martedì 27 gennaio 2009

Pochi carb, molto gust :)

THAI CURRY DI MAIALE CON BROCCOLO ROMANO
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English below


Non ricordo quanti mesi fa ho scoperto l'esistenza della pasta di curry. E del latte di cocco? Idem.
Non ricordo quando ma ricordo sicuramente dove, e il dove è uno dei luoghi di questo mondo blogosferico da cui imparo di più in assoluto, e da cui imparerò ancora tanto, non appena la cheffa per antonomasia rimetterà piedi e mani in cucina ed alla macchina fotografica: impaziente ma fiduciosa, le dedico questo post ed un in bocca al lupo grande COSIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!

Insomma, in fin dei conti è stato per lei se un giorno scorgendo il vasetto di pasta di curry rosso ho gioito come una bambina, o se ho cercato per la prima volta una lattina di latte di cocco: ingredienti comprati e tenuti lì fino ad ora, in attesa che la mia folle curiosità verso sapori nuovi virasse dal timore all'intraprendenza, lasciandosi alle spalle le remore dovute per lo più alla mancanza di conoscenza di alcuni (molti) tipi di cucina (Be' il latte di cocco l'ho già usato, ma in una torta, non ci voleva questo gran coraggio :))

La ricetta però l'ho sbirciata da Alex (che ha anche fatto un corso di cucina thailandese......una donna dalle mille risorse, anche lei....una cuoca dell'altro mondo, e pure di questo :)) e l'ho adattata agli ingredienti che avevo ed al mio gusto, pur mantenendo la "struttura" del curry thailandese.
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Ing (x 2 persone)
300 g di prosciutto di maiale (o altra parte magra)
120 ml di latte di cocco
uno scalogno tagliato a fettine
un cucchiaino di pasta di curry rosso
2 cucchiai di salsa di soia
100 ml circa di brodo di carne
Mezzo broccolo romano
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Separare le cimette di cavolfiore, inciderle con un taglio alla base e cuocerle a vapore.
In una padella (o meglio, in un wok, come dovrebbe essere) diluire la pasta di curry con due o tre cucchiai di latte di cocco, far bollire e poi aggiungere le striscioline di carne, facendole rosolare bene. Aggiungere la salsa di soia, il latte di cocco restante ed il brodo e continuare la cottura per far restringere il sughetto: aggiungere anche il broccolo nella padella verso fine cottura e farlo insaporire.
Si serve caldo con l'accompagnamento di riso, che io non ho aggiunto, ma per una cenetta low-carb, anche servito così questo curry dà una gran soddisfazione!

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THAI CURRY PORK WITH ROMAN BROCCOLI

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Ing: (for 2 servings)
300 g of pork cut in strips
120 ml coconut milk
1 scallion cut into slices
1 teaspoon of red curry paste
2 tablespoons soy sauce
100 ml of beef stock
One half roman broccoli
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Separate the brocoli tops, and engrave them with a cut at the base, then steam until soft. Into a pan thin the curry paste with some tablespoon of coconut milk,bring to boil.
Add the strips of meat, browning them well.
Add the soy sauce, the remaining coconut milk and beef stock and continue cooking to reduce the sauce. Add the broccoli in the pan some minutes before the end of cooking.
Serve hot with the white rice, (which I didn't use, but for a low-carb dinner, this curry porry with brocoi is a great satisfaction, anyway!

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venerdì 23 gennaio 2009

Thank you

VINAIGRETTE ALLA MOUTARDE A L'ANCIENNE E DRAGONCELLO
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English below



Questo è il primo caso nella vita del filo d'erba cipollina in cui nasce prima il titolo e poi il post (se fatta salva un'eccezione...); di solito prima cucino, poi scrivo il testo, e infine cerco disperatamente un titolo, e spesso questa fase mi porta via più tempo e fatica delle prime due :)

Ora, non ci vuole molto ad intuire che ho un po' di ringraziamenti da fare, e sebbene non siamo negli Stati Uniti, e tanto meno alla fine di novembre (pfiuuuuu.....è già gennaio e mancano meno due mesi alla primavera!), questo è il mio thanksgiving post, con l'insalata al posto del tacchino con le castagne....mancano due mesi alla primavera, o no????

L'insalata, appunto: da buona italiana media l'ho sempre condita con olio extravergine, sale e una goccia di aceto (variabile a seconda dei periodi...ora ad esempio è da un po' che si è definitivamente chiuso quello dell'aceto balsamico (o così chiamato), del supermercato, e si è aperta quella dell'aceto di miele, che durerà pochissimo, se continuo a consumarlo così tanto e non trovo un altro rivenditore), o più raramente di limone. Insomma un'insalata è un'insalata, cosa si può pretendere???

L'ho pensata così fino a quando non è entrata nella famiglia la belle soeure belge che arrivava da Parigi, con le sue crèpes della candelora, con la sua fondue bourguignonne, con i suoi chicons au gratin, con le sue soupes di zucca e le sue quiches, e con la sua......INSALATA!

Perchè l'insalata della belle soeure non era semplicemente un contorno senza arte ne' parte, ma un piatto dotato di vita propria e personalità dirompente?

Forse perchè mescolava gli ingredienti col suo fascinosissimo shaker? Anche :), ma soprattutto perchè dentro quello shaker ci finivano (e ci finiscono ancora) aglio, erbe aromatiche, olio, aceto, e soprattutto la moutarde ancienne, la senape di Digione in cui sono ben visibili i grani....qui sotto la versione della vinaigrette che ho fatto qualche sera fa -l'olio è davvero razionato, volendo si può raddoppiare, ed eliminare l'acqua - non prima di aver detto thank you, anzi, merci!, alla belle soeure (aka Oxygène :))


.Ing(x 1 persona)

Un cucchiaino di olio extravergine
2 cucchiaini di moutarde à l'ancienne
due cucchiaini di acqua
1 cucchiaino di aceto di miele
un cucchiaino di dragongello essiccato (o altre erbe aromatiche a piacere)
un cucchiaino di prezzemolo tritato
Mezzo spicchio di aglio (piccolo)
sale


.Passare al mixer le erbe aromatiche e l'aglio, versarli in una ciotolina (o nello shaker :)) ed aggiungere olio, aceto, senape ed acqua, mescolando per avere un'emulsione abbastanza fluida. FINE :) (Be' condire l'insalata ovviamente, all'ultimo momento)
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.Passiamo al secondo grazie, che tocca a quell'aggeggino là dietro, che mi ha permesso di far nascere e crescere pian pianino il filo d'erba cipollina, col quale è cresciuto fortemente anche il desiderio di migliorare l'aspetto fotografico del blog.

L'attuazione del desiderio ovviamente dipende soprattutto da me e da quanto sarò in grado di imparare e mettere in pratica, ma se potrò provarci è solo grazie alla persona che mi ha regalato l'aggeggino2 con cui ho fotografato l'aggeggino1. GRAZIE AMO' (anche per le lezioni di base di fotografia :).

[E, per inciso, grazie anche ai colleghi che mi hanno consigliato nella scelta, anche se non credo che lo leggeranno mai ]

.E ora devo finalmente ringraziare chi ha avuto il pensiero così gentile di darmi un premio, e di pazientare che ne parlassi (scusate il ritardo! :))

Gi, la mitica Fiordisale, superfluo parlarvi del suo blog, delle sue ricette, delle sue foto, e dei suoi articoli: penso che in tantissimi la conoscano da tanto, e non possano più fare a meno di passare da lei molto, ma molto spesso :))

Baby, padrona di casa di un blog molto interessante che parla di cibo ma soprattutto dei tanti luoghi da visitare della sua meravigliosa regione, l'Umbria.

Sabrina, che cucina, che ricama, che dipinge, che decoupe, che fa mille meravigliose attività creative.

Angy, una siciliana in Germania....anche lei cucina, ma non solo! Grazie per i due premi!

Dida, che oltre a raccontarci le sue ricette ci porta in giro per Napoli e dintorni!

VINAIGRETTE WITH MUSTARD A L'ANCIENNE AND TERRAGON


Ing (1 serving)

A teaspoon of olive oil

2 teaspoons of moutarde ancienne (Dijon mustard à l'ancienne)

two teaspoons of water

1 teaspoon of honey vinegar

1 teaspoon of dried terragon (or other herbs you like)

a teaspoon of parsley chopped

Half a clove of garlic (a small one)

salt .


Mix in blender herbs and garlic, pour into a bowl (or in the shaker:)) and add oil, vinegar, mustard and water, adding liquids to get an emulsion fluid enough. If you ar not on a diet, like me, you can replace all of a par of water with olive oil).

THE END :) (Ah, of course, dress the salad immediately before serve :)


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mercoledì 21 gennaio 2009

Dagli appennini alle Ande

ZUPPA ALLEGRA DI FARRO E FAGIOLI
(anche detta zuppa di farro e fagioli allegri)

English below
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Davanti allo scaffale della bottega del commercio equo e solidale, scene da album delle figurine Panini. Riso rosa del Madagascar: cell’ho. Curcuma: cell’ho (ora la tirate fuori, dopo che l’ho dovuta portare giù da Parigi!). Quinoa: cell’ho. Cardamomo verde: cell’ho (ancora). Coriandolo: cell’ho.
Prima di usare tutti i cell’ho del caso, e creare compensi cardiaci ad eventuali membri della Crusca che passassero di qua, trancio la suspence: sotto il mio sguardo che ispeziona gli scaffali a mo’ di scanner (rigorosamente da sinistra a destra e dal basso verso l’alto) cadono i FAGIOLI ALLEGRI dell’Ecuador.
Piccoli, gialli, o rossi o verdi, o arancioni, con l’occhietto bianco: difficile individuare il loro stato d’animo, ma il mio è ovvio: sprizzo allegria da tutti i pori, penso che potrei guadagnare tranquillamente la cittadinanza equadoriana, come un fagiolo con l’occhietto cresciuto nella Valle di Manduriacos, a 1000m di altitudine.

Felice di aver trovato anche a questo giro il mio “mi manca”, porto a casa i fagioli bicolore (cioè, ciascun fagiolo è monocromatico, ma il bello è che gialli e verdi nascono sulla stessa pianta) e dopo aver aspettato fin troppo, decido di usarli per una zuppetta tranquilla tranquilla (a dire il vero mutuata dalla scatola del farro, visto che è la prima volta che lo uso), di quelle che riscaldano l’inverno senza tanti sensi di colpa :): eccola!
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Ing: (x 3 persone)
100 g di farro perlato
160 g di fagioli allegri (o borlotti)
1 carota
1 zucchina
1 gambo di sedano
2 cucchiai di olio
Mezza cipolla
Uno spicchio d’aglio
Tre pomodorini
Pepe in grani, sale


Mettere a bagno i fagioli per 8-10 ore. Sciacquarli e metterli in una casseruola insieme allo spicchio d’aglio sbucciato, ma intero, ed un pomodorino tagliato in quattro.
Riempire abbondantemente la casseruola di acqua e far cuocere a fuoco lento per circa 2 ore, o fino a cottura dei fagioli (a me ci sono volute 2 ore buone)
Salare, poi prelevare metà dei fagioli e frullarli, conservando il liquido di cottura (a me ne era rimasto poco).

In un’altra casseruola mettere l’olio e le verdure tagliate a dadini (carota, cipolla, sedano, zucchina, gli altri due pomodorini liberati dai semi) e far soffriggere leggermente.
Versare nella casseruola i fagioli passati con l’acqua di cottura (io non ne avevo, ho aggiunto acqua fredda), portare ad ebollizione e versarvi il farro.
Cuocere fino a cottura (almeno per mezz’ora) mescolando spesso, e aggiungendo acqua bollente se necessario.Quando il farro è quasi cotto, aggiungere l’altra metà dei fagioli, far cuocere qualche minuto, aggiustare di sale, aggiungere una macinata di pepe e servire (se il tutto riposa però……. :)))
AGGIORNAMENTO: vi invito a leggere il post di Giovanna sulla situazione molto critica della sua splendida isola, Lampedusa, e a visitare il sito SOS isole pelagie
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CHEERFUL BEANS AND SPELT SOUP

Ing: (three servings)
100 g of spelt (kind of whole grain native of Souther Europe)
160 g of cheerful beans (or mottled beans)
1 carrot
1 zucchini
1 celery stalk
2 tbs of olive oil
One half onion Chopped
One clove of garlic
Three little tomatoes
Pepper, salt
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Let beans soak in cold water for 8-10 hours. Rinse them and put them in a saucepan with clove of garlic peeled, and one tomato diced. Cover with plentiful cold water and cook on medium heat for about 2 hours, or until beans are cooked(in my case, it took a good 2 hours.
Salt, then mix one half of the beans, retaining the cooking water.
In another saucepan put the oil and vegetables diced (carrot, onion, celery, zucchini, last two little tomatoes without seeds) and cook for five minutes on medium heat. Now pour mixed beans in the saucepan with their water (I didn’t had cooking liquid anymore,so I added cold water), bring to boil and then add the spelt.
Cook until spelt is tender (at least for half an hour), stirring often and adding hot water if needed. When spelt is almost cooked, add the whole beans, cook a few minutes, add pepper (and salt id needed) and serve (the soup it’s better it it “rests” a little”)

lunedì 19 gennaio 2009

Una vecchietta sempre in forma

CROSTATA DI FRUTTA


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English below
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Classica, banale, vista, rivista, mangiata e rimangiata. Ma questo non vuol dire che non valga la pena riproporla qualche volta, specie se a richiesta, e specie se a a richiederla è qualcuno che al momento si puo coccolare solo nel fine settimana :)
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La pastafrolla: alla dose un po' a spanne che faccio di solito, volevo sostituire (cercando di ricordare a memoria le dosi, grazie all'assenza di linea telefonica a casa che ancora persiste, grazie Telecom :) la ricetta della frolla friabile di Maurizio Santin: ovviamente, la mia memoria non vale un euro bucato, per cui quella che vedete non è la frolla d'autore di cui sopra, ma una frolla casualmente ragionata, dai risultati niente male, se non fosse per la cottura prolungata a cui l'ho sottoposta che l'ha indurita un po'.
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La frutta: d'inverno è abbastanza dura colorare una crostata di frutta, soprattutto se la persona di cui sopra tollera l'acre degli agrumi (anche i piu' dolci) come un elefante tollera un topolino, e se il gestore del supermercato vicino casa, quello che la vostra pigrizia (e dil tempo a disposizione) consentono di raggiungere, è convinto che alcuni frutti "esotici" abbiano ragione di esistere nei suoi scaffali solo durante le feste natalizie (perchè poi, nonsisa)
E si, perchè sono d'accordo con la stagionalità e la spesa a km 0 quasi nella spesa di tutti i giorni, ma ci sono delle occasioni in cui vorrei fare uno strappetto alla regola..... evidentemente pero' il destino vuole indicarmi mio malgrado la strada del risparmio energetico (ma io ho preso l'ananas, tie' :D)
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La crema pasticciera: la solita, quella che viene dalle schede della Longanesi e che è comunque la ricetta più diffusa.

Scusate il post scritto in fretta e di straforo, e soprattutto se manco dalla blogosfera tutta, ma la linea telefonica di casa è kaput per il momento (già da qualche giorno), sempre grazie Telecom!


Ing: 340 g farina 00
170 g burro morbido
1 uovo
1 tuorlo
150 g di zucchero a velo
un pizzico di sale
Frutta di stagione (e non :) a piacere
3 cucchiai di marmellata di albicocche

Mezza dose di crema pasticciera


Per il guscio (anche il giorno prima)
Setacciare sul piano di lavoro la farina, aggiungere lo succhero a velo, il sale e formare una cavità. Aggiungere in essa l'uovo ed il tuorlo, ed il burro spezzettato. Lavorare formando delle grosse briciole, poi aggregate la pasta in una palla (solo se necessario aggiungere un paio di cucchiai di latte) e farla riposare per un'ora in frigorifero, avvolta nella pellicola.
Passato questo tempo stendere la pasta in una sfoglia alta mezzo cm e rivestire una tortiera imburrata.
Punzecchiare il fondo con una forchetta e cuocere in bianco a 180 gradi per circa 20 minuti (o piu', dipende dal forno).
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Per la guarnitura (qualche ora prima)
Preparare la crema pasticciera, e versarla ancora calda sul guscio di pasta, poi far raffreddare.
Sbucciare e tagliare la frutta (irrorare con succo di limone i frutti che anneriscono, come banane, mele e pere) e disporla sulla crema pasticciera a proprio piacimento. Sciogliere a fuoco lento la marmellata di albicocche con 2 cucchiai di acqua e spennellare con essa la frutta.
Conservare in frigorifero e tirarla fuori venti minuti prima di servire.
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CROSTATA DI FRUTTA (FRUITS TART)
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Ing: 340 g plain flour
170 butter at room temperature
1 whole egg
1 egg yolk
150 g icing sugar
a pinch of salt
Season(and not :) fruits
3 tbs of apricots jam
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For cream (crema pasticcera)
2 egg yolks
50 g sugar
25 g flour
250 ml of milk
lemon zest
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PASTA FROLLA (to prepare also the day before)
Sift the the flour on a work surface , add icing sugar, egg and yolk, butter, salt. Work the ingredients forming some crumbs, then knead speedly and form a ball (only if neeeded, add a couple of tbs of milk). Wrap in plastic wrap and put in refrigerator for one hour. After this time, roll out the dough on a floured surface 0.5 cm thick. Preheat an over to 180 C (356 F).
Butter a cake pan (for crostata) and put in the dough. Prick the fund with a fork and bake for about 20 minutes (or more, it depends on the oven). When cool, put out of pan.
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For the finishing (some hours before)
Prepare the cream: mix the yolks with the sugar until they are soft and clear; add sifted flour and mix well. Then add milk slowly and grated lemon zest and put on medium fire, going on mixing with a tablespoon until the cream just boils.
Put off the fire and stir it on the crust of pasta frolla when still hot. Let it cool.
Now peel and cut fresh fruit (strawberry, oranges, mango, pineapples mandarins, etc) and arrange them onto the cream, according your taste (sprinkle with lemon juice the fruits that oxidize, like bananas, apples and pears).
Mix jam with 2 tbs of water, put on low heat until melted and well mixed and stir on the fruits, to "polish" the fruits. Preserve in refrigerator until twenty minutes before serving.
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venerdì 16 gennaio 2009

Per strane zampe di cavallo......

BISCOTTI AL BURRO (FERRI DI CAVALLO)
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English below

E' vero, questi biscotti arrivano direttamente dall'infornata prenatalizia, ed e' anche vero che chissa' perche' non mi capita mai di prepararli durante l'anno, ma direi che dei biscottini al burro con un buon the sono una bella coccola almeno fino a quando il freddo ci giustifica......

La forma tradizionale è quella del ferro di cavallo, con le punte marroni di cioccolato fondente la cui durezza contrasta piacevolmente con la friabilità del biscotto: credo sia un biscotto/pasticcino piuttosto comune, al quale pero' sono affezionata per due motivi.

Il primo è che mi ricorda le riunioni con le mie 4 amiche nel periodo delle superiori, ed anche negli anni seguenti: riunioni che, ripensandoci, erano basate sulle nostre chiacchiere e sulle nostre risate, ma soprattutto sul cibo, sui nostri cibi preferiti, preparati da noi, o dalle mamme, o acquistati, come succedeva spesso per i ferri di cavallo.

Il secondo motivo è legato alla persona da cui tempo fa ebbi la ricetta: una persona il cui sorriso mi illumina il cuore, anche se ora è solo nei miei ricordi. E tra i tanti, bellissimi ricordi, mi risuonano ancora nella mente le parole di incoraggiamento che mi disse quando, assaggiando i suoi biscotti, dissi che ero sicura che mai e poi mai sarei riuscita a farli cosi' buoni. E quando sto quasi per piangiucchiare come adesso, mi ritorna il suo sorriso, e sorrido anch'io :)

Un avviso ai naviganti: sottoponete questi biscotti a dei bimbi o a degli indefessi golosi di cioccolato: dopo 5 minuti vi troverete con una manciata di ferri di cavallo senza le punte, o di stelline e di cuoricini spezzati a metà: se pero' come me amate indefessamente la burrosità della parte bianca, l'evenienza non dovrebbe spaventarvi affatto :)



Ing: 350 g farina 00
150 g di fecola di patate
150 gzucchero a velo
300 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo
un pizzico di sale



Disporre su una spianatoia la farina e la fecola, aggiungere lo zucchero a velo e formare una fontana. Al centro mettere il burro a pezzetti, l'uovo ed il pizzioco di sale.

Impastare senza aggiungere liquidi, il burro sciogliendosi farà di che l'impasto diventi una palla omogenea; Avvolgerla nella pellicola e far riposare in frigo per almeno un'ora.

Sulla spianatoia infarinata ricavare una sfoglia alta mezzo cm con l'aiuto del matterello e ritagliare con delle formine i biscotti, trasferendoli direttamente dal coppapasta alla teglia rivestita di carta forno.

Volendo potete ricavare i ferri di cavallo: staccatedei pezzetti di pasta, formate dei rotolini di 12 cm di lunghezza e mezzo cm di diametro e curvateli a forma di ferro di cavallo.

Cuocere a 180 gradi per circa 10 minuti: i biscotti devono rimanere molto chiari, quasi bianchi.

Fondere il cioccolato a bagnomaria ed intingervi i biscotti ormai freddi per metà, e nel caso dei ferri di cavallo, intingere le punte.

Metterli ad asciugare su vassoi ricoperti di carta di alluminio per qualche ora, poi staccarli e conservarli in una scatola di latta. Durano 10-15 giorni.



Butter Biscuits (Horseshoes)

Ing: 350 g plain flour
150 g potato starch
150 g icing sugar
300 g butter at room temperature, chopped
1 egg
a pinch of salt



Sift together flour and potato starch and put them into a large bowl or onto your work surface with icing sugar, butter, the egg and the salt. Work with the hand and don't add liquid: when the dough can be gathered into a ball, wrap it in the film and put in refrigerator for a hour at least.

After this time, preheat oven to 180 C [356 F].

On the floured work surface roll the dough out o.5 cm thick. Cut the biscuits with a biscuit cutter, directly transferring them from the cutter to the baking tray covered with baking sheet . If you want, you can shape the horseshoes: with a bit of dough, make a cilinder 12 cm long with diameter of about 0.5 cm. Shape it like a "U", or an horseshoe.
Bake the biscuits for about 10 minutes at 180°: they must almost white.

Melt the chocolate and dip in the biscuits (cold, now) just for one half, and for the horseshoes, dip the only the points. Let them dry on trays covered by aluminum paper, then preserve them in a box of can. They last 10-15 days.

mercoledì 14 gennaio 2009

Let's try - Ce provo :)


PANZANELLA DI CAVOLFIORE ALL'ACETO DI MIELE


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E va bene, si è capito che siamo tutti un po' a dieta, chiamiamola disintossicante, o detox, come preferite, ma la vera verità, almeno per quanto mi riguarda, è che io non ho ingerito tossine, ma calorie!!!
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Pure, crudeli, numerosissime, chilocalorie, che con un processo chimico fisico davvero ingiusto, si sono sistemate abusivamente nei miei vestiti, rendendoli tutti goffamente aderenti e striminziti.
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E se devo dire la verissima verità, non posso addossare la colpa al panettone (non mi piace, mangiato pochssimo), o al torrone, o ai vari biscottini al burro (no Claudia, non do' la colpa neanche al tuo meraviglioso assortimento di biscotti, mi hanno fatto sognare con i loro profumi ed i loro retrogusti, mi hanno fatto sognare che non ci separassero un bel po' di km ed una striscia d'acqua...grazie, di tutto :***): la colpa va spalmata su tutto l'anno, arrotolata e piazzata come una ciambella salvagente intorno ai fianchi, a mo' di promemoria....ma no, che ho già troppa roba sui fianchi! :)
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Solo che prima di questo blog io riuscivo a mangiare delle oneste verdure lesse condite con un filo d'olio. E ora non più. Non mi intristisce la carenza di calorie o di gusto, ma il non poter spaziare con la mente, o il dover dire "però che sballo questa ricetta.....la facciamo tra tre mesi" con tanto di post it attaccato sul frigo (oh no, io non ci attacco niente sul frigo, mi piace tanto così com'è :).
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E così la settimana scorsa una cena a base di cavolo lesso si è trasformata in questa zuppetta. O panzanella, vista la presenza del pane bagnato in acqua e aceto: avrei avuto quasi paura a fare questo accostamento, se non mi fossi ricordata che salsa di sapa (che di panzanella ne capisce molto, ma molto più di me), ne aveva fatta una versione invernale per la raccolta di "m'illumino di meno" del 2008.....ah, anche quest'anno quelli di Caterpillar hanno lanciato giornata del risparmio energetico, una iniziativa arrivata al quinto anno che cresce sempre di più, e da un pezzo ha superato i confini nazionali. Questa la locandina di quest'anno:
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Ecco, ora ho fatto un gran casotto tra energia da consumare e energia da risparmiare: mi raccomando ad aumentare il consumo dell'energia che prodotta con ciò che mangiamo, con l'attività fisica, e a risparmiare invece l'energia elettrica e tutte le altre fonti energetiche (meno luci, un tantino meno caldo negli ambienti, spesa a km 0 -metropiùmetroomeno,etc. etc.): non fate il contrario!!! o ci troveremo tra pochissimi anni obesi e senza fonti energetiche disponibili!!

Ah, tornando ai biscottini venuti dalla Sicilia, in una scatola avvolta da un nastro di voile viola che gia' parlava di chi li aveva spediti :))......non li ho fotografati, acc!!! Non ho avuto il tempo...materiale, di farli sopravvivere, da quando sono arrivati a quando sono finiti :P, ma con le indicazioni della mia amica sicula preferita, recuperero' le ricette una ad una e le rifaro'., e soprattutto non credo di riuscire ad aspettare Natale prossimo per provare il bucellato di nonna Claudia :) anche se ci vorranno la pazienza e la precisione di un orefice!!!
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E dire che volevo pubblicare solo una ricetta e parlarvi velocemente dell'aceto di miele (non è un refuso, si, ci vuole quella"i"), e di quando l'ho scoperto alla fiera del Torrone di Benevento, e anche dell'azienda che lo produce - Il fuco d'oro, di Gorrasi Maria (Roccadaspide -SA-), perchè onestamente non saprei proprio dirvi dove altro andarlo a cercare, e anche del suo sapore acidulo ma delicatamente dolce......ah, e poi volevo spiegare il titolo del post!
Ce provo, e spero proprio che I can......in calce, in basso, di seguito, insomma, da oggi (fino a non so quando, diciamo fino a quando non mi stufo) trovate la english version della ricetta...o la my version dell'inglese..insomma, qualcosa del genere :)
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Ing (per 1-2 porzioni):
300 g di cavolfiore lesso
100 g di patate lesse
Olio extravergine
2 fettine di pane integrale
3 cucchiai di aceto di miele**
3 cucchiai di acqua
Pepe, sale

**In mancanza, sostituire con aceto di mele in quantità lievemente inferiore

***UPDATE!!!!****

Maya trova l'aceto di miele da un produttore locale (in Toscana) o al Naturasi', mentre Elisabetta lo trova a volte nelle botteghe del commercio equo e solidale!
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Frullare con il minipimer i cavoli insieme alle patate e a circa 200 ml di acqua ( o quella necessaria per avere una consistenza cremosa ma sostenuta).
Condire con sale e pepe macinato al momento.
Mescolare in una ciotola l'acqua con l'aceto: spezzettare le fettine di pane (io dovevo liberarmi di un brutto pane di quelli morbidi già a fette....), intingerle nell'acqua e aceto e metterle sul fondo di una piccola zuppiera.
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Riscaldare la crema di cavoli (va bene anche tiepida) e versarla nella zuppiera. Completare con un filo d'olio e servire.

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Ricette simili

Zuppa di cavolo nero

Zuppa di puntarelle e fagioli cannellini

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CAULIFLOWER PANZANELLA WITH HONEY VINEGAR
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Ing (for 1-2 servings):

300 g of boiled cauliflower

100 g of potatoes

Olive oil (Extra virgin)

2 slices of whole bread

3 tbs of honey vinegar

3 tbs water

Pepper, sea salt

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Blend cauliflowers and potatoes with about a cup of water (consistency must be soft but not liquid). Season with salt and pepper. Combine in a bowl the water and the vinegar: chop the bread slices bread and brench them in water and vinegar, then put them in a small bowl. Heat briefly the cauliflower cream for (warm is also fine) and pour into the bowl, onto the bread. Complete pouring some olive oil and serve.

lunedì 12 gennaio 2009

La Costiera, i dolci, un maestro: il mio regalo di compleanno

TORTA RICOTTA E PERE [De Riso]


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Nei giorni prima di Natale su alcuni dei food blog che seguo con attenzione, c'è stato un susseguirsi di consigli per gli acquisti da fare in libreria: libri appena pubblicati e non, di autori singoli o collettivi, italiani o stranieri, etc, etc, ma tutti col filo conduttore della golosità, da sfogliare, leggere, e ovviamente mettere in pratica :)
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Vere istigazioni a delinquere, insomma, davanti alle quali è stato difficilissimo trattenere il mio impulso compulsivo ad acquistare ognuno dei titoli consigliati, e difficile lo è tuttora, ma mi sono imposta di diluire gli acquisti, magari inframmezzandoli con l'acquisto di qualche mensola :)
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Detto questo, quando sono tornata dai miei a Capodanno ho trovato sotto l'albero di Natale un buono per un libro.....yuhhuuu!!! Fortuna che il mio Babbo Natale ha capito, piu' o meno da quando avevo 9 o 10 anni, che nessun regalo sotto l'albero poteva farmi piu' felice di un libro :)) e siccome su certi aspetti non sono cambiata proprio per niente.....
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Per farla brevissima (dico sempre cosi' dopo averla fatta lunga): la scelta tra i tanti libri che avrei voluto portare via e' stata durissima, ma alla fine tra verdure cool, storie di cuochi e racconti mangerecci d'infanzia, libri di chef famosi (a ragione e non), l'hanno avuta vinta i "Dolci del sole" di Salvatore de Riso, anche perchè fintanto che vivo nella sua assolata regione (ma anche piovosa, ve lo assicuro, altrimenti non sarebbe cosi' piena di verde!!!!) magari riesco anche a recuperare i prodotti locali di cui parla con tanta passione, anche se fuori dalla costiera non e' mica tanto facile trovarli....
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...e siccome una certa percentuale di me è anche un po' masochista, ho deciso di cominciare dalla imitatissima, inarrivabile, paradisiaca, sublime e sublimata ricotta e pere: il piccolo buddha delle torte, quella che pensi che e' meglio non provare affatto, tanto poi sai che rimarresti delusa....soprattutto se chi ne ha fatto un simulacro diffuso in forma congelata (o "abbattuta", come spiega nel libro) in tutta Italia, decide di spiattellare la ricetta in un libro.....e va bene, lo sapevo anche io che non poteva essere la ricetta precisa, d'altra parte non sono nata ieri (anzi sono nata oggi a dire la verita', ma di un numero indefinito di anni fa...), pera', quando nonostante il mio autocontrollo mi è scappato di dire "va bene, la farcia è quasi quella, ma il pandispagna alle nocciole è abbastanza diverso dall'originale"......mi sono beccata la risposta che meritavo "e secondo te la veniva a dire a te la ricetta!"
Io pero' ho deciso di riportarvela pari pari, anche perchè, a parte tutto, di buona era proprio buona....ma la prossima volta, come mi ero ripromessa appena la pubblico'...provo la sua (Approposito, Auguri Giovanna)!!!!
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Ing: Per il pan di spagna

65 g di zucchero
3 uova intere (150 g)
90 g di nocciole intere tostate
30 g di farina 00
50 g di burro fuso

Per la farcia:

400 g di ricotta di latte vaccino
150 g di panna montata senza zucchero
150 g di zucchero
1 baccello di vaniglia


Per la bagna alla pera

100 g di acqua
70 g di zucchero
50 g di distillato di pere**


Per la farcia alle pere

175 g di pere pennate di Agerola (o Williams)
50 g di zucchero
10 g di distillato di pere**
3 g di amido di mais
mezzo limone costa d'Amalfi (o almeno biologico)
olio extravergine di oliva


**Non avendo il distillato di pere (ma dove si trova??) ho messo in infusione per un'ora una pera matura tagliata a dadini piccolissimi in 60 g di grappa

Pandispagna

Montare le uova con lo zucchero per 12-15 minuti, dovranno diventare chiarissime e quadruplicare il volme iniziale (mah, più o meno, ad occhio....). Ridurre in polvere le nocciole in un mixer (insieme alla farina dice il libro, ma io la frutta secca la macino sempre con un poò di zucchero semolato, per evitare l'effetto mappazza). Incorporare delicatamente le nocciole e la farina alle uova, poi unire il burro fuso e mescolare accuratamente.

Imburrare e infarinare due tortiere da 22 cm e versare in ognuna metà del composto (io avevo tortiera da 20 cm, ho usato quella per 2 volte). Cuocere a 180 gradi per 1o minuti circa.
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Farcia di ricotta

Lavorare a lungo con lo sbattitore elettrico la ricotta con lo succhero ed i semini della bacca di vaniglia, poi aggiungere la panna montata (io ho aggiunto una bustina di Pannafix, ma alla fine on era necessaria, dato che la torta si congela).
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Per la bagna alla pera

Far bolire l'acqua con lo zucchero per 30 secondi, far raffreddare ed unire il distillato di pere
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Farcia alle pere

Sbucciare e tagliare a cubetti le pere, versarle in una padella antiaderente con un filo d'olio, lo zuccchero ed il limone. Aggiungere l'amido di mais quando nella padella si vedrà l'acqua della pera, far cuocere ancora 2 minuti, aggiungere il distillatodi pera, togliere dal fuoco e far raffreddare.

[Mescolare la farcia alle pere alla farcia alla ricotta]
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Montaggio

Appoggiare sul piatto da portata un anello di acciaio di pari diametro dei dischi (nel mio caso 20 cm) e 4,5 cm di altezza. Adagiare all'interno un disco di pandispagna, spennellarlo con la bagna, riempire con la farcia (De Riso dice di aggiungere in questa fase le pere, ma io ho preferito farlo prima per ottenere una distriubuzione più uniforme). Coprire con l'altro disco di pandispagna, spennellare ancora con la bagna e spostare in frizeer per almeno 2 ore.


Per sformarla agilmente, Sal de Riso suggerisce un metodo efficace e divertente :) "Phonare" l'anella con aria calda...ovviamente anche tamponarlo con un canovaccio umido di acqua calda sortirà lo stesso effetto.

Prima di servire cospargere di zucchero a velo e decorare con una pera sciroppata (eh, vabè, su questo non sono stata proprio ligia!!!)
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giovedì 8 gennaio 2009

Forse sa di sale lo pane altrui...ma la pasta???

PICI AI FUNGHI PORCINI E POMODORINI



Certo, se mi riuscisse un po' più spesso di una volta al mese di fare una foto decente, questo blog ne gioverebbe parecchio, ma soprattutto il mio umore migliorerebbe ancora di più :)
E' vero, questa me la sono voluta: avrei potuto fotografare questi pici con la luce naturale dell'ora di pranzo, appena spadellati, fumanti e cremosi, qualche chance in più l'avrei avuta!
Ma io no, ho deciso di fotografare di sera, sotto il neon, questa forchettata di pici avanzata, conservata in frigo e riscaldata al microonde......improvvida masochista, penserete, ma io ho una spiegazione (che non si dica che mi sto giustificando, o cose terribili e irrimediabili potrebbero accadere) anche per il più irrazionale dei miei comportamenti!
La mia razionalissima motivazione è che io non avevo alcuna intenzione di postare questo piatto così semplice, ma dopo aver assaggiato il risultato (assaggiato...quando si dice usare le parole a sproposito!) mi sono detta che non potevo non condividerli, troppo buoni erano!! :)))
Un piatto semplice ho detto, ma non banale, non foss'altro per la presenza dei deliziosi pici arrivati direttamente da Siena grazie alla cognatina.... :)
Grazie Gio, ora mi tocca ingegnarmi per trovare un condimento per le farfalle al cacao! (Come posso mai dimagrire se ho la famiglia che rema contro? :)
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Ing x 5 persone
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500 g di pici (secchi)
15-20 pomodorini ciliegia
30 g di fungi porcini secchi
80 g di Olio extravergine
sale
2 cucchiai di parmigiano reggiano
Prezzemolo tritato
uno spicchio di aglio
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Mettere a bagno i porcini secchi in acqua fredda per 20 minuti. Far bollire l'acqua salata in una pentola capace.
Eliminare il picciolo ai pomodorini e tagliarli in 2 o in 4 a seconda della grandezza. Sbucciare uno spicchio di aglio, e farlo soffriggere dolcemente in una padella molto larga a bordi alti con l'olio (servirà per saltare i pici).
Eliminare l'aglio, aggiungere i porcini sciacquati e strizzati (ed eventualmente tagliati a pezzi) ed i pomodorini: salare, mescolare e far appassire senza coperchio per 10 minuti.
Nel frattempo versate la pasta: sulla mia confezione era indicato un tempo di cottura di 22 (!) minuti, e ci volevano tutti.
Quando sono molto al dente, prelevare una tazza di acqua di cottura e scolare i pici: versarli nella padella e continuare la cottura mescolando con l'aiuto di due posate e aggiungendo l'acqua prelevata in precedenza ogni qual volta il sughetto si asciuga troppo (ho detto che i pici andavano saltati....ma io non sono capace con 200 g di linguine, figuriamoci con mezzo chilo di pasta!!!).
Quando saranno cotti, aggiungere il parmigiano ed il prezzemolo e far mantecare a fuoco spento.
Servire, ovviamente, caldissimi!



Pomodorini e padella: macomestiamobeneinsieme

Fusilli champignons e pomodorini

Minuicchi alla poveraccia

Linguine agli scampi di zia Gianna

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lunedì 5 gennaio 2009

Le basi della cucina (e i fondi, e le salse, e....)

FILETTO AGLI CHAMPIGNONS
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Non so se arrivo in tempo per un suggerimento per il pranzo dell'Epifania (vorrete mica pranzare col contenuto della calza vero??? Se avete bambini, mi raccomando, date loro il buon esempio, ed in caso contrario.....provate a fare i bravi lo stesso!
Questo filetto l'ho preparato un po' di tempo fa, è buonissimo, "fa figura" e ci ho impiegato davvero pochissimo, ma.. (c'è sempre un ma nascosto dietro le soluzioni troppo facili...MA questo è un ma positivo, di quelli che fanno imparare qualcosa, e non so voi, ma io quando imparo qualcosa ho sempre voglia di festeggiare :)
I miei quattro piccoli "ma" erano quattro cubetti di demi-glace, tirati fuori all'ultimo momento e messi a sciogliere in un pentolino mentre gli champignon saltavano in padella.
Cominciamo dal principio, cioè, dal fondo..... :)
Trattasi di salsa di base che è posibile declinare in diversi modi e che può essere utilizzata per insaporire varie pietanze, dalla carne ai risotti, così lessi qualche tempo fa su un post della cheffa Lory, perfetto non solo (come al solito) nei contenuti, ma anche nel tempismo, visto che da qualche giorno avevo finito di leggere "Kitchen confidential" nel quale, tra le altre cose Anthony Bourdain fa sovente l'elogio della demi-glace, ripetendo più e più volte quanto sia utile in cucina e quanto nessun bravo cuoco possa farne a meno.....ma dico, possibile che in tutto il libro non ci fosse uno spazietto piccolo piccolo per infilarci la ricetta? :))
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Be', insomma, per farla breve, dopo essermi ripresa dallo stupore per la coincidenza, aver trovato un sabato libero da passare in cucina, aver superato le diffidenze del marito che affermava che cuocere le ossa fa cattivo odore, e, infine, aver comprato le ossa dal mio macellaio e tante verdure fresche, mi sono messa al lavoro :)
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Riscrivo quasi testualmente la ricetta della demi-glace che Lory ha preparato QUI, ovviamente l'originale è pieno di consigli utili ed è scritto con molta più cognizione di causa!
Quello che ho capito io è che un ristretto ricavato da ossa, vino, ortaggi, e odori, è un fondo bruno, che diventa demi-glace aggiungendo poca farina per legare, e che può essere utilizzato per un indefinito numero di salse della cucina classica, di quelle che si studiano in un certo tipo di scuole che io non ho mai frequentato, quindi mi astengo dallo sproloquiare in merito, in attesa di approfondire :)

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Ing (x 2): 2 fette di filetto di vitello da 180 g circa ognuna
200 g di funghi champignons
Olio extravergine di oliva, sale
4 cucchiai di panna liquida
20 g di burro
un bicchierino di brandy
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Per il fondo/demi-glace
2 kg di ossa di vitello senza midollo tagliate piccole(così ci metterà meno a cuocere)
150 gr di carote
150 gr di coste di sedano
150 gr di cipolla
30 gr di concentrato di pomodoro (non lo avevo e non l'ho asostituito con alcunchè=
150 gr di pomodori maturi
ho aggiunto anche 20 gr di funghi secchi (non li avevo)
un mazzetto di odori,alloro,timo,maggiorana,rosmarino,salvia
2 spicchi di aglio
pepe in grani e bacche di ginepro (bacche di ginepro scadute... :(( )
1,5 lt di vino rosso corposo
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Preparare prima di tutto la demi-glace (anche mooolto in anticipo, tanto poi si congela).
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1) Ungere le ossa, metterle in una teglie e farle rosolare in forno a 200° o finchè siano colorite (non devono attaccarsi o bruciare, o daranno un gusto amaro al fondo. [consiglio spassionato: copritele con della carta stagnola o con un coperchio, o vi toccherà smaltire le calorie assimilate con i dolci della calza nella pulitura del forno]
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2) Tagliare le verdure insieme al mazzetto di erbe aromatiche ai funghi (se li usate): quando il tutto è caldo unire le ossa sgocciolate dal grasso, rosolare ancora un po', poi versare il vino il (concentrato di pomodoro) ed i pomodori.
Non salare.
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3) Versare acqua fredda (Lory non specifica la quantità, io ho quasi riempito la pentola); portare a leggera ebolizione e cuocere per 5 o 6 ore, poi togliere dal fuoco filtrare (col chinoise dice Lory, ma non lo avevo ed ho usato un normale passino) e rimettere sul fuoco.
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4)Ridurre sul fuoco il tempo necessario per ottenere una salsa abbastanza densa. Io l'ho congelata parte in vasetti di vetro e parte in una vaschetta per cubetti di ghiaccio, in modo da avere piccole porzioni subito disponibili.
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OSS: a me non si è addensata proprio tanto, forse perchè non l'ho fatta restringere abbastanza: forse aggiungendo un po' di farina avrei migliorato la situazione? Forse, ma è andata bene anche così.
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Per il filetto:
Portate le fette di carne a temperatura ambiente tirandole fuori dal frigo almeno mezz'ora prima dell'uso.
Versare la demi-glace (direi mezzo bicchiere) in un pentolino, ricoprire con ghiaccio e far restringere (Lory dice, nel caso della sua ricetta, mezz'ora). Il ghiaccio dona un aspetto lucido alla demi-glace, anche se nel miocaso non è venuta prorpio lucida, probabilmente perchè si è unita al sughetto della carne)
Pulire gli champignon e tagliarli a fette (per un effetto migliore esteticamente usate solo le cappelle tenendo da parte i gambi per qualche altra preparazione, io ho usato entrambi): farli saltare in una padella (senza coperchio) con un filo di olio e mezzo spicchio d'aglio privato dell'anima centrale. I miei champignons di solito rilasciano molta acqua, che faccio asciugare a fuoco vivace.
Far sciogliere il burro in una padella (spumeggiare direi :), adagiarvi le fette di filetto e farle rosolare da entambi i lati (circa 1 minuto per lato): versare il brandy e far evaporare a fuoco vivace, salare poco e far cuocere un paio di minuti: aggiungere la panna, far restringere qualche secondo e togliere dal fuoco.
Togliere le fette di carne dalla padella, unire al fondo la demi glace ristretta, mescolare sul fuoco qualche secondo e poi impiattare, sistemando il filetto con la sua salsina e i funghi.
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Se le ossa erano polpose......
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sabato 3 gennaio 2009

Really a hot, hot stuff

TORRONE DI MANDORLE



Preparare il torrone è come avvicinarsi ai raggi roventi del sole, è come scendere al centro della Terra e stare ad un passo dal suo nucleo incandescente, è un po' come stare a due passi da un vulcano in eruzione effusiva senza temere di essere investiti dalla lava rossa di calore, ma essendo costretti a rimestarla col cucchiaio di legno.....
Prima che sorgano legittimi interrogativi e partano giustificate invettive: so benissimo che questo non è il torrone, ma è quello che nel resto di Italia si chiamerebbe croccante di mandorle, e che invece qui (si, perchè sono ancora in terra barese) si chiama torrone...quell'altro torrone, quello candido, più morbido, più elaborato, è invece uno sfizio da sagra: impilato in barre candide è uno degli elementi che compongono le bancarelle di dolciumi e frutta secca nei giorni in cui si festeggia il Santo Patrono.

L'abbondanza di mandorle del territorio pugliese ha come conseguenza naturale la presenza di diversi dolci tradizionali a base di mandorle: il "torrone" appunto, le paste di mandorle (che pubblicherò, se non mi stufo - o voi vi stufate - di vedere roba dolce sul blog), i calzoncelli, panzerottini ripieni di pasta di mandorle (o "pasta reale") passati nel vincotto, le castagnelle - che a dispetto del nome, non contengono neanche l'ombra di una castagna, ma farina, mandorle e zucchero.
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Questo in foto è il terzo tentativo di quest'anno, dopo una prima tornata discreta ed una seconda tornata disastrosa: prima che l'inimicizia tra me ed il caramello divenisse profonda ed insanabile, è arrivata la notizia che il mio papà lo aveva preparato prima di Natale: e come è venuto? Bene! Ma come ha fatto?? Ha rimestato, rimestato, rimestato, rimestato........
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Ing: 500 g di mandorle sgusciate ma non spellate, intere
500 g di zucchero
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L'ideale è avere un piano dimarmo e ungerlo leggermente di olio di semi: in mancanza, predisporre la placca del forno rivestita con un foglio di carta da forno, posandola su un ripiano che regga il calore (ad esempio un largo tagliere di legno).
In una casseruola versare lo zucchero e le mandorle: mettere su fuoco medio e cominciare a mescolare con un lungo cucchiaio di legno (lungo abbastanza per evitare l'effetto nucleo della Terra): lo zucchero comincerà a riscaldarsi piano piano, e a causa del rimestamento, subirà dei cicli di raffreddamento che lo renderanno "granuloso". E' necessario continuare a rimestare fino a quando tutto lo zucchero fonde caramellando e legando le mandorle.
Versare il magma incandescente sulla placca o sul piano di marmo: con un cucchiaio bagnato con acqua, appiattire il composto di mandorle e zucchero fino ad arrivare ad uno spessore di 1-1,5 cm.
Lasciar raffreddare da 30 secondi a un minuto, il tempo che le mandorle si aggreghino, evitando però che lo zucchero si indurisca troppo, e ricavare dei quadrati usando un coltello affilato.
Si conserva...per un tempo indefinito, ma in genere dura poco!