facevo uno! Un bacio a Brii che me lo ha passato, ecco i miei 8 propositi per il 2009.

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1) Evitare con tutti i mezzi di prendere la ricaduta di questa fetente d'australiana

2) Sfruttare biecamente questo momento di inappetenza per smaltire una buona percentuale di ciccia

3)Imparare ad usare la reflex, visto che fino ad ora non ho avuto tempo da dedicarle

4)Imparare ad organizzare il tempo...ahh...questo vale almeno 3 punti! Passo al 7

7)Far evolvere in qualche modo il filo derba cipollina, anche dal punto di vista grafico

8) Godermi le piccole cose belle, sono tante, e sicuramente più significative delle paturnie da cui mi faccio prendere ogni tanto :)

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Be', niente propositi di salvare il mondo, ci penserò al prossimo meme! :)