mercoledì 29 febbraio 2012

Rossella Urru libera. E anche gli altri.

Scopro da due minuti come poter dare un senso al giorno in più che ci regala il 2012, a parte cazzeggiare sull'argomento nei vari social network.

Ammetto di aver sentito parlare di Rossella Urru per la prima volta da Geppi Cucciari, durante il suo monologo  nella serata finale di Sanremo: impastavo e stendevo pasta di zucchero per la torta di battesimo dell'ormai-non-più-tanto-pelatino, e le sue battute mi toglievano di dosso un po' di tensione, fino a quando non ha accennato alla vicenda di Rossella. Ed io mi sono sentita veramente stupida, con il mio "stress da torta".



Rossella è una rappresentante del CISP (Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli) e lavora in Algeria da due anni. E' stata rapita quattro mesi fa insieme a 2 colleghi spagnoli, e per una serie di contingenze e interessi dei vari governi, la sua liberazione non sembra ne' semplice ne' immediata. Vi rimando a questo articolo per saperne di più

http://www.articolo21.org/4828/notizia/appello-per-la-liberazione-di-rossella.html


Sabrina Ancarola ha avuto l'idea di dedicare il 29 febbraio alla diffusione di appelli pro-Rossella tramite i blog, un BLOGGIN DAY per Rossella Urru. Se avete un blog scrivete anche voi un post oggi, so già che i food blog possono fare molto rumore se vogliono, e in questo silenzio mediatico che avvolge non solo questa vicenda, ma quelle di tanti connazionali che per motivi diversi sono prigionieri in terre straniere da mesi, senza che i telegiornali ne parlino, è assolutamente necessario fare rumore.

Gli hashtag per parlarne su twitter sono

#freerossella e #freerossellaurru

Se vi va leggete questo articolo del sito del TG3 in cui si parla anche degli altri connazionali rapiti.




martedì 7 febbraio 2012

Reverse cookies engineering

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Quante volte vi è capitato di voler rifare in casa qualcosa che acquistate di solito al supermercato? Creme nocciola e cioccolato, ketchup, yogurt.....è un attimo, guardare l'ennesima confezione che sta per finire nel carrello e dire: ma cosa ci vorrà, potrei farla anche io a casa! Ci avete mai provato? 
Io tantissime volte, e a dire la verità niente, neanche lo yogurt mi viene come "quello comprato". Non so perchè, in fondo si tratta solo di latte fermentato, porca paletta,  ma il sapore è diverso da quello a cui sono abituata, e si che ero ancora ai primi anni di università quando ho provato la prima yogurtiera, e vi assicuro che ne sono passati di anni.

Ovviamente "non uguale" non sta per peggio, anzi: ciò che si produce in casa è più sano, più genuino (ma si usa ancora questa parola? è tutto genuino signoramia), dà più soddisfazione e soprattutto è customizzabile, parola orribile che purtroppo si usa eccome, e che vuol dire semplicemente che possiamo fare le cose in casa secondo i nostri gusti, e non secondo quelli che ci sottopone l'industria. 

Vero. Però a me quei biscottini al cacao e all'avena di quella marca-che-dovrebbe-essere-dietetica piacciono tanto. Me li ha comprati il marito nelle prime settimane di vita di Daniele, visto che durante la mia vita notturna avevo bisogno di sgranocchiare qualcosa, e ho continuato a comprarli saltuariamente. Negli ultimi tempi di dieta a basso-colesterolo ho letto bene gli ingredienti e non mi sono sembrati malvagi. Però quell'"olio vegetale". Ah. Olio vegetale credo possa leggersi nella stragrande maggioranza come olio di palma, che è vegetale si, ma trasuda colesterolo da tutte le particelle. Eccheccavolo! Ma fate un biscotto tutta-salute e poi ci mettete dentro l'olio di palma? Ma un po' di coerenza, no??

E allora io vi faccio il reverse engineering sul biscotto, ecco. Che alla prima botta, e calcolando molto molto grossolanamente le percentuali, non mi è venuta neanche male, considerando che sempre per il solito motivo mi sono posta il limite di un solo tuorlo, acqua per impastare,  e ovviamente l'uso di olio extravergine. Sono più morbidi e meno friabili dell'originale, ma mi piacciono molto, e magari alla prossima cerco di affinare la ricetta e riporto tutte le variazioni. Per ora vi dico di provarli, che sono buoni anche così :)



       REVERSE COOKIES CACAO-AVENA-NOCCIOLE


200 g farina 00
50 g farina d'avena integrale bio
50 g di fiocchi d'avena
70 g di zucchero
1 uovo e 1 tuorlo
50 g di olio extravergine di oliva
30 g di cacao amaro
50 g di nocciole tostate, sgusciate e tritate grossolanamente
1 cucchiaino di baking powder
acqua q.b

Impastate con la modalità che preferite, con la planetaria (frusta a K) o a mano dentro una ciotola, tutti gli ingredienti tranne l'acqua: ottenuto un impasto "bricioloso", aggiungete  2 o 3 cucchiai di acqua fredda, il necessario per ottenere un impasto morbido ma sodo (il mio era un pastone della consistensa del salame di cioccolato prima di essere refrigerato, per capirci). Formare un salame poggiando l'impasto su un largo foglio di pellicola per alimenti, impacchettandolo e rotolandolo sotto il palmo delle mani (insomma, quante spiegazioni per una cosa semplice!).
Fate raffreddare in frigo per un paio d'ore, poi preriscaldate il forno a 180°, tagliate il salame a fettine alte un po' più di mezzo cm posandole su delle teglie ricoperte di carta forno. Cuocete i biscotti per 10 minuti,



mercoledì 1 febbraio 2012

La forma e la sostanza (e quattro anni di blog!)

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Non sono ancora riuscita a capire se sono una persona costante, di quelle che quando si propongono di mettere in atto qualcosa lo fanno con metodicità e perseveranza.

Anzi, l'ho capito scrivendo, che non lo sono. Se lo fossi riuscirei a finire (o magari anche iniziare) uno straccio di dieta, o potrei magari sistemare questo blog o dedicarmi a quel dominio che (costantemente) pago e non uso da anni. Con un po' di costanza sarei forse riuscita ad apprendere le tecniche di tutte le arti creative di cui mi sono innamorata negli anni (magari riuscendo così a supplire alla mancanza di talento?), fotografia inclusa. A pensarci bene, senza buona volontà e tigna sarei molto probabilmente perduta.

E' per questo che non mi spiego come mai questo blog, spesso bistrattato e lasciato a sé stesso, soprattutto in quest'ultimo anno, sia arrivato al suo quarto compleanno. Il quarto! E' praticamente coetaneo del mio secondo nipotino, ma credo sia molto meno furbo, e soprattutto non stravede per Spiderman, ma questa è un'altra storia. Credo che sia sopravvissuto nonostante me, come le piante di cui vi ho parlato spesso, come loro dotato di una volontà e di una pervicacia proprie.

Insomma, in fondo se lo meritava un dolcino di festeggiamento, e pure uno sforzo di inventiva per tirar fuori qualcosa di buono da questo regime che ancora ci impone di eliminare i grassi animali e limitare moltissimo le uova (si, è vero che ieri mi sono goduta tantissimo il primo uovo in camicia perfettamente riuscito della mia vita, ma non sono mica io quella che si è fatta schizzare il colesterolo alle stelle!). 

E così mi sono ricordata della buonissima frolla al mais tostato di fiordivanilla, ho tenuto le quantità delle farine e dello zucchero e....ho stravolto il resto! Ho ottenuto dei biscottini (a forma di shortbread, ma di diversa sostanza, spiegato il titolo arcano) croccanti in cui la granulosità ed il sapore del mais tostato si sposano benissimo con la sapidità del cucco del limone e con il profumo della scorza, e in cui i pistacchi sono una chicca golosa seppure non indispensabile. Non si sciolgono in bocca, non sono per niente burrosi, e quindi non chiamateli shortbread, ma come vi pare. Anzi, se li preparate e vi piacciono, venitemi a dire come possiamo chiamarli! 


PS: Nota in calce per ringraziare tutti i lettori di Un filo d'erba cipollina, e dico tutti: quelli che ci sono dall'inizio, quelli che sono stati qui per un periodo, quelli che sono diventati amici in carne ed ossa, quelli che sono diventati amici anche se non ci siamo mai visti, quelli che sono arrivati di recente, quelli che non hanno mai lasciato un segno della loro presenza, e quelli che invece continuano a lasciarlo dando ancora un senso ad uno strumento che è soprattutto di condivisione e di comunicazione. 
Per voi, e anche per me, da oggi le ricette saranno scritte usando la seconda persona plurale, anziché l'infinito. A voi sembra una bazzecola? Per me significa abbattere un muro di distacco che mi faceva sentire al sicuro, mi rendeva abbastanza impersonale da non temere nulla e nessuno. Credo di non averne più bisogno :-)

FINTI SHORTBREAD AL LIMONE E MAIS TOSTATO

Ing
280 g farina 00
135 g di farina di mais (la mia era fioretto bio)
1 uovo
100 g di olio extravergine di oliva
125 g di zucchero
la scorza grattugiata ed il succo di un grosso limone non trattato
un cucchiaino di baking powder (o lievito per dolci) - 4 g
2-3 cucchiai di acqua fredda
40 g di pistacchi tostati e tritati grossolanamente

Tostate la farina di mais in un padellino antiaderente, muovendolo spesso per ottenere una tostatura uniforme e farla raffreddare.
Nella ciotola della planetaria (o in una ciotola qualsiasi se lavorate a mano) disponete la farina 00 setacciata, la farina di mais tostata, formate una fontana al centro ed inserirvi tutti gli altri ingredienti, Lavorate a mano o con la frusta K della planetaria (io ho usato quella in gomma) per il tempo strettamente necesario ad ottenere una palla liscia. Aggiungete solo all'occorrenza un po' di acqua fredda in più, o, se preferite, altro succo di limone (io non ho voluto esagerare ma ci sarebbe stato bene).

Rivestite una teglia di carta forno (io ho usato la placca del fornetto, dimensioni 24x28 cm)  e disponetevi l'impasto stendendolo con le mani: io per livellarlo uniformemente ho usato un bicchiere, se avete un rullo o un matterello delle dimensioni giuste usatelo pure.

Fate riposare il finto shortbread in frigorifero per mezz'ora. Preriscaldate il forno a 180° e passato il tempo di raffreddamento praticate dei fori in modo abbastanza regolare con i rebbi di una forchetta e cuocetelo per circa 20'. Una volta sfornato tagliatelo in rettangoli regolari (ora, per me le parole regolari, regolarmente, etc, sono pii desiseri, ma magari per voi no, e quindi lo ribadisco :) e servitelo tiepido o freddo. Da mangiare senza sensi di colpa! (PS: io non ho avuto tempo di tagliarlo subito dopo averlo sfornato e mi si è frantumato, mi raccomando, tagliatelo ancora caldo)


mercoledì 25 gennaio 2012

Di pani che tornano a lievitare e di farine da consumare

Pagnotte all'avena


Ho fatto il pane. Non mi sembra quasi vero, e non ricordo neanche più da quanto tempo non succedeva (cioè, ne ho più o meno un'idea, diciamo più di un anno), ma oggi è successo, complice un pezzetto di lievito di birra avanzato dall'impasto della pizza del sabato e della farina di avena integrale bio da consumare che è tanto buona, brava e bella, ma di cui non amo il sapore, ecco l'ho detto, trovo che sappia di segatura. Non mi ha obbligato nessuno a comprarla, e non me l'hanno neanche regalata, non ero sotto l'effetto di ipnosi quando l'ho scelta tra le altre farine sullo scaffale del negozio e avevo anche gli occhiali per leggere correttamente l'etichetta (senza occhiali l'ipermetrope che è in me non può comprare neanche un vasetto di yogurt).
Sono stata presa dal raptus dell'acquisto compulsivo, mi ha fregato in un attimo di distrazione nonostante il comportamento probo e assennato di questi ultimi mesi (nell'altro attimo di distrazione ho comprato un kg di farina fioretto con l'idea di fare quantità industriali di amor polenta - inutile a dirsi, non ne ho fatto neanche mezzo) facendomi dimenticare che l'associazione mentale avena-truciolato (Stella, non ti arrabbiare!)

L'ultima volta che ho fatto il pane in casa ho usato il lievito madre, quello che mi portò Lydia un milione di anni fa, e che non è sopravvissuto ne' al trasferimento nella capitale, ne' al mio stop mentale e pratico cominciato con lo stesso trasferimento, dal quale ogni tanto do segni di vita (e guarda caso molti di questi segni hanno dentro la farina d'avena, strano, eh?): direi che quel minimo di know-how e di esperienza che avevo messo da parte sono periti con esso, ahimè.

Ma siccome l'importante non è sapere tutto, ma sapere dove cercare, ed io sapevolo, mi sono appollaiata sulla spalla di Diletta dello Scief Scientifico (mastra panificatrice) e ho sbirciato da lei qualche dritta da poter applicare per non fare una perfetta ciofeca. Ne ho trovate tante, lei è davvero brava, scientifica, appunto, e in questo pane semplicissimo ne ho applicate alcune:

- il modo per vedere quando la pagnotta è giunta alla giusta lievitazione
-la temperatura e la modalità di cottura
-il trucco per capire se il pane è cotto senza doverne tagliare una fetta

Direi che sono piuttosto soddisfatta di come è venuta la mia prima pagnotta cotta nel fornetto. la crosta è bella croccante e l'interno è cotto bene. E il sapore dell'avena è abbastanza diluito :)

PS: credo di avere ancora 300 g di questa benedetta farina. Datemi qualche consiglio per consumarla o venitevela a prendere!!!!!!!!!


PAGNOTTE SEMI INTEGRALI ALL'AVENA

Ing
60 g farina Manitoba
160 g farina 00
80 g di farina di avena integrale (bio)
un cucchiaino di sale fino
10 g di lievito di birra
acqua

Setacciare le farine, disporle sulla spianatoia o nella ciotola dell'impastatrice e formare una fontana. Disporre nella cavità il lievito sbriciolato e diluirlo con un po' d'acqua tiepida, coprire e lasciar lievitare per 15-20 minuti (devono formarsi delle bollicine sulla superficie del lievito). Passato questo tempo aggiungere il sale e cominciare ad impastare, aggiungendo acqua tiepida in quantità sufficiente per ottenere un impasto morbido ma non troppo. Lavorare a lungo affinchè si sviluppi il glutine (almeno 15') o aspettare l'incordatura se usate l'impastatrice.
Far lievitare in una ciotola coperta fino al raddoppio (se l'ambiente non è freddo basterà poco più di un'ora, oppure create un ambiente tiepido come il forno che avrete tenuto acceso a 50° per 10 minuti prima di usarlo a questo scopo. Altro metodo è metterlo nel forno con la lucina accesa ma io non lo faccio mai per evitare che la stessa si fulmini anzitempo :-P  )

Dividere in due l'impasto, formare dei filoni stretti e lunghi e porli distanziati su un foglio di carta forno poggiato su un vassoio, spolverizzarle con un po' di farina, Dovranno lievitare nuovamente fino a quando poggiandovi sopra un dito, l'incavo formato non si "ricompone" velocemente, Portare il forno (fornetto) a 220° con dentro la placca capovolta (o una placca che non abbia i bordi): praticare i tagli alle pagnotte e infornarle  facendo scivolare il foglio di carta forno sulla placca bollente.
Dopo 15 minuti abbassare la temperatura a 180° e far cuocere altri 15 minuti circa. Il pane sarà cotto quando "bussando" sul fondo, suona vuoto (sempre Diletta docet).
Nel fornetto è molto facile che la cottura non sia omogenea, così dopo il primo quarto d'ora ho girato la teglia mettendo il davanti dietro.

Far raffreddare su una gratella.






giovedì 19 gennaio 2012

Come l'olio per il cacao, ancora, ma nei biscotti

Biscotti olio cacao e avena


Cosa posso dirvi di questi biscotti? Che sono la versione biscottata della torta al cacao dell'ultimo post, a ben guardare! Ma qui bisogna tenere i grassi saturi lontani per un po', e contemporaneamente non cedere alla monotonia (e anche evitare di saltare la colazione perchè, diciamola tutta ero rimasta senza biscotti per fare colazione). Basta preambolo (è il più corto della storia di un filo d'erba cipollina!), ma ho un tipino alquanto deciso che non vorrebbe assolutamente saltare il pranzo! (Ah, i biscotti sono buoni e leggeri, anche grazie all'ammoniaca, perfetti da inzuppare :)


BISCOTTI CACAO AVENA E CANNELLA

Ing:
200 g farina 00
60 g fecola di patate
40 g farina integrale d'avena (bio)
100 g zucchero
1 uovo
50 g di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di cacao amaro (15 g)
un cucchiaino di cannella macinata
mezza bustina di ammoniaca per dolci (7 g)

Preriscaldare il forno a 180°.
Impastare le farine setacciate con tutti gli ingredienti, aggiungendo 2-3 cucchiai di acqua, fino a formare un impasto sodo tipo frolla (io ho usato la foglia del kenwood). Ricavare una sfoglia alta mezzo cm stendendo l'impasto su una spianatoia infarinata, ritagliare i biscotti con un coltello affilato (o usate il vostro coppapasta preferito), inciderli a piacere per fare un piccolo decoro e adagiarli in una teglia rivestita di carta forno; cuocerli per 10', sfornarli e farli raffreddare.